PASSAGES

Locandina Un film di Ira Sachs. Con Franz Rogowski, Ben Whishaw, Adèle Exarchopoulos, Erwan Kepoa Falé, Radostina Rogliano, Léa Boublil, Théo Cholbi, William Nadylam, Caroline Chaniolleau, Olivier Rabourdin. Genere Drammatico - Francia, Germania, 2023. Durata 91 minuti circa.Un dramma intimo che esplora le complessità dell'amore e del desiderioUna continua lotta di desiderio tra tre persone, dove la felicità è appena fuori portata.di Claudia Catalli


Trama

Tomas è un regista di successo, irascibile e pieno di incertezze, ma anche felicemente sposato con Martin. Dopo aver concluso le riprese del suo nuovo film incontra per caso Agathe, una giovane insegnante, e prova per lei un'attrazione irrefrenabile. La passione supera i dubbi, i giorni passano e Tomas finisce per lasciare la casa condivisa con Martin, salvo tornare sui suoi passi non appena scopre che quest'ultimo si sta facendo consolare da un affascinante scrittore. Non intende tuttavia rinunciare del tutto ad Agathe, e in questo andirivieni sentimentale finirà per far soffrire tutti quanti.

È un film potente, Passages. Un film che s'insinua sotto la pelle di chi guarda e sa farsi strada, rimanendo impresso. Il regista Ira Sachs mette in scena una giostra di sentimenti, seduzioni, ricatti morali ed eccitazioni firmando un film caldo e sensoriale sulla complessità delle relazioni umane. Etero, gay, di coppia, fuori dalla coppia, le etichette non interessano neanche un po' al regista, a cui preme piuttosto realizzare la storia del crollo di un uomo di potere (regista, bianco, dotato di fascino e carisma), schiacciato dal suo stesso desiderio. Sempre in bilico tra ciò che vorrebbe e ciò che ha, Tomas è un personaggio decisamente interessante: irascibile, egoista, pieno di incertezze e imperfezioni, non ha nulla della semplicistica monodimensione che un certo cinema sciatto e superficiale tende oggi a proporre. Vive di passioni primordiali e di tormenti scespiriani, crede di amare con tutto se stesso suo marito, ma lo fa in modo egoista e narcisista, pensando solo ai propri istinti e spesso non pensando affatto. È il bello di questo personaggio già in scrittura: irredimibile, irrecuperabile e incorreggibile, con il suo pellicciotto e la sua inseparabile bicicletta Tomas rappresenta l'incarnazione vivente del desiderio cieco. Oggi per una donna sconosciuta, domani per l'uomo amato da sempre, dopodomani chissà. Franz Rogowski offre la solita performance notevole nel dare corpo, nel senso letterale del termine, a questo personaggio multidimensionale che sfugge ad ogni categoria, logica e regola. Ne fanno le spese i personaggi che gli gravitano intorno e che restano in un primo momento intrappolati nelle sue ragnatele seduttive, anche loro interessanti già in scrittura per le loro scelte mai banali, rese ancora più appassionanti dalle performance generose di Ben Whishaw, nei panni del marito tradito dalla vestaglia vermiglia Martin, e di Adèle Exarchopoulos in quelli di Agathe, insegnante sedotta e abbandonata che non rinuncia mai alla sua dignità. Scene improvvisate danno luogo a gustose schermaglie- specie nell'incontro a tavola, tutto da gustare, tra Tomas e gli eventuali futuri suoceri, genitori di Agathe -, la regia si fida visibilmente dei suoi attori e li segue nelle loro peregrinazioni emotive. Non senza sollecitare il pubblico attraverso citazioni cinefile dichiarate, da L'innocente di Visconti a Police di Maurice Pialat. Il risultato è un film che non smette mai di stimolare l'interesse di chi guarda, invitandolo a seguire la progressiva caduta di un uomo vulnerabile nel vortice oscuro da lui stesso creato, ostinandosi a inseguire i suoi desideri ad ogni costo. Anche passando sopra i sentimenti altrui, prezzo da pagare per un'incapacità cronica ad ascoltarsi veramente e ad effettuare una scelta degna di questo nome. Alla profondità dell'introspezione psicologica dei personaggi si abbina una cura estetica notevole, non solo nella scelta di costumi raffinati e scenografie assolutamente appropriate, ma anche nella volontà ammirevole di liberare i corpi anche da un punto di vista formale: scene di sesso etero e gay esplicite, eppure in un certo senso poetiche, mostrano senza moralistiche riserve nudi integrali maschili, rovesciando il tabù delle nudità maschili che spesso pervade un certo benpensante cinema nostrano. Per raccontare la sfrenatezza del desiderio, sembra dire Sachis, non c'è altra via che passare attraverso i corpi e liberarli, mostrando quanto l'abuso di potere sui corpi e sui sentimenti altrui possa rivelarsi un'arma devastante da cui non c'è scampo, né redenzione possibile. Non prima, almeno, di una (affascinante) corsa senza fiato a bordo di una bici per le strade di Parigi.