BAD BOYS FOR LIFE

Locandina Un film di Adil El Arbi, Bilall Fallah. Con Martin Lawrence, Will Smith, Vanessa Hudgens, Alexander Ludwig, Charles Melton, Paola Núñez, Kate del Castillo, Derrick Gilbert, Joe Pantoliano, Happy Anderson, Sharon Pfeiffer, DJ Khaled, Jennifer Badger, Massi Furlan, Maria Z. Wilson, David Shae, Hans Marrero, Sidnei Barboza, Athena Akers, Ellen Marguerite Cullivan, Steve Heinz, Jacob Scipio, Scott Rapp, Joseph Velez, Matthew Carter, John Gettier, Ninos Sarkis, Chick Bernhardt, James William Ballard, Ashae Reagan. Genere Azione - USA, 2020. Durata 113 minuti circa.Tornano i ragazzacciI Bad Boys Mike Lowrey e Marcus Burnett sono di nuovo insieme per un'ultima corsa.di Marzia Gandolfi


Trama

Nonostante l'età e i logoranti anni di servizio, Mike va a tutto gas. Marcus invece è diventato nonno e culla col nipote l'idea della pensione. Investigatori da sempre e amici per sempre, sorvegliano Miami e assicurano i cattivi di turno alla giustizia. Ma è da lontano che arriva il pericolo e colpisce in pieno petto Mike. Vittima di un sicario misterioso e di un passato burrascoso, Mike sopravvive grazie ai medici e al voto di Marcus, che ha giurato su Dio di non impugnare più un'arma. Le cose andranno altrimenti, perché Mike è deciso a scoprire chi lo voleva morto e Marcus non potrà fare a meno di aiutarlo. Con buona pace di Dio e brutta fine dei cattivi.

Niente di nuovo sotto il sole della Florida, Will Smith è una testa calda che spinge a fondo sull'acceleratore e Martin Lawrence un pavido che sposta il piede sul freno. Qualche anno dopo li ritroviamo fianco a fianco in una Porsche cangiante che lavora a pieno regime come la macchina dei reboot hollywoodiana.

Con Top Gun: Maverick e Space Jam 2, in uscita a breve, torna un blockbuster degli anni Novanta a cui francamente non avevamo più pensato. Buddy cop movie firmato due volte da Michael Bay (Bad Boys, 1995; Bad Boys II, 2003), Bad Boys for Life è diretto questa volta da Adil El Arbi e Bilall Fallah. Insieme sui banchi e 'sulla strada', il duo fiammingo riprende il volante del kitsch solare che ha preceduto i blockbuster (o)scuri inaugurati da Christopher Nolan.

La terza volta dei bad boys sembra uscire da una bolla temporale. Sotto le ruote di Will Smith scorre la Miami degli anni Novanta, con le sue auto rombanti, i motoscafi scintillanti e i suoi poliziotti in camicia a maniche corte. Ma il tempo ha inciso sugli eroi, i corpi sono appassiti (Mike si tinge il pizzetto, Marcus si è appesantito) e il cinema d'azione pure. L'obsolescenza di questo seguito tardivo si converte naturalmente in una risorsa comica e narrativa. Costruito ieri sull'opposizione tra un padre di famiglia razionale e un seduttore impenitente, lo scambio verbale dei due superpoliziotti riposa oggi sull'invecchiamento, assunto o negato, percepibile o dissimulato. Difficile fare altrimenti, Martin Lawrence è sconfortante come il suo personaggio e i suoi tempi comici, perduti con la forma fisica. Fragile, piagnone, privo di una vita sessuale e praticamente impotente, si lascia maltrattare dal film fino a farsi quasi dimenticare.

La caratterizzazione dei suoi eroi è d'altronde un problema di taglia. Il racconto non risparmia nessun affronto a Martin Lawrence per meglio consacrarsi alla gloria (in discesa) di Will Smith, che attira tutta la simpatia dell'impresa e la problematicità di una teoria. Interpretato con la medesima coolness da Will Smith, Mike si misura con la perdita di efficienza fisica in piena risonanza col suo interprete. Ancora una volta (Gemini Man) Hollywood interroga la presenza fenomenica dell'attore al tempo delle tecnologie mimetiche (performance capture, deepfake). A cosa serve un corpo reale, per giunta fallibile e invecchiato, quando si può 'copiarlo', rifarlo meglio?

Gemini Man e Bad Boys for Life eludono la questione abbracciando il tema convenzionale della filiazione (tra Smith e il suo clone, tra Smith e il suo nemico giurato) e aprendo il racconto a un immaginario 'familiare'. Ma il cinema ostinato non smette di ingaggiarlo per porgli (in)direttamente lo spinoso dilemma del suo 'aggiornamento'.

Lottando con la sua discendenza (un clone o un figlio), lo ritroviamo daccapo nei panni di un padre che deve battere al suo gioco la sua versione più giovane e più potente. Se al cinema il divo segue il protocollo tecnologico del de-aging o la nonchalance analogica dell'esperienza su campo, nella vita impone a più riprese suo figlio, Jaden Smith, come attore. Lo vuole significativamente al suo fianco in After Earth, dove il personaggio gravemente ferito di Will Smith si affida al suo erede per salvarsi e salvare l'umanità.

Il sentimento di Will Smith per il suo doppio ringiovanito la dice lunga sull'inquietudine dell'attore per la prosecuzione della 'specie' e sull'industria hollywoodiana alla ricerca incessante di sangue fresco per perpetuare le sue vecchie saghe e onorare le sue vecchie glorie a un passo dalla pensione. Da par loro i giovanissimi autori, che hanno già ipotecato Un piedipiatti a Beverly Hills 4, non fanno rimpiangere il talento d'artificio di Michael Bay, firmando un capitolo fan service. Un trip nostalgico e un poco passatista che nutrirà gli spettatori affamati d'azione.