GLI IMMORTALI

Locandina Un film di Anne Riitta Ciccone. Con David Coco, Gelsomina Pascucci, Pirjo Lonka, Roberta Sardella, Davide Valle, Georgia Lorusso, Marco Luca Vulcano, Gianmarco Bellumori, Francesco Cauzzi, Flora Contrafatto, Beatrice Criniti, Maria Grazia Cucinotta, Beniamino Marcone. Genere Drammatico - Italia, 2024. Durata 128 minuti circa.Una tragedia greca con gli stili e i ritmi del cinema di fantascienzaChiara lavora come tecnico delle luci per uno spettacolo di teatro-danza dedicato a Dioniso, quando Vittorio, suo padre, piomba nella sua vita con un male che sembra una punizione divina.di Giancarlo Zappoli


Trama

Chiara lavora come tecnico delle luci in una compagnia che sta facendo le prove per la messa in scena de "Le baccanti" di Euripide. Ha una fidanzata più giovane di lei che soffre perché il loro rapporto non viene dichiarato e un padre che improvvisamente torna a farsi vivo dopo una lunga sparizione. L'uomo è brillante e pronto al confronto ma è anche consapevole di essere affetto da un virus che non dà scampo. I due si troveranno a condividere le stazioni di un duro calvario.
Anne Riitta Ciccone realizza un film personale a partire da un'esperienza realmente vissuta riuscendo però ad aprirsi alla condivisione con lo spettatore.
Ci sono registi che sanno come mettere a frutto la loro origine anagrafica. Anne Riitta Ciccone (lo rivela già il doppio cognome) è finlandese e siciliana al contempo. Sa gestire con razionalità i budget che ha a disposizione (solitamente low) per poter iniettare nei film che gira tutta la passione da cui è animata. È quanto accade anche in questa opera che trova le sue radici in un'esperienza diretta interpolata con un classico del teatro antico riletto in forma moderna. Per chi non lo ricordasse, "Le baccanti" (testo che Euripide completò poco prima di morire, così come Vittorio nel film completa il rapporto con la figlia Chiara) vede il culto di Dioniso sostenuto dagli anziani come segno di avvertimento dinanzi all'incredulità dei giovani. Poi però sarà lo stesso dio a sancire una frattura con l'umanità che gli si oppone grazie anche all'intervento delle baccanti che divengono esecutrici delle sue vendette. È poi un'opera in cui il dio, per quanto in incognito, è presente sulla scena rimanendovi a lungo e non comparendo ex machina nel finale.
In fondo Vittorio è stato un padre a suo modo 'dionisiaco'. Giovane figlio dei fiori ha cresciuto la sua Chiara insieme alla compagna, da cui poi si è distaccato, provando a convincerla della loro 'immortalità'. Ora quella bambina è divenuta una donna che si trova di fronte alla caducità proprio di chi ancora afferma "Non muoio. Non me la sento".
La regista e sceneggiatrice non si limita circoscrivere l'azione nell'ambito del rapporto genitore-figlia a cui offre tutte le sfumature necessarie per descrivere la non semplice ricucitura di un rapporto. Allarga lo sguardo innanzitutto al teatro classico di cui sa leggere la contemporaneità e, al contempo, la distanza. Quando vede irrompere le baccanti durante la prova di canto della fidanzata scopre come la commistione possa divenire produttiva di senso e al contempo pericolosa.
Ma ci sono anche altre riflessioni. Innanzitutto quella sulla difficoltà che ancora può permanere nel dichiarare un rapporto tra due donne, anche se in un ambito che dovrebbe essere mentalmente aperto come quello delle persone che Chiara frequenta. C'è poi il sistema sanitario con quell'ospedale a cui mancano i presidi fondamentali e che vede una dottoressa (una Maria Grazia Cucinotta molto efficace) bere da una tazza con una scritta che è tutta un programma: "Mai una gioia". Non manca una stoccata anche al mondo sindacale che dovrebbe occuparsi delle giuste rivalse del padre nei confronti di chi non gli ha versato quanto dovuto.
Su tutto però aleggia il tema del progressivo distacco che si vorrebbe vivere al massimo possibile del ralenti. Così come si muove l'infermiere astronauta che teme di contagiarsi inserendo un ago. In una storia fortemente ancorata al reale questo e gli altri tocchi di astrazione non sono semplici pause. In fondo discettare sul fatto se sia più utile un marsupio o uno zaino può diventare, in un ospedale, un modo per far scorrere il tempo non pensando al dopo.