BIRDS OF PREY E LA FANTASMAGORICA RINASCITA DI HARLEY QUINN

Locandina Un film di Cathy Yan. Con Margot Robbie, Mary Elizabeth Winstead, Jurnee Smollett-Bell, Rosie Perez, Chris Messina, Ella Jay Basco, Ali Wong, Ewan McGregor, Matthew Willig, Charlene Amoia, Derek Wilson. Genere Azione - USA, 2020. Durata 109 minuti circa.Tratto dall'omonima serie a fumettiHarley Quinn deve salvare la giovane Cassandra Cain, che si è messa nei guai entrando in possesso di un diamante di proprietà dello spietato boss della malavita Black Mask.di Andrea Fornasiero


Trama

Harley Quinn viene lasciata dal Joker, ma ha problemi a venire a patti con il suo nuovo status da single, anche perché stare con il clownesco principe del crimine la proteggeva dal feroce mondo criminale di Gotham City. Quando finalmente decide, in modo esplosivo, di rendere pubblica la separazione ecco che si ritrova braccata da vari nemici in cerca di vendetta, su tutti l'egocentrico boss Black Mask affiancato dal sicario Zsasz. Per salvarsi la pelle scende a patti con loro e si mette sulle tracce di un diamante, finito nelle mani della giovane Cassandra Cain, a cui però sono interessati anche altri mercenari e pure la poliziotta Renee Montoya e la cantante Black Canary. Nel mentre una misteriosa assassina armata di balestra elimina gangster in città.

Accompagnato dalla voce over pressoché onnipresente della protagonista, Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn è un continuo salto avanti e a ritroso in una storia pasticciata e sopra le righe, che respira solo nelle scene d'azione.

Il team di stuntmen coordinato da Chad Stahelski ha fatto un ottimo lavoro acrobatico e i combattimenti sono piuttosto spettacolari. Sebbene il tasso di violenza sia più alto del normale (il film ha il visto di censura R come Deadpool nei cinema americani) il tono non vuole essere esplicito e scioccante, ma giocoso come un cartoon dei looney tunes, evocati non a caso quando Harley guarda alla Tv il gatto Silvestro. Stahelski, noto per la saga di John Wick e con una lunghissima carriera negli stunt, era stato chiamato per nuove riprese durante la post-produzione del film, di fatto a sostituzione delle scene d'azione dirette dalla regista del film Cathy Yan.

Yan da parte sua ha dato visivamente gran ritmo al film e infatti le scene di Stahelski si inseriscono in modo naturale nel girato, purtroppo però la sceneggiatura è un profluvio di battute piuttosto piatte (le migliori riguardano il personaggio di Mary Elizabeth Winstead) e soprattutto di continue spiegazioni.

Il film fatica a far entrare in scena le Birds of Prey del titolo, che sono di fatto spalle di Harley ma al tempo stesso hanno le loro articolate origini a fumetti da rispettare. Inoltre si inseriscono in una trama che ci si rifiuta di raccontare in modo lineare, rendendo necessarie ulteriori digressioni visive con spiegazioni della voce over in accompagnamento. Harley è del resto afflitta da una continua parlantina, non diversamente da Deadpool, che è chiaramente il film più vicino a questo Birds of Prey.

Se in Deadpool però si sbertucciava l'eroismo tutto d'un pezzo dei supereroi e si sporcavano i combattimenti con un'iperviolenza splatter, qui al sangue si sostituiscono i glitter e i martelli da clown di Harley, dove il bersaglio satirico sono istituzioni machiste come la polizia e la criminalità. A loro si oppone una squadra di donne che lentamente redime la protagonista, ma le "predatrici" non sono supereroine che cercano di combattere in modo pulito, bensì vigilanti che non si fanno grandi scrupoli a menomare o uccidere.

Insomma la dinamica che si crea in Deadpool tra il protagonista e Colosso è qui assente, così come mancano del tutto i doppi sensi (pan)sessuali. Ne viene quindi un film più addomestico, che comunque stravolge la rappresentazione delle eroine con Harley che fa la matta, malmena bruti a calci nei punti bassi, si prende una iena come cucciolo e si ubriaca nei club fino a vomitare nella borsetta.

Un'antieroina che trova la propria indipendenza (ma solo dopo che il Joker l'ha lasciata), circondata da altre donne toste in un mondo di maschi tronfi dei propri muscoli o del proprio ego, come il vanitoso Black Mask interpretato da Ewan McGregor. I villain incidono poco e non c'è mai alcuna tensione o senso del pericolo, ma è buona la varietà delle location per i combattimenti, in particolare il finale con una scenografia che non avrebbe sfigurato nella serie Tv di Batman del 1966. Così com'è irresistibile il breve cartoon iniziale di Bruce Timm, che ripresenta il personaggio nello stile originale della serie animata di Batman del 1992, dove ha fatto la sua prima apparizione.

Il resto però sembra la versione al femminile dei film di Guy Ritchie tra gangster: uno stile pesante e ormai consunto a cui manca qui la brillantezza di scrittura. Non bastano nemmeno la bellezza e il carisma delle attrici, e la varietà dei loro costumi, a rendere sopportabili le parti più verbose, per fortuna ogni tanto il flusso di parole si ferma per far spazio ai calci e alle balestre.