Un film di Pif. Con Pif, Giusy Buscemi, Francesco Scianna, Carlos Hipólito, Maurizio Marchetti, Domenico Centamore. Genere Commedia - Italia, 2026. Durata 113 minuti circa.La quarta regia di Pif è un lavoro piacevole ma discontinuo, con un ottimo castIl film è tratto dall'omonimo romanzo di Pif.di Paola Casella
Arturo è un agente immobiliare di successo che tiene una rubrica social sul suo amore sviscerato per i dolci tipici della sua Sicilia. Col tempo si è convinto che la storia dell'esistenza di Dio sia "una gran minchiata", da quarant'anni non mette piede in una chiesa e ha eletto il cannolo come unica presenza terrena del divino. Ma incontra Flora Guarneri, erede di una leggendaria pasticceria specializzata in dolci della tradizione sicula, e se ne innamora all'istante, anche grazie alla comune passione per cassate e sciù, e Flora è una fervente cattolica che va a messa tutte le domeniche e partecipa alla processione pasquale nei panni della Madonna. Per un po' Arturo si finge credente, ma il gioco non può durare all'infinito, e l'uomo dovrà decidere se abbracciare o meno la fede per rimanere accanto a Flora. Un vassoio di 35 sciù faciliterà l'apparizione che potrebbe aiutarlo nell'impresa: perché nientemeno che Papa Francesco si paleserà al miscredente per comunicargli la sua idea di fede.
...che Dio perdona a tutti è la quarta regia di Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, e si basa sul suo omonimo romanzo pubblicato nel 2018 e ispirato ad un incontro fra il regista e Papa Bergoglio. La sceneggiatura è dello stesso Pif insieme a Michele Astori, suo sodale fin da ', che era un piccolo capolavoro di equilibrio fra il comico e il tragico: ma qui il tono è difforme - la prima mezz'ora molto divertente, la parte centrale meno a fuoco, quella finale indecisa, perché da un lato c'è l'esigenza di confezionare una commedia romantica possibilmente a lieto fine, dall'altra ci sono lo spirito dissacrante e l'indignazione del conduttore e autore televisivo che ha criticato aspramente le contraddizioni e le ipocrisie del comportamento italico, e in particolare siciliano.
Il personaggio di Bergoglio, incarnato dall'attore spagnolo Carlo Hipolito, è delizioso ed evoca la dolcezza e la saggezza del pontefice scomparso, e Giusy Buscemi è convincente nel ruolo di Flora, ma il migliore in scena è Francesco Scianna nei panni "gassmaniani" di Tommaso, amico di Arturo, titolare dell'agenzia immobiliare presso cui entrambi lavorano e compagno di calcetto. Pif è morettiano nei suoi dialoghi con il Papa e nel suo mettersi al centro della scena a fronte di una capacità recitativa modesta, e la sua cifra comica è quella dello straniamento, il che talvolta funziona, talvolta spiazza.
Il risultato è un lavoro piacevole ma discontinuo e a tratti incoerente, con una conclusione che promette quel "perdono a tutti" del titolo senza che ci sia un vero pentimento da parte di chi si comporta in modo contrario ai precetti della propria fede religiosa. ...che Dio perdona a tutti sarebbe stato molto più incisivo, e più conforme al Pif che conosciamo, se avesse davvero ficcato, anche in modo umoristico, il coltello nella piaga delle ipocrisie della buona borghesia che va a messa e in processione ma anche a cena con i corrotti e i mafiosi, che tradisce il coniuge e imbroglia i clienti "omettendo" dettagli importanti, e così via. In quel caso la mezz'ora iniziale sarebbe stata un perfetto cavallo di Troia per raccontare i mali del nostro Paese, e avrebbe aperto ad una riflessione profonda e intelligente su cosa significhi essere, invece che dichiararsi, veramente cristiani.
Lo spettatore medio potrà gradire questo racconto garbato e a tratti davvero spiritoso, con battute felici sull'eterna lotta siciliana fra immobilismo e innovazione, sul senso di colpa come "core business" del cattolicesimo e sull'essere "cristiani a intermittenza". E Pif ci risparmia il buonismo piacione dell'ultimo Zalone, mantenendo una leggerezza mai troppo superficiale. Ma glissa sull'importanza di un vero pentimento a fronte di un autentico perdono, e rinuncia a veicolare quella ribellione all'insincerità di cui il cinema italiano, anche di commedia, ha un gran bisogno.