Un film di Phil Lord, Christopher Miller. Con Ryan Gosling, Milana Vayntrub, Sandra Hüller, Ken Leung, James Ortiz, Lionel Boyce, Robert Smith (III), Bastian Antonio Fuentes, Priya Kansara, Alice Brittain, Aaron Neil, Orion Lee. Genere Fantascienza - USA, 2026. Durata 156 minuti circa.In missione per salvare il mondoIl film è basato sul romanzo "Project Hail Mary" di Andy Weir, autore di "The Martian".di Andrea Fornasiero
Risvegliatosi dopo un lungo coma farmacologico su una astronave, superato lo shock, un uomo inizia a ricordare chi è e come è finito lì. Si chiama Ryland Grace ed è un insegnante di scienze in una scuola media, ma in passato era un ricercatore universitario di biologia, con teorie controcorrente che l'hanno ostracizzato, tanto da portarlo a lasciare l'accademia. Ora il Sole sta rapidamente perdendo energia, a causa di microscopici alieni detti astrofagi, e le sue teorie su forme di vita alternative ottengono l'attenzione di Eva Stratt. A capo di una unità di crisi internazionale, che cerca di scongiurare una prossima glaciazione, Eva recluta Ryland e gli dà l'occasione di studiare gli astrofagi. Quindi gli affida il ruolo di astronauta scientifico in una missione diretta verso l'unica stella vicina che gli alieni, misteriosamente, non stanno prosciugando. Ryland sarà il solo sopravvissuto dell'equipaggio, ma arrivato a destinazione troverà un "collega": un extraterrestre giunto in cerca della soluzione al medesimo problema.
L'ultima missione: Project Hail Mary è tratto dal terzo romanzo dello scrittore di "The Martian", Andy Weir, e propone nuovamente una fantascienza con l'accento sulla scienza, questa volta però in chiave più favolistica.
Il film segna il ritorno alla regia cinematografica di Phil Lord e Christopher Miller, ormai dodici anni dopo The LEGO Movie e 22 Jump Street del 2014. Nel mentre la coppia di autori ha vinto l'Oscar, in veste di produttori del miglior film d'animazione del 2022: Spider-Man - Un nuovo universo. E non sono mancate poi regie televisive, soprattutto per Christopher Miller, che ha firmato ben 10 episodi della sua serie per Apple Tv The Afterparty. Alla sceneggiatura c'è Drew Goddard, anche lui negli ultimi tempi dedito soprattutto alla Tv dopo l'insuccesso del pur buono 7 sconosciuti a El Royale. Il suo nome è di rilievo perché aveva ottenuto una nomination all'Oscar proprio con l'adattamento per il grande schermo di The Martian. Tra i produttori figura anche il protagonista Ryan Gosling, a cui Weir aveva proposto direttamente il suo romanzo ancora prima della pubblicazione, convinto che fosse la persona perfetta per dare vita a questo progetto.
Gosling è in effetti al centro di ogni scena e può sfoggiare sia il suo charme da star hollywoodiana, sia la sua passione per la commedia fisica, il film infatti non manca di momenti slapstick, in particolare nelle scene a gravità zero, diverse dal consueto algido fluttuare di tante altre opere sci-fi. A dare una particolare concretezza a queste scene contribuisce che tutti gli ambienti dell'astronave siano stati ricostruiti in studio: il film infatti non si è avvalso di riprese su Green Screen e, per le scene più spaziali con Gosling, ha usato un teatro di posa con grande schermo LCD e illuminazione dinamica sull'attore, non quindi affidata alla sola postproduzione. L'alieno "Rocky" è a sua volta una creatura analogica, un animatronic animato da marionettisti e solo ritoccato in CGI, un partner quindi concreto per l'interpretazione del protagonista. Del resto la dinamica tra il suo personaggio e il roccioso alieno è al centro della seconda parte del film, che diventa così un'opera sulla collaborazione e la speranza.
Questa è una delle principali differenze con The Martian: il protagonista è meno solitario, inoltre non tiene un diario per spiegare come sta lavorando, né il film fa uso della voce over narrante a cui si affida largamente il romanzo. La scienza è messa in scena tramite gli esperimenti o discussa in dialoghi con l'AI della nave, con Eva Stratt e soprattutto con Rocky, che a sua volta è dotato di una mente geniale. La creatura, senza faccia e quindi senza occhioni, evita la carineria più banale, inoltre vanta un design davvero affascinante per le particolarissime "tute" di cui fa uso. Può infatti condividere lo stesso spazio del protagonista solo con una protezione pressurizzata, come del resto dovrebbe fare Grace con tuta da astronauta se si trovasse nell'ambiente nativo dell'alieno. Nonostante la sintesi di aver eliminato una voce narrante o una qualche forma diaristica, L'ultima missione ha però una durata dilatata che gli gioca a sfavore. Anche perché quanto più il racconto procede, tanto più diventa fantastico con l'introduzione dell'alieno, perdendo così di drammaticità e scivolando verso un finale più scontato. Purtroppo ormai a Hollywood la lunga durata è sempre più una strategia per invogliare il pubblico al cinema, anziché allontanarlo come si temeva una volta, quasi i film sotto le due ore fossero considerati spettacoli da piattaforma e non da grande schermo. In ultima analisi però L'ultima missione lascia un retrogusto da spettacolo per famiglie più che da epica, dunque due ore e mezza, nonostante la verve di Gosling, della sceneggiatura e della regia, finiscono per risultare eccessive e controproducenti.