GLI OCCHI DEGLI ALTRI

Locandina Un film di Andrea De Sica. Con Filippo Timi, Jasmine Trinca, Matteo Olivetti, Anna Ferzetti, Rita Abela, Roberto De Francesco, Carmen Pommella, Alberto Paradossi, Gennaro Apicella, Lidiya Liberman, Giuseppe Sanfelice, Vincenzo Crea. Genere Drammatico - Italia, Belgio, 2025. Durata 90 minuti circa.


Trama

Inizio anni Sessanta. Il marchese Lelio vive con la moglie in una lussuosa villa su un'isola di sua proprietà. È spesso frequentata da gruppi di amici e vengono organizzati dei party. In uno di questi conosce Elena, moglie di uno degli invitati. Tra loro scatta subito il colpo di fulmine. La passione è travolgente. Si sposano e all'inizio sono felicissimi. Fanno sesso facendosi guardare dagli altri e creano giochi erotici che coinvolgono altre persone che vengono filmati dal marchese. Poi di colpo tutto finisce. Il gioco si trasforma in ossessione. Il marchese è sempre più geloso e manipolatore e pensa di controllare e decidere non solo sulla vita della moglie ma anche su quella di due fidati domestici. Elena non è più felice, non si alza dal letto neanche per mangiare fino a quando si riprende e ritrova la voglia di vivere. Ma non più con suo marito.
Il mare in tempesta. Il cielo. Un luogo isolato. Ci sono già tutti gli elementi per fare di Gli occhi degli altri un torbido melodramma che s'incrocia con le forme di un thriller che richiama l'anima elegante e decadente del cinema di François Ozon.
Dialoga infatti con il cinema del regista francese per il modo in cui ricrea un'ambientazione che è più incantata che realistica, filma lo splendore e l'illusoria armonia non solo dei luoghi ma anche dei corpi, guarda a un universo che appare incontaminato ed esplora le molteplici forme del desiderio e dell'ossessione con rimandi hitchcockiani.
Proprio già dal titolo emerge dichiaratamente il voyerismo del maestro del brivido. Ma i protagonisti di Gli occhi degli altri non vengono spiati e pedinati. Sono invece proprio loro che cercano lo sguardo degli altri, che amano farsi vedere, scoprire, già dal momento in cui il marchese Lelio ed Elena vengono scoperti da un dipendente della villa.
La loro immagine diventa anche speculare, riflessa, come il filmino del matrimonio, determinante nella sequenza della festa in maschera di Capodanno nella parte finale dove nel contatto, anzi nello scontro della proiezione sul corpo di Elena ci sono anche gli echi del cinema di Ferreri di Dillinger.
Ma ancora Hitchcock ritorna nella dimensione claustrofobica dello spazio. L'isola diventa inaccessibile - evidente anche nella scena in cui Lelio spara a un gruppo di turisti che si erano avvicinati, altro potente spaccato delle abitudini, i vizi di una classe sociale sempre al di sopra della legge - e si trasforma per Elena in una specie di prigione proprio come il castello di Manderley per il personaggio della seconda signora de Winter interpretata da Joan Fontaine in Rebecca. La prima moglie.
Sotto questo aspetto Andrea De Sica conferma una grande capacità di muoversi degli spazi chiusi, inaccessibili, al pari del collegio del suo primo lungometraggio, I figli della notte. Ma con in più l'illusione della fuga. Il mare in lontananza, il rumore del vento, sono anche le deviazioni possibili di un cinema gotico segnato però non dall'oscurità ma dalla luce persistente della fotografia di Gogò Bianchi.
Suddiviso in quattro atti, Gli occhi degli altri è liberamente ispirato alla storia al delitto Casati Stampa avvenuto a Roma il 30 agosto 1970 quando il marchese Camillo Casati Stampa di Soncino ha ucciso la moglie Anna Fallarino e Massimo Minorenti, giovane amante della donna, prima di suicidarsi. De Sica utilizza però solo la traccia di quell'episodio.
Il film è piuttosto una morbosa ballata della morte, la declinazione noir di La voglia matta. Filippo Timi sembra essere uscito da un romanzo dell'Ottocento con il fisico di Laurence Olivier. Jasmine Trinca a sua volta buca lo schermo in ogni sguardo, movimento, gesto. Non è solo un film di notevole intensità emotiva e passionale. Rappresenta piuttosto il passo più convinto che definisce l'identità dello sguardo di De Sica, che poteva anche essere girato da un cineasta nel pieno della carriera e non solo al terzo lungometraggio. In parte è l'opera della maturità, in parte è l'improvviso slancio sul futuro di un cineasta che (ancora) crede in modo convinto alla bellezza e all'ipnosi del cinema.