LA GIOIA

Locandina Un film di Nicolangelo Gelormini. Con Valeria Golino, Saul Nanni, Jasmine Trinca, Francesco Colella, Betti Pedrazzi. Genere Drammatico - Italia, 2025. Durata 108 minuti circa.


Trama

Gioia è una donna di mezza età che insegna francese al liceo. Conduce una grigia esistenza e vive ancora a casa con i genitori ed è spesso costretta a subire la presenza invadente della madre. Ma soprattutto non ha mai conosciuto il vero amore. Alessio è uno studente svogliato che ha come unico obiettivo quello di fare soldi. Per questo, usa il suo corpo e si traveste da donna per rimediare qualche euro. In questo lo aiuta Cosimo, un parrucchiere amico di sua madre Carla, cassiera in un supermercato che, come il figlio, ha sempre bisogno di denaro. Un giorno i destini di Gioia e Alessio si incrociano. Il ragazzo comincia ad andare spesso a casa dell'insegnante con il pretesto di prendere delle ripetizioni di francese. Tra loro nasce un legame proibito e, con il tempo, nessuno dei due può fare a meno dell'altro. Gioia è disposta a tutto, anche a cambiare completamente vita. Alessio però ha altri piani.
Si ripresentano ancora delle tracce noir nel cinema di Nicolangelo Gelormini. Ancora più che nel precedente Fortuna, la tensione sotterranea è più evidente.
Nel primo lungometraggio del regista, una bambina aveva smesso di parlare. In La gioia, una donna ha come smesso di vivere. Oppure non ha mai vissuto veramente. "Sono stata lenta per tutta la vita" dice Gioia ad Alessio proprio nel momento in cui la sua vita poteva prendere una direzione diversa.
Sul volto di Valeria Golino (protagonista anche di Fortuna), segnato da un aspetto dimesso ed occhiali spessi, c'è una trasformazione simile a quelle del cinema statunitense da Actors Studio, soprattutto quando gli attori devono entrare nel ruolo di un personaggio realmente esistito. La figura di Gioia si ispira infatti a quella di Gloria Rosboch, un'insegnante di Castellamonte (Torino) che è stata assassinata a 49 anni nel gennaio 2016 da un suo ex-studente assieme a un complice dopo averle estorto 187.000 euro convincendola a investirli in una falsa società immobiliare. La storia è stata poi anche al centro dell'opera teatrale Se non sporca il mio pavimento di Giuliano Scarpinato e Gioia Salvatori da cui probabilmente il film è influenzato soprattutto per la dimensione claustrofobica evidente anche nelle tonalità grigie, spente della fotografia di Gianluca Palma.
Ma è prevalentemente negli interni che Gelormini racchiude questa 'passione d'amore', forse con tracce del film di Ettore Scola del 1981 tratto da Fosca di Iginio Ugo Tarchetti. Si vede prevalentemente in tutti i momenti in cui Gioia e Alessio sono chiusi nella stanza dell'insegnante, con la madre di lei che osserva spesso con sguardo indagatore.
Forse è proprio questo clima morboso la parte più riuscita del film e poteva essere accentuato ulteriormente per mettere ancora meglio a fuoco la seduzione e l'inganno, proprio due elementi del cinema noir. Così, allo stesso modo, La gioia poteva insistere di più sull'attrazione degli oggetti da parte del ragazzo: i dettagli dell'orologio di Gioia, i dipinti sulla parete nella sala da pranzo.
Restano certamente tracce di un film sulle doppie identità come nei travestimenti del protagonista e le sue notti nei locali o la trasformazione di Goia. Però vengono sottolineate in modo troppo esibito come nella scena in cui Alessio mette il rossetto alla donna. Oppure lo stesso piano sulla protagonista all'aeroporto. Efficace all'inizio ma poi troppo insistito così da perdere parte del suo effetto. In più, talvolta il film si fa trascinare da derive autoriali che in realtà non aggiungono nulla, come l'immagine di Gioia che copia il gesto di quello di Monica Vitti sul muro.
Per Valeria Golino si tratta di una nuova sfida nel suo repertorio di personaggi che è stata sostanzialmente vinta, così come appare convincente Saul Nanni nel ruolo di Alessio. Più in ombra invece Jasmine Trinca nel ruolo della madre, che si ravviva solo nei duetti con Golino, ritrovando quella complicità già presente nelle loro collaborazioni passate (Miele, Euforia, L'arte della gioia) che riguarda però prevalentemente le attrici e non i loro personaggi.