ATTRAVERSO I MIEI OCCHI

Locandina Un film di Simon Curtis. Con Gigi Proietti, Kevin Costner, Milo Ventimiglia, Amanda Seyfried, Kathy Baker, Martin Donovan, Gary Cole, Al Sapienza, McKinley Belcher III, Patrick Roccas, Karen Holness, Ryan Kiera Armstrong, Aliza Vellani, Andres Joseph, Elizabeth Bowen, Nicole Anthony, Ian Hawes, S. Leo Chiang. Genere Drammatico - USA, 2019. Durata 109 minuti circa.La commovente storia di una famiglia, vista con gli occhi del loro caneUn cane di famiglia racconta la vita del suo padrone, un pilota di auto da corsa.di Ilaria Ravarino


Trama

Danny fa il pilota di auto da corsa e il suo migliore amico è Enzo, un Golden Retriver con cui si prepara alle gare e condivide il divano del salotto. La vita dei due però è destinata a cambiare quando nella vita di Danny entra prima la bella Eve, e poi la figlia della coppia, Zoe. Dopo un'iniziale resistenza dovuta alla gelosia, il cane si fa una ragione della nuova famiglia e della nuova casa in cui si dovranno trasferire. Ma la felicità, purtroppo, non è per sempre. E il primo ad accorgersene è proprio Enzo.

C'è una regola non scritta per cui, nella maggior parte dei dog-movie, il cane è destinato ad avere più carisma delle sue controparti umane.

Lo straordinario carisma del protagonista a quattro zampe non è una novità: non è certo per le performance dei padroni che ricordiamo la possenza del San Bernardo di Beethoven o la dolcezza del labrador di Io & Marley. E se al bell'Akita di Hachiko - Il tuo migliore amico associamo anche il nome di un bipede, è solo perché si tratta di quello di una superstar, Richard Gere. Ma nel caso di Enzo, il cane (ben) doppiato in Italia da Gigi Proietti e in America da Kevin Costner, c'è qualche problema in più.

L'attore a quattro zampe, indubbiamente, funziona: i Golden Retriver usati per interpretare la parte sono espressivi e ben addestrati, e la razza cui appartengono ha tutte le caratteristiche di docilità e dolcezza richieste a una star canina. Le sue spalle umane, Milo Ventimiglia e Amanda Seyfried, fanno quello che devono fare: dispensano cibo e carezze, si amano e si disperano, portando a casa un onesto lavoro da tappezzeria cinematografica. Quello che proprio non va è tutto il resto.

Il copione, che pure si appoggia a un romanzo di successo, "L'arte di correre sotto la pioggia" di Garth Stein, è un adattamento sciatto e a tratti ricattatorio, cui piace vincere "facile" mettendo in campo prevedibili effetti speciali emotivi: fra tutti la malattia delle malattie, affibbiata (sorpresa!) al personaggio più amabile del film e beceramente usata come strumento per mandare avanti la storia.

Colpisce, pur ammettendo la posizione subordinata degli esseri umani in una storia d'amore canino, la severa bidimensionalità dei personaggi femminili, accessori narrativi abbinati al protagonista come cliché appena tratteggiati, caratterizzati dal tipo di lavoro svolto o dal tipo di marito cui si accompagnano. Ma la superficialità del copione si fa evidente soprattutto nel precipitare degli eventi finale, con una deriva "legal" del tutto aleatoria e poco credibile, sostenuta dalla malvagità intrinseca di un antagonista e da una serie di affrettate svolte di sceneggiatura.

La pista da corsa, terreno poco sfruttato dal film - il cui protagonista, tuttavia, è un pilota - resta sullo sfondo, raccontata attraverso le immagini televisive di cui Enzo nutre la propria immaginazione. Ed è proprio qui che si annida quello che sarebbe potuto essere il cuore "vero" del film: nella fantasia di un cane dotato di anima, cuore e pensiero, che crede nella reincarnazione e nei demoni zebra, e vive il mondo degli esseri umani secondo un approccio filosofico e naive.