THE LODGE

Locandina Un film di Severin Fiala, Veronika Franz. Con Riley Keough, Jaeden Martell, Lia McHugh, Alicia Silverstone, Richard Armitage, Katelyn Wells, Lola Reid, Danny Keough. Genere Drammatico - Gran Bretagna, USA, 2019. Durata 100 minuti circa.Dagli acclamati registi di Severin Fiala e Veronika FranzRichard, dopo il suicidio della moglie, decide di trascorrere le vacanze di Natale nel suo chalet di montagna con i due bambini e la nuova giovanissima compagna.di Roberto Manassero


Trama

Mia e Aiden sono fratello e sorella, lei poco più di una bambina, lui un adolescente, e da poco hanno perso la madre. Da sei mesi vivono con il padre Richard, il quale vorrebbe che i figli conoscessero meglio la nuova fidanzata Grace, di diversi anni più giovane e con alle spalle un passato traumatico. Per Natale Richard organizza una vacanza in una casa isolata nei boschi, ma viene richiamato in città da un impegno: rimasti soli, Mia, Aiden e Grace sono costretti a passare il tempo insieme, circondati dalla neve e dentro una casa caricha di misteri e tensione.

La coppia di registi di Goodnight Mommy ritorna con un nuovo thriller-horror che indaga ancora una volta il rapporto fra follia e orrore nello spazio astratto di un'abitazione, trasformata nell'immagine architettonicamente definita dell'aldilà.

Il film precedente degli austriaci Veronica Franza e Severin Fiala, Goodnight Mommy, metteva a confronto una madre e un figlio (o meglio, i figli...) nello spazio moderno di una grande villa, facendo dialogare l'horror con i temi dell'altro, del doppio e del trauma. The Lodge, produzione americano-inglese girata in Quebec e scritta dai registi con Sergio Casci, riprende i medesimi elementi del primo film, inserendoli in un contesto maggiormente realistico e in una trama meno indecifrabile.

Anche in The Lodge l'accento è posto sul rapporto fra i personaggi e lo spazio circostante, sia naturale sia domestico: ma invece di lavorare sul fuoricampo, sul non-detto e sulla rappresentazione dell'invisibile, Franza e Fiala, affrancandosi dall'influenza del cinema d'autore e abbracciando il genere, puntano su un doppio registro di rappresentazione.

Fin dalla prima scena, The Lodge presenta due mondi paralleli e comunicanti: la realtà delle case raffigurate (l'abitazione borghese della madre, la villa modernista del padre, lo chalet rustico nel bosco - tutte trasformate nella proiezione di stati d'animo ed emozioni) e la sua ripetizione nelle case di bambola con cui giocano i protagonisti Aiden e Mia.

Inevitabilmente, nel corso del film le due dimensioni arrivano a confondersi, precipitando i personaggi in un universo dalle coordinate spazio-temporali ambigue: la dimensione dello chalet isolato nella foresta è onirica o reale? Lo stadio occupato a un certo punto dai tre protagonisti del film è un passaggio tra la vita e la morte, o semplicemente l'espressione dei traumi di Grace (Riley Keough), in maniera non dissimile da Madre! di Aronofsky?

In The Lodge la sospensione delle atmosfere, per quanto carica di inquietudine nella prima parte del film, non è accompagnata da una trama altrettanto sfumata. Al contrario, a partire dalla scena della morte di Laura (Alicia Silverstone), la madre di Aiden e Mia, i due registi affrontano l'orrore in maniera diretta, seguendone i segni e sottolineandone i simboli: il passato di Grace è mostrato in un video girato soggettiva scovato su internet; il fanatismo alla base del trauma della donna è ripreso dalle immagini presenti nello chalet (ad esempio, L'Annunciata di Antonello da Messina); il vuoto spaventoso in cui lo chalet viene a trovarsi all'improvviso, dopo un risveglio di Grace, è ricondotto dal montaggio all'assenza di vita di una casa di bambole, che riproduce in piccolo la realtà del film.

A mancare a The Lodge non è la tensione degli spazi - spesso carichi di un pericolo strisciante, grazie ai movimenti geometrici della macchina da presa e alla luce opaca del direttore della fotografia Thimios Bakatakis, abituale collaboratore di Lanthimos - ma è la profondità delle relazioni psicologiche fra i personaggi. L'orrore in cui Aiden, Mia e Grace si ritrovano (con buona pace della credibilità di una storia in cui un padre lascia i figli nelle mani di una sopravvissuta a un suicidio di massa, per di più sotto psicofarmaci) ha diverse spiegazioni, potrebbe essere frutto dalla follia della giovane donna, dalla rabbia dei due ragazzi o dallo spirito di vendetta della loro madre. L'abbondanza di possibili spiegazioni, però, invece di arricchire la trama finisce per appesantirla.

Ed è proprio nell'uso del genere horror, essenziale nella prima parte, eccessivo nella seconda, che i due registi falliscono in parte l'obiettivo di girare il loro primo film oltreoceano, abili nell'acquisire una maestria tecnica solida e invisibile, ma incapaci di rinunciare all'idea di essere anche, e ancora, degli autori.