Un film di Nia DaCosta. Con Ralph Fiennes, Jack O'Connell (II), Alfie Williams, Connor Newall, Erin Kellyman, Maura Bird, Emma Laird, Mirren Mack, Gordon Alexander, Louis Ashbourne Serkis, David Sterne, Lynne Anne Rodgers. Genere Horror - Gran Bretagna, USA, 2026. Durata 109 minuti circa.Un riuscito intermezzo che riprende alcuni aspetti visionari del film precedenteDopo l'universo creato da Danny Boyle e Alex Garland in 28 Anni Dopo, Nia DaCosta dirige 28 Anni Dopo: Il Tempio delle Ossa.di Pedro Armocida
Il dottor Kelson (Ralph Fiennes) si trova coinvolto in una relazione
sconvolgente, con conseguenze capaci di cambiare il destino del mondo, mentre l'incontro di
Spike (Alfie Williams) con Jimmy Crystal (Jack O'Connell) si trasforma in un incubo senza via di
scampo. In questo scenario, gli infetti non rappresentano più la principale minaccia alla
sopravvivenza: è la disumanità dei sopravvissuti a rivelarsi l'aspetto più inquietante e terrificante.
Quarto film della saga e sequel diretto di 28 anni dopo di appena sei mesi fa, questo nuovo
episodio diretto da Nia DaCosta appare come un riuscito intermezzo che riprende alcuni
aspetti visionari del film precedente (diretto da Danny Boyle) e prepara con cura il capitolo
finale e definitivo.
La sceneggiatura di Alex Garland è la garanzia per una storia che riesce a non far rimpiangere lo
splendido 28 anni dopo - l'inizio di questa nuova trilogia - concentrandosi per tutto l'arco narrativo
sul tempio delle ossa messo in piedi, pezzo per pezzo, dal personaggio del dottor Kelson che, da
buon scienziato, continua i suoi studi sul virus che ha paralizzato il mondo. Così l'incontro con uno
degli zombie della categoria "alpha", quelli veloci e potenti, gli dà modo di studiare il suo
comportamento, parzialmente addomesticato sotto l'effetto di potenti droghe.
Intanto gli dà un
soprannome evocativo, Sansone, e poi, come faceva Androclo con le spine del leone, ora è lui a
togliere le frecce che il gigante si porta dietro sul petto. È una parte molto bella e interessante, resa
visivamente con garbo dalla regista, in cui il dottor Kelson, impersonato da un perfetto Ralph
Fiennes che tiene a bada il carattere gigionesco del suo personaggio, instaura una relazione con il
"buon selvaggio" muto che, come le teorie illuministiche del Settecento, appare meno pericoloso
della banda dei Jimmy - capitanata da Sir Lord Jimmy interpretato da Jack O'Connell che,
diversamente, da Fiennes cede al gigionismo più telefonato - umani biondi o con la parrucca,
depravati e deprivati di qualsiasi valore. La ferocia con cui si muovono e l'amoralità alla base dei
loro comportamenti richiama quello della banda di Alex di Arancia meccanica con tanto di
intrusione in una casa e relativa violenza esercitata sui malcapitati anche se poi l'abbigliamento e i
capelli biondi sono quelli di Jimmy Savile, famoso disc jockey, conduttore radiofonico e televisivo
britannico che, dopo la morte, è stato indicato come pedofilo e stupratore seriale nel documentario
di Netflix I crimini di Jimmy Savile.
Di fronte a tutto questo orrore, viene da chiedersi, dov'è l'umanità? Intanto c'è il suo ricordo, ci
sono le canzoni dei Duran Duran (due dall'album Rio), che il dottor Kelson ascolta nel suo bunker
a prova di zombie, e non è poco per chi se ne ciba come delle dolci madeleine, c'è poi la figura di
una donna incinta che riesce a fuggire dalla banda dei Jimmy e che avrà sicuramente un suo
importante spazio nel film futuro e quella del dodicenne Spike, protagonista assoluto del capitolo
precedente, e qui un po' in disparte - come d'altronde gli zombie stessi - anche se portatore di
dubbi all'interno proprio della banda in cui viene arruolato suo malgrado.
Dunque ancora una volta il libero arbitrio degli uomini, soprattutto di fare (e farsi) del male, trova
ampio spazio in una società di un mondo alla deriva (i capponi di Renzo dei Promessi sposi non
hanno insegnato nulla). Sarebbe troppo facile fare degli accostamenti alla nostra realtà
contemporanea ma Alex Garland proprio a quello punta anche se meno diretto con la metafora
della Brexit del precedente 28 anni dopo con l'isola (s)collegata dalla terraferma da un sentiero
(s)coperto dalla marea.
Dal punto di vista registico la buona notizia è che Nia DaCosta non arretra di un millimetro nella
rappresentazione dell'orrore - e infatti il film è classificato non adatto ai minori di 14 anni - come
aveva fatto anche Danny Boyle da cui riprende in misura minore una certa ironia, in parte
derivativa - c'è un nuovo omaggio ai micidiali Teletubbies - ma anche originale nel rapporto
verbale che si instaura tra il dottor Kelson e Sansone.