TERMINATOR - DESTINO OSCURO

Locandina Un film di Tim Miller. Con Arnold Schwarzenegger, Linda Hamilton, Mackenzie Davis, Diego Boneta, Gabriel Luna, Natalia Reyes, Enrique Arce, Brett Azar, Steven Cree, Fraser James. Genere Azione - USA, 2019. Durata 128 minuti circa.Il sesto capitolo di Un nuovo capitolo del franchise dedicato al personaggio di Terminator, interpretato da Arnold Schwarzenegger.di Marzia Gandolfi


Trama

Grace, soldato geneticamente potenziato, viene dal futuro per salvare Dani Ramos, giovane operaia messicana impiegata in una fabbrica automobilistica. Dal futuro per ucciderla viene pure Rev-9, un Terminator evoluto, indistruttibile e proteiforme. Dal passato ritorna invece Sarah Connor che caccia e abbatte Terminator da decenni con l'aiuto di una fonte misteriosa. Unite dal destino, lottano nel presente per proteggere il futuro capo della resistenza contro l'Intelligenza Artificiale. Al di là del muro e decise a sbarcare in Texas per recuperare l'unica arma che possa fermare un Rev-9, chiedono aiuto a un vecchio amico, che integra il team femminile e le dà ancora di santa ragione.

Mai veramente soddisfatto dei seguiti hollywoodiani dei suoi Terminator (Terminator, Terminator 2 - Il giorno del giudizio), James Cameron produce il sesto episodio della guerra tra umani e macchine e cancella dalla memoria degli spettatori i numeri tre, quattro e cinque.

Concepito come la conclusione della sua trilogia, Terminator - Destino oscuro ritorna ai fondamentali: da un futuro nemmeno troppo lontano (2042), in cui governano le macchine, un'altra Intelligenza Artificiale (Legion) invia un cyborg assassino e 'ultraperfezionato' a eliminare nel presente l'unico uomo che potrebbe cambiare il corso degli eventi.

Con la complicità di Tim Miller, alla regia, Cameron riprende le cose da dove le aveva lasciate nel 1991, precipitando in Messico un Rev-9, creatura trasformabile e praticamente indistruttibile, e aggiornando l'immaginario troppo maschile della serie. Certo, in T2 Sarah Connor prendeva il fucile e in T3 il cyborg liquido aveva il volto e il corpo di una bionda algida ma è il mito dell'annunciazione (un uomo viene dal futuro ad annunciare a Sarah Connor che diventerà madre del salvatore) che T6 vuole 'terminare'.

A questo giro di pista, niente genitrici di eroi ma eroine. Addirittura tre e in rigoroso ordine di apparizione: Grace (Mackenzie Davis), soldato del futuro caduto dal cielo per contrastare il letale progetto di Rev-9, Dani Ramos (Natalia Reyes), operaia messicana che lavora alla catena di montaggio e domani entrerà nella resistenza per salvare il mondo, Sarah Connor (Linda Hamilton), madre del fu John Connor che non smette di cacciare Terminator e di cercare il suo nemico giurato. Tre tempi (futuro, presente, passato), tre età, tre storie che si intrecciano e affondano nell'acqua in un momento di tensione che evoca The Abyss e naviga nel cinema amniotico di James Cameron.

La portata femminista suona progressista sulla carta ma didattica sullo schermo. Di quella cellula femminile che confronta tre generazioni il film non sa bene cosa farne, a parte servire repliche da mamma ferita a Linda Hamilton, attrice di forza e di personalità che avrebbe meritato uno sviluppo all'altezza del suo leggendario personaggio. Mackenzie Davis è credibile nel ruolo di umana 'rafforzata' ma non ha praticamente niente da 'recitare'. La parte peggiore tocca invece a Natalia Reyes nel ruolo messianico che fu di Linda Hamilton prima di lei. Va bene includere la diversità nel racconto ma far passare clandestinamente la frontiera a un personaggio messicano non è sufficiente a trattare propriamente l'idea del futuro incarnato dall'immigrato.

È proprio sul terreno dell'invenzione figurativa che Terminator - Destino oscuro non è all'altezza dei primi due opus che conducevano al futuro, inventavano Arnold Schwarzenegger, anticipavano il profilo di tutti i blockbuster spettacolari e teorizzavano il divenire delle immagini cinematografiche nell'era della rivoluzione digitale.

Contro le eroine il film mette di nuovo in campo una macchina dura (a morire) e liquida che scivola, rotola, cola, si inabissa e rinasce incessantemente. Con loro schiera il T-800 meccanico di Arnold Schwarzenegger, che assicura alla sceneggiatura il principio semplice e impareggiabili delle origini: menare senza fine un nemico che non molla mai. A quella meccanica perfetta l'attore infonde un umorismo più sollecito dei muscoli adesso che le donne si difendono da sole.

Naufragato nel presente e invecchiato visibilmente, perché se lo scheletro è di metallo, la pelle (come spiegava Kyle Reese nel primo episodio) è fatta di tessuto umano, il suo T-800 si batte contro l'età moderna di Hollywood che non ha più posto per la sua 'carcassa'. Terminator si riscopre uomo e dona l'impressione dolorosa di un corpo a cui la fiction non aderisce più, un corpo divenuto improvvisamente reale.

Come aveva già fatto Contagious - Epidemia mortale, T6 mostra sullo schermo due Schwarzenegger: quello terrestre che invecchia senza effetti speciali e quello del mito, invisibile e installato nello spirito dello spettatore dove persiste come un acufene. E nell'ora del trionfo definitivo delle macchine sul cinema e sulla vita, il merito inatteso della sua vecchiaia è di farci credere ancora un po' nell'uomo. Quello di Cameron, pioniere della forma liquida, è di resuscitare ancora una volta la parabola dell'eletto e di inventare un ultimo campo-controcampo tra l'eroina, su cui il tempo è passato, e la maschera della morte della macchina, l'occhio rosso, fisso, acceso, spento. L'occhio di Terminator che è venuto a farci temere e amare il futuro, segnando la fine e la salvezza dell'umanità.