FOREVER YOUNG

Locandina Un film di Valeria Bruni Tedeschi. Con Nadia Tereszkiewicz, Sofiane Bennacer, Louis Garrel, Micha Lescot, Clara Bretheau, Nohame Edje, Vassili Schneider, Baptiste Carrion-Weiss, Alexia Chardard, Léna Garrel, Liv Henneguier, Sarah Henochsberg, Farida Rahouadj, Eva Danino, Oscar Lesage, Suzanne Lindon, Sandra Nkake, Isabelle Renauld, Bernard Nissile, Iman Perez, Lolita Chammah, Alexandre Styker, Nicolas Baby, Marisa Borini, Marilyne Canto, Arthur Igual, Eric Laugérias, Thibault de Montalembert, Karine Silla, Henri-Noël Tabary. Genere Drammatico - Francia, Italia, 2022. Durata 126 minuti circa.


Trama

Parigi, 1986. È il momento delle audizioni per entrare nella prestigiosa scuola di recitazione del Théâtre des Amandiers, il cui direttore artistico era il carismatico Patrice Chéreau. Fra i pochi fortunati ammessi ci sono la bella Stella, concupita dal tenebroso e tormentato Etienne come dall'entusiasta Victor, Adèle la rossa e Frank che è già sposato e in attesa di un figlio, una ragazza incinta, un'altra gay, un cantante: tutti intorno ai vent'anni, tutti posseduti dal sacro fuoco della recitazione. È l'epoca dell'amore libero, ma lo spettro dell'Aids comincia già a farsi strada, e sarà destinato a porre fine alla gioiosa promiscuità cui i ragazzi sono abituati; così come le droghe facili taglieranno le gambe a chi fatica a gestire il proprio equilibrio interiore. Qualcuno ce la farà, nel teatro e nella vita, qualcun altro soccomberà alle pressioni di un mondo esterno in cambiamento.
Valeria Bruni Tedeschi torna indietro nel tempo per ricordare un periodo della sua vita per lei fondamentale, quegli anni da "amandier", cioè da allieva di Chéreau, che l'hanno formata come attrice.
La sua nostalgia per quel tempo intenso e libero si respira in ogni inquadratura, restituendo, soprattutto nelle prime scene (e in quelle ambientate a New York, quando i ragazzi vanno in trasferta all'Actors Studio di Lee Strasberg), che tracimano vita, passione e fiducia per le magnifiche sorti e progressive che sembra riservare loro il futuro: un entusiasmo che verrà frenato dall'involuzione di fine anni Ottanta.
Lo stile è quasi documentario (il direttore della fotografia è quel Julien Poupard che ha firmato I miserabili e la serie The Eddy) e si abbandona al flusso scomposto degli amori e della mimesi dei giovani protagonisti. Purtroppo però da un certo punto in poi la trama prende una svolta meno coinvolgente, incentrandosi sulla relazione tossica fra due dei ragazzi: relazione che segue un iter dall'esito abbastanza scontato. Se per la regista quella vicenda beneficia della tenerezza affettuosa del ricordo, per lo spettatore va a detrimento del resto della storia, che invece fino a quel momento aveva una sua energia speciale.
Louis Garrel, dopo aver interpretato Jean-Luc Godard per Michel Hazanavicius, si cala qui nel ruolo di Patrice Chéreau evocandolo con rispetto ma anche con una certa misura di ironia, ma il personaggio più riuscito è quello del direttore della scuola Pierre Romans, interpretato con schiva umiltà da Micha Lescot.

Bruni Tedeschi, oltre alla regia, cofirma la sceneggiatura con le colleghe Noémie Lvovsky e Agnès de Sacy, esprimendo tutto il suo amore per gli attori e per il gesto recitativo, ma avremmo preferito che mantenesse al centro della scena quella visione corale e magmatica di una generazione scomparsa che pensava di avere in mano il mondo e il palcoscenico.