LEONARDO - LE OPERE

Locandina Un film di Phil Grabsky. Genere Documentario - Italia, 2020. Durata 107 minuti circa.


Trama

Raccontare Leonardo attraverso l'analisi profonda delle sue opere pittoriche è la maniera perfetta per chiudere il cerchio della serie di film e documentari dedicati alla figura di questo genio toscano. Il 2019 è stato l'anniversario dei cinquecento anni dalla morte di Leonardo e di tributi ne sono stati fatti tanti, sia narrativi, che puramente documentaristici. Ognuno con una chiave personale e specifica. Phil Grabsky, il regista di Leonardo - Le opere ne ha realizzato uno dei migliori, dedicato alla pittura di Leonardo.
Lo spettro di pensiero e di ricerca dell'artista è sconfinato. Lo sappiamo. Guardava a tutto: la natura, la balistica, l'urbanistica, la scienza, l'umanità, il disegno, l'acqua, l'utopia umana (il volo, per esempio), ma è stato anche il pittore che lavorava destreggiandosi tra le commissioni dei suoi mecenati - a Parigi Luigi XII, a Firenze Lorenzo e Giuliano de Medici, a Milano Ludovico il Moro... nomi non banali - e la costante necessità di sperimentazione dei materiali, delle forme e dei sentimenti dei soggetti. L'incessante volontà di sperimentazione è una delle caratteristiche che hanno portato l'arte del Da Vinci a prevalere nel mondo ben oltre la sua epoca. Per questo "La Vergine delle rocce" non è convenzionale, ma deve essere ammirata attraverso le sue stratificazioni di paesaggio, di ritratto umano e di senso condiviso. Una figura ricercata, empatica, con uno sfondo che richiama la pianura Padana - come del resto la maggior parte degli scorci paesaggistici di Leonardo che amava quei luoghi fino a studiarne dettagli come la nebbia, come ricorda Ettore Favini con il suo film After Leonardo al Museo del '900 di Milano -, ed evoca anche il paesaggio delle montagne più a nord. E sempre per via della sua caparbia ricerca che "Madonna Litta" (1481-1495 ca.) presenta uno sguardo maturo, cosciente e dolce nello stesso tempo. La "Litta" Che è considerata la prima Madonna moderna della storia dell'arte proprio per l'emotività capace che Leonardo è riuscito ad infonderle attraverso la cura nella pittura degli occhi e del volto, che conferiscono al soggetto uno sguardo che già anticipa ciò che accadrà al suo bambino. Il film è dunque un racconto peculiare e semplice, perché si focalizza, con lentezza, per restituire allo spettatore dei giusti approfondimenti. Le riprese lente sui dipinti e i dettagli ricordano la maniera di Luciano Emmer che sapeva ben raccontare gli artisti al lavoro. Non ci vogliono tanti ornamenti per narrare il Leonardo pittore infatti. Bastano queste calme inquadrature e le appassionate analisi degli storici e critici che intervengono per raccontare capolavori come la "Madonna Benois" (1478-1480 ca.) racchiusa al Museo dell'Hermitage di San Pietroburgo; il "San Girolamo penitente" (1481-1482 ca.) ai Musei Vaticani a Roma; il "Ritratto di musico" (1484-1485 ca.) alla Pinacoteca Ambrosiana dipinto per il Duca di Milano, appassionato violinista; "La Dama con l'ermellino (1489-90 ca.) al Museo Czartoryski a Cracovia; "La Belle Ferronière", (1498 ca.) al Louvre. E poi ancora gli affreschi "L'ultima cena" e la Sala delle Assi al Castello di Sforzesco di Milano, dove Leonardo dipinge gli alberi di gelso come tributo a Ludovico il Moro. Il gelso infatti veniva anche nominato "albero del moro", infatti. Nulla al caso. Tutto allo studio. Il film si chiude con un'opera particolare dipinta da Leonardo, il "Salvator Mundi" (1504-1510 ca.) che riprende il volto di un Cristo misterioso, umanissimo e cupo. Un'opera, recentemente discussa, perché battuta all'asta da Christie's a New York nel 2017 per 450,3 milioni di dollari, e ora custodita in una collezione privata. La pittura di Leonardo è sempre e più che mai viva e questo documento ne è un doveroso promemoria.