DORA E LA CITTÀ PERDUTA

Locandina Un film di James Bobin. Con Isabela Moner, Eugenio Derbez, Michael Peña, Eva Longoria, Adriana Barraza, Temuera Morrison, Jeffrey Wahlberg, Nicholas Coombe, Madeleine Madden, Danny Trejo, Benicio Del Toro, Q'Orianka Kilcher, Christopher Kirby, Malachi Barton, Natasa Ristic. Genere Avventura - Gran Bretagna, Australia, USA, 2019. Durata 102 minuti circa.Un teen-action-movie troppo poco originale per restituire la magia originale della piccola DoraLa trasposizione cinematografica della famosa serie tv dedicata a Dora, la bambina curiosa in cerca di avventure.di Paola Casella


Trama

La piccola Dora ha sei anni e vive con mamma e papà nella foresta amazzonica, esercitandosi nel ruolo di esploratrice. I suoi genitori sono alla ricerca di una città inca perduta, Parapata, dove pare si nasconda più oro che in tutto il resto del mondo: ma spiegano a Dora che lo fanno "da esploratori, non da cercatori", cioè per interesse scientifico e non per avidità. Salto temporale di un decennio. Dora ha 16 anni e i genitori l'hanno mandata in California per frequentare il liceo, ospite degli zii Nico e Sabrina. Ma suo cugino Diego è imbarazzato da quella ragazza stramba e impreparata a gestire i rapporti con i compagni di scuola. Finché Dora non viene rispedita nella foresta amazzonica insieme a Diego, alla secchiona Sammy e al nerd Andy, da mercenari che vogliono il loro aiuto per raggiungere Parapata.

Dora e la città perduta, diretto dal regista dei due Muppet movies James Bobin, segue una strategia incomprensibile per un film live-action tratto da una serie di animazione molto amata: trasformare la protagonista dalla bambina che tutti conosciamo a una teenager da sitcom disneyana.

L'idea probabilmente era quella di rivolgersi ai fan originali del cartone e rispettarne l'attuale età anagrafica, ma in questo modo è stato creato un ibrido che non è né carne né pesce: né un racconto interattivo ed istruttivo per i piccoli, come era la serie animata, né un teen movie per ragazzi che probabilmente saranno imbarazzati di fronte a una 16enne iperentusiasta e sempre pronta a pronunciarsi in slogan come "Se credi in te stessa tutto è possibile" o a intonare la "canzone della pupù". Questa imprecisione nel rivolgersi al target appropriato è inspiegabile per un film evidentemente concepito come franchising.

Peccato, perché nelle prime scene invece lo spirito della serie d'animazione sembrava rispettato e cinematograficamente rielaborato in modo interessante, vedi il momento in cui Dora si gira verso il pubblico per coinvolgerlo in una spiegazione e il padre si domanda con chi stia parlando (lo sguardo in camera si può gestire in modo assai efficace: vedi la serie Amazon Fleabag).

Invece l'encomiabile lavoro originale di educazione del pubblico viene accantonato, e ci ritroviamo di fronte ad una trama che è un pastrocchio citazionista, da Indiana Jones e il tempio maledetto a All'inseguimento della pietra verde, da Scooby Doo a Il libro della giungla, senza mostrare né la grazia né l'ironia né di alcuno degli esempi citati.

Nell'era delle piattaforme avrebbe avuto più senso, volendo elevare il target anagrafico, creare una serie interattiva sul modello Bandersnatch, lasciando agli spettatori la possibilità di scegliere fra le alternative proposte da Dora per proseguire nella storia: un po' come la serie Netflix You Vs Wild. Invece la magia infantile di Dora versione animata viene sostituita da un generico teen action movie che è un compendio di film già visti e storie già raccontate.