IL PRINCIPE DI ROMA

Locandina Un film di Edoardo Falcone. Con Marco Giallini, Giulia Bevilacqua, Filippo Timi, Sergio Rubini, Denise Tantucci, Antonio Bannò, Massimo De Lorenzo, Andrea Sartoretti, Liliana Bottone, Giuseppe Battiston, Francesco Primavera, Cristiano Piacenti, Salvatore Langella. Genere Commedia - Italia, 2022. Durata 92 minuti circa.


Trama

Roma, 1829. Bartolomeo Proietti è un uomo ricco e potente che sta per acquisire (o meglio, acquistare) il titolo di principe prendendo in sposa l'aristocratica Domizia. Ma il sottoposto che doveva portargli i cento scudi necessari per la transazione viene condannato a morte prima di rivelare a Bartolomeo dove è custodito il denaro. Per poter carpire dal defunto l'informazione necessaria Sor Meo (come lo chiama la domestica Teta) si rivolge a una fattucchiera che lo ammonisce: evocando i morti potrà imbattersi anche nelle anime che si aggirano da secoli per Roma. Infatti, invece del fantasma del sottoposto, Bartolomeo incontrerà quelli di Beatrice Cenci e Giordano Bruno, che lo accompagneranno in una rivisitazione del passato, cui seguirà un'anteprima del futuro, utili a ripensare la sua intera esistenza.
Il principe di Roma sembra un incrocio fra il Canto di Natale dickensiano, cui è dichiaratamente ispirato, e Il marchese del Grillo monicelliano, da cui "ruba" il protagonista reso immortale da Alberto Sordi, e certamente ricalca da entrambi lo stile e la morale, aggiungendo qua e là una spruzzata di Luigi Magni e un'evocazione di Fantasmi a Roma.
Per fortuna Edoardo Falcone, che dirige e firma la sceneggiatura insieme a Paolo Costella e Marco Martani, ha un innato senso del ritmo di commedia, dunque al netto di tutte le ispirazioni precedenti, che lo rendono palesemente derivativo, il suo film ha una misura di leggerezza e di divertimento che gli ingrazieranno il pubblico popolare.
Perché Il principe di Roma è sfacciatamente popolare, anzi popolano - il che non è usato in senso denigratorio -  e sfrutta la capacità (soprattutto di Falcone) di costruire dialoghi scorrevoli e fare leva sull'abilità del suo cast, che comprende il fedele sodale Marco Giallini nella sua consueta cifra sarcastica ma anche tre professionisti navigati come Sergio Rubini, Filippo Timi e Giuseppe Battiston, più tre presenze più giovani ma non meno efficaci: Antonio Bannò nei panni del cocchiere Giacchino, la luminosa Denise Tantucci in quelli di Beatrice Cenci, e soprattutto l'ottima Giulia Bevilacqua nel ruolo di Teta, degna erede della Rosetta di Rugantino. Anche Andrea Sartoretti e Massimo De Lorenzo danno il loro contributo nei panni di Eugenio, il fratello rivoluzionario di Bartolomeo, e Duilio il contabile.
Non c'è pretesa di originalità in questa storia, né di accuratezza storica o filologica, ma ci sono una bonomia e una capacità di gestire gli attori dando loro lo spazio comico necessario senza lasciarli tracimare (specialmente Giallini). E alcuni archetipi ricorrenti nella Capitale - l'aristocratico pieno di "buffi" che vuole i soldi ma non li nomina per non essere volgare; il rappresentante della Chiesa che soccombe alle umane tentazioni; l'imprenditore edile che presta i soldi a strozzo - ci ricordano che in ogni epoca "Roma è piena di anime inquiete", come ammonisce la fattucchiera.