PIERO PELÙ - RUMORE DENTRO

Locandina Un film di Francesco Fei. Con Piero Pelù. Genere Documentario - Italia, 2025. Durata 82 minuti circa.Un viaggio nella musica e nell'universo di PelùIl racconto intimo diretto dal regista Francesco Fei su un capitolo cruciale nella vita dell'icona del rock italiano Piero Pelù.di Emanuele Sacchi


Trama

Ha inizio con un ronzio persistente il film di Francesco Fei: un disturbo uditivo invasivo e menomante, destinato a ritornare sotto varie forme in Rumore dentro, documentario dedicato a Piero Pelù, ex frontman dei Litfiba, band simbolo del rock italiano dagli anni Ottanta in avanti. Non sappiamo se fosse un'idea originaria, ma certo è che, a conclusione del film, "acufene" risulta essere la parola pronunciata più volte dal protagonista. È una condizione fisica concreta, ma anche il perno metaforico di un racconto: la difficoltà di convivere con un suono interiore che non si spegne mai, e che per un musicista abituato a vivere di decibel, energia e volume è una condanna difficile da accettare.
Pelù si presenta così vulnerabile come mai prima d'ora, quasi costretto dalle circostanze a rallentare, a scendere a patti con l'irreversibilità del tempo e con i limiti di un corpo che ha dato tutto alla musica.
Eppure, non si tratta di un percorso di rinuncia: piuttosto, di ridefinizione. Il cantante cerca rifugio in quelle certezze spirituali che negli ultimi anni hanno accompagnato il suo cammino - come la devozione a Santa Sarah, protettrice delle comunità sinti e rom - e ritrova nella memoria un'ancora di senso.
Il documentario alterna riflessioni intime a un viaggio fisico e simbolico tra i luoghi della sua formazione, Firenze e Massa, le città che lo hanno cresciuto e che custodiscono le radici dei Litfiba. Vecchi Super 8 e VHS riemergono insieme a compagni di strada come Ghigo Renzulli e Gianni Maroccolo, riportando in vita la stagione più dirompente della band, tra concerti in una Leningrado ancora sovietica e palchi italiani attraversati da un'energia figlia della new wave di inizio anni '80. Quella fase folle e felice non viene raccontata con nostalgia sterile, ma come riserva vitale a cui tornare nei momenti di difficoltà.
Parallelamente, il pensiero di Pelù si apre al mondo, dalla dimensione privata a quella collettiva. Se Marrakesh diventa luogo di rigenerazione, il contatto con Emergency e la riflessione sui fronti di guerra attuali mostrano un artista che non smette di interrogarsi sul senso politico e umano del fare musica. Il "rumore dentro", da esperienza individuale, si allarga così a metafora universale: il segnale costante di un malessere che non riguarda solo Pelù, ma un'epoca intera, assediata da conflitti, incomunicabilità, solitudine.
Fei accompagna questa confessione con uno sguardo sobrio, lontano dall'agiografia rock o dal racconto autocelebrativo. Non ci sono performance ridondanti né climax spettacolari: il film preferisce l'ascolto, il tempo lungo, il silenzio interrotto dal ronzio dell'acufene, che diventa partitura invisibile. La costruzione stessa del documentario funziona come controcasting rispetto all'immagine pubblica del rocker: non più l'istrione provocatorio, ma un uomo che cerca con fatica un equilibrio, consapevole della fragilità che lo accompagna.
Il risultato è un ritratto spiazzante e coraggioso. Rumore dentro non è il rilancio di una carriera - parola che Pelù rifiuta e disprezza - ma un invito a ripensare la comunità, a tornare a guardarsi negli occhi, a trovare forme di solidarietà in tempi dominati dalla mediazione tecnologica e dall'isolamento. In fondo, è un grido di dolore e di resistenza: se l'acufene è una condanna senza cura, trasformarlo in metafora di un disagio collettivo significa anche provare a dargli un senso, a renderlo condivisibile.
In questo equilibrio tra fragilità privata e riflessione universale, tra memoria e presente, sta la forza del film di Francesco Fei: la capacità di raccontare un artista oltre il mito, mostrandone le crepe e i silenzi, e di fare di un difetto fisico un'immagine potente del nostro tempo.