VIVERE

Locandina Un film di Francesca Archibugi. Con Micaela Ramazzotti, Adriano Giannini, Massimo Ghini, Marcello Fonte, Roisin O'Donovan, Andrea Calligari, Elisa Miccoli, Valentina Cervi, Enrico Montesano. Genere Drammatico - Italia, 2019. Durata 103 minuti circa.Intrecci a casa AttorreL'amore di una coppia tra emozioni lecite e illecite, disillusioni e asprezze di un quotidiano sempre più duro.di Paola Casella


Trama

La piccola Lucilla Attorre soffre di asma e appare subito evidente che sia un'affezione psicosomatica: la madre Susi, insegnante di danza ad un gruppo di "culone che vogliono dimagrire", è sempre di corsa, dimentica le proprie cose dappertutto e trascina qua e là la sua bambina come un carrello della spesa; il padre Luca è un giornalista freelance "stronzo e sfigatello" con un debole recidivo per le donne; e il fratellastro Pierpaolo è il ricco e viziato erede (da parte di sua madre Azzurra) di una dinastia di avvocati ammanicati con la politica. In questo quadretto disfunzionale si inserisce Mary Ann, una au pair irlandese cattolica che scardina definitivamente i già precari equilibri domestici. Testimone (quasi) silenzioso degli andirivieni della famiglia è il vicino Perind (soprannome che sta per perito industriale), un tipo inquietante dalle strane abitudini. Riusciranno gli Attorre a sopravvivere o il loro nucleo familiare esploderà definitivamente?


A dispetto del titolo del film, Francesca Archibugi, Francesco Piccolo e Paolo Virzì uniscono le forze (come già avevano fatto per Notti magiche) per firmare una sceneggiatura che diventa ad ogni scena più improbabile e più lontana dalla vita vera. Tuti i personaggi sembrano filtrati attraverso un immaginario "borghese" dimenticando l'autenticità delle psicologie e delle reazioni agli eventi.


Eventi che peraltro si affastellano senza sosta, secondo un ritmo da feuilleton televisivo: infatti sul piccolo schermo Vivere avrebbe funzionato molto meglio, perché i toni sopra le righe, le caratterizzazioni stereotipate e i continui colpi di scena sarebbero stati coerenti con lo stile delle fiction "latine".
Ma il grande schermo richiede più delicatezza, più sfumature e meno luoghi comuni: cosa che sa bene Archibugi, che ha alle spalle i toni misurati di film come Il grande cocomero o Mignon è partita, ai quali il film Vivere rimanda immediatamente data la presenza della ragazza straniera calata nel contesto di una famiglia italiana dai costumi diversi dai suoi.

La regista conserva la sua consueta padronanza del mezzo cinematografico e quella capacità empatica e fisica di "stare addosso" ai corpi dei suoi personaggi, ma è proprio la storia che fa acqua da tutte le parti, e gli attori non riescono a conferire maggiore credibilità ai loro ruoli: Micaela Ramazzotti è (per l'ennesima volta) la coatta romana come se l'immaginano all'Aventino, Adriano Giannini è un esemplare maschile così ignobile da rischiare l'accusa di misantropia, e la au pair è campionessa di incoerenza nei confronti dei propri principi personali e religiosi.
Quanto più si cerca di evidenziare la loro contradditorietà umana, tanto più andrebbero rese riconoscibili le fragilità che ognuno di noi affronta nel corso del proprio, appunto, vivere.

In Vivere invece sembra esserci uno scollamento dalla realtà che si vuole raccontare, ed è un vero peccato, perché alcuni dettagli fanno invece rimpiangere l'attenzione che ognuno dei tre autori ha saputo dare in passato al Paese: il nonno che intima a tutti "stà dritto"; l'infermiere che suggerisce i preservativi al primario; l'espressione dura di Susi quando "sa le cose senza saperle" e la sua follia "Power e Pressburger" mentre danza.

Invece Vivere risulta un excursus trafelato e "mucciniano" sul senso di colpa di un gruppo di personaggi poco riconoscibili come persone, e dunque poco capaci di suscitare empatia in chi guarda, senza mai permetterci di dimenticare che stiamo assistendo a una finzione.