ISABELLE - L'ULTIMA EVOCAZIONE

Locandina Un film di Robert Heydon. Con Adam Brody, Amanda Crew, Zoë Belkin, Sheila McCarthy, Booth Savage, Michael Miranda, Dayo Ade, David Tompa, Zoe Doyle, Krista Bridges. Genere Horror - USA, Canada, 2018. Durata 81 minuti circa.Una giovane coppia e una vicina demoniacaLiz si sente osservata da una donna che abita nella casa di fornte alla sua.di Andrea Fornasiero


Trama

Larissa e Matt Kane sono una coppia abbiente e felice, lui è un avvocato di successo e lei è prossima al parto del primo figlio. Si trasferiscono in una casa spaziosa, una villa in un quartiere residenziale, ma ignorano chi sia la loro vicina. La ragazza della porta accanto infatti li osserva inquietante dalla finestra del piano di sopra, la sua presenza mortifera e silenziosa si manifesta la prima volta quando Larissa accusa fitte di dolore alla pancia. Il figlio nascerà senza vita, inoltre la donna passerà attraverso un minuto di morte clinica. La difficilissima elaborazione del lutto e l'aver toccato l'aldilà fanno di lei la preda perfetta per la sinistra vicina, che inizia a influenzare Larissa in modo sempre più pressante.

I protagonisti di Isabelle - L'ultima vocazione anziché finire in una casa infestata si ritrovano con la vicina demoniaca, ma è una variante di poco conto per un horror del tutto scontato.

Posto che nel filone dei fantasmi e delle case maledette la prevedibilità è piuttosto inevitabile, a fare la differenza è lo stile e le interpretazioni ma purtroppo in Isabelle non c'è niente che si elevi al di sopra di uno standard ormai piuttosto consunto. Più che un film di genere, Isabelle sembra un film sui generis, un horror che riprende situazioni e soluzioni già viste, con un look vagamente vintage che guarda ad atmosfere più grigie anziché allo stile patinato di James Wan in voga ai nostri giorni, ma senza trovare una ruvidezza di regia e messa in scena che rompa la consuetudine o renda reale il dramma. Tutto si dispiega secondo un copione fin troppo rodato, con solo un colpo di scena finale, dall'effetto però impalpabile, bruciato con eccessiva velocità quasi il regista stesso non ci credesse.

I protagonisti sono Adam Brody e Amanda Crew, entrambi noti più che altro per la carriera televisiva, nel caso di lui da bravo ragazzo fin da The O.C. per poi arrivare a sporcarsi un po' in StartUp, mentre lei ha avuto una parte stabile ma in fondo piuttosto secondaria nella comedy Silicon Valley. In Isabelle hanno il ruolo delle vittime, in particolare Amanda Crew interpreta la depressione schiacciante di una madre che perde il figlio e la minacciosa presenza della vicina è in fondo una rappresentazione di questo malessere interiore.

Lui invece cerca di salvarla, ma entrambi sono incatenati da una sceneggiatura che non osa mai farsi spiazzante. Va meglio alla madre di Isabelle, che ha il volto di Sheila McCarthy e sa trasmettere un'inquietudine palpabile, mentre la figlia, interpretata da Zoë Belkin, biancovestita e con lunghi capelli neri, sembra l'ennesima versione della Sadako di Ringu.

Non mancano poi i soliti alleati che capiscono e spiegano la logica sovrannaturale degli eventi, ossia la sorella di Larissa, un prete e una specie di guru, attraverso i quali le regole della possessione vengono chiarite, obbligando Matt a compiere azioni finalmente estreme, ma ci si arriva troppo tardi.

Prima di allora Isabelle si limita a consuetudini del filone, come la presenza che appare nello specchio oppure dorme a fianco delle sue vittime, oltre a mostrarsi alla finestra che osserva impenetrabile. Quest'ultima scena, già di per sé non molto efficace, viene ripetuta così tante volte da rendere palese la mancanza di idee del regista canadese Robert Heydon. Buono al massimo per platee di giovani in cerca di qualche brivido nella calura estiva, Isabelle è un horror così già visto da essere del tutto trascurabile.