SERENITY - L'ISOLA DELL'INGANNO

Locandina Un film di Steven Knight. Con Matthew McConaughey, Anne Hathaway, Djimon Hounsou, Diane Lane, Jason Clarke, Jeremy Strong, Rafael Sayegh, Charlotte Butler, Kenneth Fok, Robert Hobbs, Garion Dowds, Edeen Bhugeloo. Genere Drammatico - USA, 2019. Durata 106 minuti circa.Quando il passato ritornaUn misterioso racconto su come le vicende del passato possano ripresentarsi e stravolgere il presente trasformandolo in qualcosa di incredibile.di Roberto Manassero


Trama

In fuga dal suo passato, Baker Dill si è ritirato su un'isola al largo della Florida. Solitario e irascibile, nelle battute di pesca insegue senza speranza un tonno gigante, mentre a terra, tra una bevuta e l'altra, frequenta la matura Constance. Un giorno l'ex moglie Karen si presenta sull'isola e gli chiede di salvare lei e il loro figlio dal nuovo e violento marito. La donna propone a Baker di gettare l'uomo in acqua durante una gita in barca, in cambio di 10 milioni di dollari. Diviso fra la nuova vita e quella da cui è fuggito, tentato dal denaro ma roso dai dubbi, Baker si ritrova in una realtà che non riesce a gestire, pupazzo nelle mani di un misterioso burattinaio...

Un noir contemporaneo ispirato al cinema hollywoodiano degli anni '40 e '50 e alle atmosfere patinate del cinema anni '80, con personaggi e situazioni stereotipate che celano una svolta narrativa che rimette tutto in discussione.

Che Serenity fosse un oggetto perfetto per diventare un flop, era in qualche modo scritto: un regista sceneggiatore, Steven Knight, solito a divertirsi con stereotipi e sfide stilistiche (suo lo script di Allied - Un'ombra nascosta di Zemeckis, classicissima spy story hitchcockiana ambientata durante la Seconda guerra mondiale; sua la regia di Locke, un'ora e mezza di conversazione telefonica di Tom Hardy nell'abitacolo di una macchina); due interpreti, Matthew McConaughey e Anne Hathaway, entrambi vincitori di Oscar ma dalla carriera segnata da battute d'arresto e scelte sbagliate; un'ambientazione su un'isola tropicale, con atmosfere sudate e colori accesi, che rimanda immediatamente a un'estetica patinata da softcore anni '80, alla Orchidea selvaggia, per intenderci, o giusto un paio di gradini più in su a The Hot Spot.


Inevitabilmente, dunque, flop è stato, e pure eclatante, con gli autori e gli interpreti infuriati con la casa di distribuzione Aviron, accusata di non aver sostenuto adeguatamente l'uscita del film, con la critica anglosassone compatta nello stroncare e i commenti in rete pieni di epiteti denigratori. Steven Knght se l'è cercata, insomma, ma proprio per questo il suo Serenity emerge dal mare magnum del cinema di genere americano contemporaneo, e almeno nel caso italiano (dove il film arriva con mesi di ritardo) da quello delle uscite estive. Per via dell'audacia e della totale mancanza d'imbarazzo con cui il film resta in bilico fra serietà e autoparodia; per la consapevolezza con cui Knight, da sceneggiatore e regista, tratta i ruoli e i corpi dei suoi interpreti (McConaughey pescatore dannato come un eroe hemingwayano, Anne Hathaway femme fatale biondo posticcio, Jeremy Clark villain sopra le righe, Diane Lane regina del sesso e donna materna, Djimon Hounsou perfetta spalla dell'eroe maledetto...); per il ritmo sostenuto, ossessivo e preciso con cui il plot dissemina dettagli che anticipano la svolta narrativa da mind game per ragazzini.

Intendiamoci, in Serenity tutto è previsto e costruito in maniera fin troppo dichiarata, a partire dal personaggio più ambiguo e fuori luogo (il rappresentante d'azienda interpretato da Jeremy Strong, che insegue il protagonista ovunque come se ne conoscesse le mosse) fino ad arrivare all'annunciatissimo twist da "fuori di testa" (in originale bonkers, come hanno sentenziato gli ascoltatissimi utenti in rete) che strappa dal genere noir la vicenda del reduce di guerra in fuga dalla famiglia e dal mondo e la porta nel regno della virtualità e della paranoia alla Truman Show.

Non è dunque l'effetto sorpresa a colpire in Serenity, e nemmeno la sua natura seducente di "film malato". Se qualcosa emerge dalla terza regia di Knight è proprio l'unicità del risultato finale, che nasce paradossalmente dall'accumulo di rimandi e rifacimenti. Serenity è il tentativo fuori tempo massimo di riprendere tradizioni ed estetiche del passato (all'origine di tutto c'è 'Il vecchio e il mare' di Hemingway) adattandole all'era digitale, che nella sua palese artificiosità rende fasullo ogni elemento della messinscena (dai dialoghi alle situazioni ai colori) e forse anche l'esperienza stessa della visione, piacevolmente perduta tra inganni, svelamenti, anticipazioni, e pure qualche risata di scherno.