Un film di Sabrina Gunnell, Steven J. Gunnell. Genere Documentario - Francia, 2025. Durata 95 minuti circa.Il fuoco dell'amore misericordiosoTra storia e testimonianze, il film racconta la devozione al Sacro Cuore, simbolo di amore misericordioso che attraversa i secoli e i cuori.di Pedro Armocida
In occasione del 350esimo anniversario delle apparizioni del Cuore di Gesù a Santa Margherita Maria Alacoque (tra il 1673 e il 1675) a Paray-le-Monial, in Borgogna, il film intreccia ricostruzioni storiche, testimonianze dirette e riflessioni teologiche offrendo uno sguardo intimo su come il Sacro Cuore sia diventato un simbolo di amore misericordioso per milioni di fedeli. Queste voci diversificate mostrano come la devozione al Sacro Cuore tocchi ogni strato sociale, incontrando persone anche molto lontane dalla Chiesa.
Per raccontare la devozione al Sacro Cuore di Gesù, il documentario di finzione lavora sull'accumulazione di testimonianze eterogenee che rischiano di allargare troppo un discorso che aveva bisogno di una maggiore e più intima concentrazione.
Si parte dall'inizio, dalle rivelazioni private della visitandina Margherita Maria Alacoque, canonizzata nel 1920, che, a fine Seicento, aprì le porte, in Francia e nel resto del mondo, all'adorazione del Sacro Cuore di Gesù. Con un lavoro di finzione, la coppia di registi (anche nella vita), mette in scena, in maniera convincente, lo stupore di questa suora di clausura alla quale appare Gesù che la lega a sé con il suo Sacro Cuore in quello che sembra "quasi un trapianto di cuore". Non creduta dai padri superiori trova invece in Claudio de La Colombière, anch'egli futuro santo, un alleato e un consigliere che accettò e convalidò le sue esperienze mistiche a Paray-le-Monial con le visioni di Gesù e della Trinità. Il film però non specifica che si trattava di un gesuita e che questo ordine, al quale apparteneva anche Papa Francesco la cui quarta enciclica, Dilexit nos, è stata pubblicata proprio pensando al 350esimo anniversario delle Apparizioni, è stato il principale propagatore della devozione al Sacro Cuore di Gesù.
Come succede in questo tipo di documentari, qui a tema religioso specificatamente cattolico, alla parte di finzione, che è sicuramente la migliore (in genere avviene il contrario anche se la sequenza della 'trasmissione' del Sacro Cuore di Gesù a Margherita Maria Alacoque risulta un po' kitsch pur mantenendo l'iconografia tradizionale di quell'immagine), si accompagnano le classiche interviste, con le cosiddette "teste parlanti" appesantite dalla scelta straniante dell'oversound in italiano, tra cui una serie di sacerdoti francesi, alcuni legati all'ala più tradizionalista della Chiesa, e di suore che discettano sul valore della tradizione del Sacro Cuore di Gesù. Come se non bastasse, per rendere queste testimonianze più ancorate alla realtà e alla contemporaneità (viene introdotto anche il tema degli abusi sessuali nella Chiesa), i registi decidono di ascoltare anche dei laici che hanno trovato nella devozione al Sacro Cuore di Gesù la loro ragione di vita. Si tratta di una coppia che, dopo tanti anni di matrimonio, ha riscoperto una fede profonda e condivisa, di una studentessa in cerca di se stessa proprio come il musicista che dal rock è passato alla musica ecclesiastica un po' come uno dei due registi, Steven Gunnell, frontman dai lunghi capelli biondi della boyband francese di successo, Alliage, alla fine degli anni '90 che, insieme alla moglie (un colpo di fulmine proprio come la testimonianza della coppia inserita nel film), ha iniziato a produrre e a realizzare documentari legati al cattolicesimo per l'emittente cattolica di lingua francese Kto. La sua esperienza si riflette anche nell'uomo che torna a confessarsi dopo trent'anni.
C'è poi il giovane affetto da distrofia muscolare che si affida al Sacro Cuore di Gesù così come l'ex spacciatore di una banlieu e una donna che dal Salvador in guerra arriva negli Stati Uniti e opera nelle carceri di massima sicurezza cercando di dare conforto agli ergastolani, concludendo con le parole di un discendente del pittore George Desvallières che aveva portato il Sacro Cuore nell'inferno delle trincee della Prima guerra mondiale e nei suoi quadri. Mentre invece si accenna solo lateralmente alle realtà organizzate che operano con devozione al Sacro Cuore di Gesù, dalla comunità francese dell'Emmanuel all'organizzazione statunitense, fondata nel 1882 da Padre McGivney, dei Cavalieri di Colombo con quasi due milioni di soci. Vediamo incontri quasi oceanici, soprattutto di giovani, ma ci mancano le coordinate spazio-temporali con una sensazione di affastellamento di esperienze e di testimonianze che rende il tutto un po' confuso e non così centrato, finendo per non colpire al cuore anche se i più di 400mila spettatori in Francia, e il successo anche in Italia, dimostrerebbero il contrario.