ENZO

Locandina Un film di Robin Campillo. Con Pierfrancesco Favino, Élodie Bouchez, Malou Khebizi, Vladislav Holyk, Nathan Japy, Philippe Petit (II), Maksym Slivinskyi, Eloy Pohu, Charline Paul, Mounir Margoum, Rosalie Lauer, Julie Nicola, Adriel Sorrente, Frédéric Féraud, Fanny Roger. Genere Drammatico - Francia, 2025. Durata 103 minuti circa.


Trama

Enzo ha 16 anni e ha abbandonato gli studi per imparare a fare il muratore. I genitori altoborghesi non si capacitano della scelta del figlio, tanto più che suo fratello maggiore Victor è invece uno studente modello che aspira ad entrare in una delle università più prestigiose di Parigi. Sul luogo di lavoro Enzo incontra Vlad e Miroslav, due ucraini che presto verranno chiamati ad arruolarsi nel conflitto con la Russia. Enzo preferisce di gran lunga la loro compagnia a quella degli amici secchioni di Victor, per non parlare di quella dei suoi genitori totalmente avulsi alla realtà che li circonda, in particolare il padre italiano Paolo che gli fa continuamente il terzo grado sulle sue intenzioni future. L'attrazione per Vlad è anche sessuale e sentimentale: per Enzo è necessaria, per Vlad pericolosa.
Enzo è stato scritto da Laurent Cantet, purtroppo mancato l'anno precedente alle riprese del film, e da Robin Campillo, che ha accettato da Cantet già malato l'incarico di occuparsi della regia: dunque il film viene presentato nei crediti di testa come "un film di Laurent Cantet diretto da Robin Campillo".
In effetti il film rispecchia entrambe le anime dei suoi creatori: mette il lavoro e l'istruzione al centro come ha fatto Cantet con Risorse umane, A tempo pieno, La classe e L'atelier, coadiuvato da Campillo, che da par suo racconta attraverso i corpi e la loro sensualità dal valore politico, come ha fatto in Eastern Boys e 120 battiti al minuto.
Enzo è un adolescente, ma i suoi turbamenti non sono quelli del classico coming of age: sono quelli di una generazione orripilata dall'indifferenza degli adulti rispetto ad un mondo dove la guerra e le disparità economiche decidono del destino degli esseri umani e oscurano qualunque prospettiva futura, e dove l'istruzione è diventata l'ingresso di un tunnel di accettazione e conformismo, non più una via per la propria affermazione personale e per la partecipazione attiva alla cosa pubblica. Per contro Enzo è passivo, addirittura autolesionista, ma sa seguire le proprie inclinazioni e i propri desideri con una determinazione allo stesso tempo ottusa, inconsapevole e irresistibile.
Con altrettanta determinazione rifiuta i condizionamenti di un padre, interpretato da Pierfrancesco Favino con preoccupazione paterna e arroganza genitoriale, che si fa veicolo del controllo sociale, muro contro muro rispetto al figlio, interpretato con grande naturalezza e verità (benché volutamente opaca) da Eloy Pohu. Elodie Bouchez nel ruolo della madre e Maksym Slivinskyi in quello di Vlad chiudono il cerchio, anzi, il quadrato.
La regia di Campillo è molto più lenta e composta (forse anche in omaggio ai ritmi narrativi di Cantet) di quella dei suoi film precedenti, a tratti appare addirittura convenzionale, ma improvvisamente rompe il ritmo (ricordiamo che Campillo è un eccellente montatore, dei film di Cantet come dei suoi) in alcune sequenze che non a caso hanno al centro la libertà cui i corpi aderiscono o la costrizione cui si ribellano. Il suo Enzo cerca di imparare a costruire case nuove anche se denuncia ambizioni limitate, soprattutto per differenziarsi da un padre accademico (che guadagna meno della moglie ingegnere, perché la società che lui perpetua non dà grande valore all'istruzione).
L'apparente apatia del ragazzo è assai più etica della sordità e cecità dei genitori e del fratello, intenti a rispettare le aspettative del loro ambiente e del loro privilegio, rispetto alle ingiustizie e alle derive catastrofiche che li circondano, e delle quali prima o poi saranno anche loro inevitabilmente vittime.
Enzo si scaglia contro la parete che gli è stata costruita intorno, eliminerebbe volentieri quel cancello che tiene Vlad fuori dalla bella casa fronte mare cui lui stesso sa di non appartenere, e le uniche leggi che rispetta sono quelle del desiderio. Enzo ammette la paura, che non è quella di non riuscire a conservare il proprio status quo, come il padre e il fratello, ma quella di rimanerci intrappolato, e di restare impotente davanti al mondo che lo circonda.