MÒ VI MENTO - LIRA DI ACHILLE

Locandina Un film di Francesco Gagliardi, Stefania Capobianco. Con Enrica Guidi, Giovanni Scifoni, Daniele Monterosi, Benedetta Valanzano, Tony Sperandeo, Andrea Roncato, Adolfo Margiotta, Antonella Stefanucci, Shi Yang, Rocco Ciarmoli, Deborah Rinaldi, Alvaro Vitali, Barbara Bacci, Elisabetta Sansone, Aurora Gagliardi, Stefano Tricarico, Giuseppe Picone, Pasquale Andreottola, Davide Sorrentino, Weng Yu, Zhang Sen. Genere Commedia - Italia, 2018. Durata 100 minuti circa.Commedia farsesca teatro di una triplice caccia: ai soldi, al potere, all'amoreUna triplice caccia - ai soldi, al potere, all'amore - per la commedia farsesca di Francesco Gagliardi e Stefania Capobianco.di Paola Casella


Trama

Massimo Della Bozza è un aspirante scrittore campano il cui sogno è firmare il Grande Romanzo sul Vero Amore, ma i cui manoscritti vengono rifiutati dalle case editrici perché troppo deprimenti. Forse il motivo per cui sono deprimenti è che Massimo è stato lasciato dal suo Grande Amore, Elena, la figlia di un riccone che, seguendo i consigli del padre, si è fidanzata con Achille Alfresco, un politico locale di cui Massimo è (suo malgrado) portaborse. Achille ha fondato un partito denominato Mò Vi Mento "Lira di Achille" che ha come simbolo cinque monete da 200 lire e come obiettivo dichiarato quello di far uscire il paesino campano di Tre Case (e in seguito l'Italia tutta) dall'Euro.

L'obiettivo non dichiarato di Achille è diventare ricco e potente in tutta la Penisola, e ad appoggiarlo ci sono il sindaco di Tre Case, Michele, nonché la matrigna e la sorellastra di Elena, private dell'eredità dopo la morte del patriarca che ha lasciato tutto, azienda di profilattici compresa, alla figlia.

Già da questa introduzione è evidente che Mò Vi Mento, scritto e diretto da Stefania Capobianco e Francesco Gagliardi, mette una gran quantità di carne al fuoco, vuole fare leva sull'attualità, prendendo di mira i movimenti simil Cinque Stelle e i partiti sovranisti, e crede fermamente nei giochi di parole, a cominciare dai nomi dei personaggi e dal titolo del film, che significa "Adesso Vi Racconto Bugie" e ricama su l'ira di Achille dell'Iliade.

La quantità di calmebour e battute infantili, spesso anche spiegate e sottolineate, è esorbitante, come sono plurime le trame e le sottotrame. I personaggi che si affollano comprendono anche una vicina di Massimo ai limiti della ninfomania, un gruppo di guappi capitanati da un boss guercio e una triade cinese che fa causa a Elena perché il sindaco di Pechino ha messo incinta la sua segretaria per colpa di un preservativo difettoso prodotto dall'azienda della donna.

Mò Vi Mento riesce ad offendere tutti: omosessuali, neri, cinesi (un bravo attore come Shi Yang Shi è costretto a recitare la macchietta della sua etnia), persino campani, e non ai fini di creare una commedia politically incorrect dove si possa ridere di gusto, ma con il risultato di affastellare situazioni e dialoghi senza capo nè coda, e soprattutto senza alcuna forza comica.


L'umorismo fallico si spreca, l'implausibilità aumenta di scena in scena, gli attori recitano costantemente sopra le righe, e anche un interprete di grande esperienza come Tony Sperandeo si ritrova a pronunciare battute insensate e a recitare scene amatoriali. Persino Alvaro Vitali, che ha un piccolo ruolo nell'unica sequenza divertente che omaggia il mafia movie, sembra a disagio nel suo ruolo: lui che di commedie di serie B è esperto mondiale.