TED BUNDY - FASCINO CRIMINALE

Locandina Un film di Joe Berlinger. Con Zac Efron, Lily Collins, Kaya Scodelario, John Malkovich, Jim Parsons, Jeffrey Donovan, Angela Sarafyan, Dylan Baker, Haley Joel Osment, Grace Victoria Cox, Terry Kinney, Brian Geraghty. Genere Biografico - USA, 2019. Durata 110 minuti circa.


Trama

Elizabeth Kloepfer, con il volto segnato e qualche capello bianco, si reca in carcere per un incontro chiaramente cruciale con Ted Bundy, il serial killer con cui ha vissuto una storia d'amore. Si torna quindi indietro nel tempo alla sua giovinezza, negli anni 70, quando la loro relazione è iniziata come tante in un bar, vicino a un juke box. Il fascino di Ted è evidente, ma Elizabeth inizia a sentire che c'è anche qualcosa di strano nel suo comportamento ed è particolarmente turbata quando la Tv diffonde notizie sull'omicidio di alcune ragazze. Anche dopo essere stato arrestato e assediato da accuse in vari Stati, Ted continua a dichiarare la propria innocenza, fino a difendersi in prima persona in uno dei primi processi spettacolo americani, ripreso dalle telecamere nello stato della Florida.

Tratto dal libro di memorie di Elizabeth Kloepfer (firmato sotto il cognome d'arte Kendall), Ted Bundy - Fascino criminale è soprattutto una vetrina per Zac Efron in una parte drammatica e biografica che contiene charme e orrore. Purtroppo il film, anche per povertà di mezzi, non riesce ad andare oltre e in particolare il ruolo di Elizabeth è sacrificato a un colpo di scena.

Raccontata per la quasi interezza della durata come una vittima del fascino di Bundy, da cui sembra dipendente come fosse una potente droga, Elizabeth interpretata da Lily Collins ha avuto in realtà un ruolo cruciale nella cattura dell'assassino, ma in Ted Bundy si preferisce nascondere le carte e tenere la rivelazione per un colpo a effetto, che però si esaurisce negli ultimi minuti del film e rende il suo personaggio piuttosto incoerente. Soprattutto considerato che il suo rapporto con le forze dell'ordine è stato ben più collaborativo di quanto non si veda nel film, che la vuole al contempo vittima e poi improvvisamente femme fatale in un'ambiguità poco produttiva. Sarebbe stato al contrario molto più interessante raccontare la duplicità della sue azioni e la conseguente tensione nel cappa e spada con Ted, invece rimane lui il protagonista indiscusso relegando Elizabeth ai margini della storia.

Anche la scelta di far interpretare Ted da Zac Efron, che pur fa del suo meglio soprattutto nel continuare a dichiararsi innocente, non rende giustizia a una fascinazione per il personaggio che era dovuta al suo carisma e alla sua oscurità molto più che alla sua bellezza. Bundy non era un brutto uomo ma non era neppure un adone, eppure le numerose donne che accorsero ad assistere al processo, così come quelle che gli scrivevano offrendogli il loro amore, erano irresistibilmente attratte da lui per ragioni che trascendevano la bellezza, che rimane invece il punto di forza saliente dell'ex divetto Efron.

L'atteggiamento eccentrico e irriverente di Ted verso la giustizia, con tanto di sfida in diretta allo sceriffo che l'ha accusato in Florida e con il memorabile matrimonio in aula, è invece ricreato impeccabilmente, come dimostrano sui titoli di coda le vere riprese con Bundy, identiche in tutto a per tutto alla messa in scena cui si assiste nel film. Una fedeltà che non dovrebbe stupire visto si tratta della seconda opera di finzione - dopo il dimenticabilissimo sequel di The Blair Witch Project nel 2002 - per il regista Joe Berlinger, che ha una lunga carriera nel documentario con diverse opere dedicate a crimini reali tra cui, buona ultima, proprio la miniserie Conversazioni con un killer: Il caso Bundy (disponibile in Italia su Netflix).

Purtroppo il film risente dei limiti produttivi che ne fanno una sorta di Tv Movie, lussuoso nel cast ma povero nella ricostruzione storica, dove gli esterni solo limitati a una manciata di scene e gli interni ridotti a pochi e contenuti ambienti. Bundy finisce presto confinato in un lungo percorso giudiziario e, anche se è protagonista di un paio di evasioni, vediamo poco o nulla dei suoi momenti di libertà. In parte perché il film non vuole dare spazio all'orrore dei suoi omicidi, i cui i dettagli più raccapriccianti sono velocemente raccontati in una scena sul finale e solo relativamente ai suoi crimini in Florida, mentre altre pratiche aberranti, come la necrofilia, sono del tutto omesse. Non basta però questa scelta di campo a giustificare l'assenza di una maggiore ariosità, per esempio una fuga di giorni nei boschi non aveva nulla a che fare con gli omicidi ma viene comunque liquidata in un'ellisse, così come la sua storia d'amore con Elizabeth ha luogo quasi sempre tra le mura domestiche di lei.

Oltre a Efron e Collins il cast vanta ruoli per Jim Parsons (The Big Bang Theory) nei panni di un avvocato dell'accusa, Haley Joel Osment (l'ormai cresciuto bambino di Il sesto senso e A.I. - Intelligenza artificiale) in quelli di un timido e pacioso collega innamorato di Elizabeth e infine John Malkovich nelle vesti del giudice del processo di Bundy in Florida. Il titolo originale del film, ossia "estremamente malvagio, di cattiveria e viltà scioccanti", è uno stralcio della sua sentenza di condanna dell'assassino. Ma per quanto il cast ci metta carisma, il film non sfugge a un'atmosfera televisiva, non a caso in America è passato per un paio di festival ma poi non è uscito in sala ed è invece finito direttamente in streaming.