PET SEMATARY

Locandina Un film di Kevin Kölsch, Dennis Widmyer. Con Jason Clarke, Amy Seimetz, Jeté Laurence, Hugo Lavoie, Lucas Lavoie, John Lithgow, Obssa Ahmed, Naomi Frenette, Alyssa Brooke Levine. Genere Horror - USA, 2019. Durata 101 minuti circa.La famiglia Creed va in campagnaDopo aver seppellito il gatto in un cimitero per animali vicino alla loro nuova casa, la famiglia Creed deve fare i conti con qualcosa di inquietante.di Andrea Fornasiero


Trama

Louis è un dottore in burnout, provato dal duro lavoro nel pronto soccorso di una grande città e dai continui traumi a cui ha assistito. Si trasferisce quindi con la moglie Rachel e i figli Ellie e Gage in un piccola cittadina del Maine, in una casa alle cui spalle sorge un grande bosco. Lì si trova un cimitero degli animali, ma oltre una cumulo di legname c'è un antico luogo sacro indiano dove chi viene seppellito non rimane sottoterra. È il vicino Jud a mostrare questo posto a Louis, per salvare dalla morte il gatto della piccola Ellie, che però torna con un carattere completamente diverso, molto più aggressivo...

Secondo adattamento del romanzo omonimo di Stephen King, Pet Sematary propone poche variazioni sul tema e nessuna soluzione di regia degna di nota. Il cast è buono, ma non basta a farne una versione rinnovata degna di interesse.

La principale idea di questo remake è di cambiare chi viene resuscitato, ma anche alterando i fattori il risultato non cambia. Inoltre si aggiunge un trauma, questo sì spaventoso ma pure un po' troppo sovraccarico, al passato di Rachel, che ricorda la morte orribile della sorella spaventosamente malata. Il film come il libro affrontano il taboo del decesso e la difficoltà di venirci a patti nella nostra società del benessere e del salutismo, ma al posto di aggiornare la vicenda legandola ai mutamenti sociali degli ultimi decenni qui si preferisce aggiungere un'ulteriore e poco sviluppata coloritura gotica, limitata a una manciata di flashback di Rachel. Per il resto si continua a girare intorno all'ateismo, che nel rifiuto dell'aldilà non sa farsi una ragione della morte.

Gli errori del padre cadono qui tragicamente sui figli, ma finiscono per investire tutta la famiglia, come anticipa la distruzione mostrata nel prologo, con una inquadratura mobile e piombo (forse la più suggestiva dell'intero film) dove, in mezzo al bosco, vediamo una casa in fiamme e poi vistose tracce di sangue e porte aperte. A colmare l'assenza palpabile in queste scene si arriverà solo nel finale, che chiude il cerchio in modo pregevolmente netto e nerissimo, tutt'altra cosa rispetto agli horror con lieto fine che per esempio tanto piacciono a James Wan. D'altra parte le novità sono poche e per quanto Jason Clarke e Amy Seimetz facciano il possibile con una sceneggiatura non molto approfondita, John Lithgow riesce comunque a essere più carismatico di loro nei panni del vicino Jud.

Nessuno degli attori è in ogni caso servito a dovere e finiscono per essere un ornamento di lusso su un horror ormai risaputo. Da registi che avevano folgorato il pubblico di questo genere con il disturbante e lynchano Starry Eyes ci si aspettava sicuramente più originalità, per lo meno dal punto di vista della messa in scena. Invece la personalità di Kevin Kölsch e Dennis Widmyer sembra essere stata fagocitata dagli studios, con il risultato di una produzione moderatamene efficace ma in fondo anonima.

Considerato poi che il film ha ottenuto in Usa il visto di censura R e quindi è un horror che può permettersi di mostrare sangue e altri elementi splatter, risulta fin troppo attento a non scioccare davvero il pubblico. Tanto che la scena più viscerale è la stessa del film originale e solo il ragazzo morto per un trauma, che qui ha la testa fratturata e parte del cervello in vista, è davvero una visione inquietante. Il resto è dejà vu, dignitoso ma senza pretese e con poca fantasia.