LA CADUTA DELL'IMPERO AMERICANO

Locandina Un film di Denys Arcand. Con Alexandre Landry, Maripier Morin, Remy Girard, Louis Morissette, Maxim Roy, Pierre Curzi, Vincent Leclerc, Yan England, Anoulith Sintharaphone, Florence Longpré. Genere Commedia - Canada, 2018. Durata 127 minuti circa.


Trama

Il trentaseienne Pierre-Paul ha un dottorato in filosofia e un'intelligenza superiore alla norma, ma deve lavorare come fattorino per avere uno stipendio. Un giorno, durante una consegna, si ritrova nel bel mezzo di una rapina finita nel sangue senza testimoni. Ad un passo da lui, giacciono incustoditi due borsoni pieni di banconote. Dopo averci riflettuto pochi secondi, Pierre-Paul ruba il malloppo, innescando una serie di reazioni a catena e un cambiamento radicale della propria vita e non solo.

Per chiudere la trilogia che gli ha dato la notorietà internazionale, il canadese Denis Arcand torna ad utilizzare il cinema come strumento di ri-flessione e critica del tempo in cui viviamo, con un intento morale, dunque, che utilizza però il sarcasmo come mezzo.

I barbari non sono più i giovani: ora stanno al governo e hanno nomi come Blair, Bush, Sarkozy, Berlusconi e Donald Trump.

La caduta dell'impero americano ha tutti i pregi e i limiti dello stile di Arcand: un pensiero che cala dall'alto come un sermone, salvo venir smentito strada facendo, una patina intellettuale che non sempre va oltre la divulgazione mascherata (qui è di turno la filosofia), non pochi cliché (la prostituta milionaria con un'infanzia da fame), ma anche un nuovo ottimismo, riguardo una parte della popolazione, almeno, che sceglie di vivere secondo altre logiche, che non sono quelle del mercato e di una società indifendibile, e anche una rotondità della commedia, che in fondo invita a prendere il film per quello che è: una favola che non avrà mai luogo nella realtà, ma è stato divertente seguire, come un'ipotesi fantasiosa, per il tempo che è durata.

La novità è dunque soprattutto in un racconto cinematografico più interessante del solito, capace di trasformare in personaggi, nella maggior parte dei casi, quelli che altrimenti non sarebbero rimasti che ruoli (il cittadino onesto, la escort, il mago della finanza, il senzatetto), attanti di un'(anti)parabola sull'intelligenza come handicap e la follia come quotidianità.

Saltando ogni standard di razionalità, salta infatti anche ogni imperativo categorico e il principio morale torna a farsi soggettivo. Così, però, come si possono costruire a tavolino dei consigli di amministrazione planetari per fini di banalissima frode, si può far squadra con complici improbabili per fini più nobili, e con lo stesso tasso di interesse.