THE PRODIGY - IL FIGLIO DEL MALE

Locandina Un film di Nicholas McCarthy. Con Taylor Schilling, Jackson Robert Scott, Colm Feore, Peter Mooney, Paul Fauteux, Brittany Allen, Paula Boudreau, Elisa Moolecherry, Oluniké Adeliyi, David Kohlsmith, Ava Augustin, Michael Dyson. Genere Horror - Hong Kong, USA, 2019. Durata 92 minuti circa.Il sovrannaturale in una famiglia normaleUna madre si preoccupa per il figlio che comincia a comportarsi in modo strano.di Rudy Salvagnini


Trama

Montgomery County, Ohio. Una ragazza, Margaret, riesce a fuggire da una casa in cui era segregata. Viene soccorsa da una automobilista che, con orrore, si rende conto che la mano destra della ragazza è stata amputata. Fox Chapel, Pennsylvania. I coniugi John e Sarah si precipitano in ospedale perché è prossima la nascita del loro figlio. Intanto, in Ohio, la polizia arriva alla casa di Edward Scarka, l'uomo che aveva rapito Margaret. Edward esce tenendo qualcosa dietro la schiena. Quando la porta in avanti, la polizia gli spara temendo si tratti di un'arma, ma scoprendo che ciò che teneva era la mano amputata di Margaret. Pochi istanti dopo la morte di Edward, nasce il figlio dei Bloom, Miles. Sin dall'inizio Miles si mostra un bambino particolare: a parte il fatto di avere gli occhi di due diversi colori (che non è in sé preoccupante), è molto calmo e intelligente, schiaccia i ragni e parla ungherese nel sonno (il che è già più strano). Ma, come si accorgeranno ben presto i genitori, c'è di peggio.

I bambini sono l'immagine dell'innocenza. Ecco perché spesso vengono usati nell'horror per veicolare sentimenti malvagi, proprio per creare un efficace effetto di contrasto. Esemplare, in questo senso, è il famoso racconto "Piccolo assassino" di Ray Bradbury.

Ma i bambini, oltre che rappresentanti del Male in se stessi (sia quello propriamente umano come ne L'innocenza del diavolo o ne Il giglio nero sia quello soprannaturale come i tanti piccoli Anticristo che hanno popolato gli horror nel corso dei decenni), possono essere posseduti dall'animo malvagio di qualcun altro (tra i tanti esempi si può ricordare Sharon's Baby). Come in parte accade in questo film che rielabora l'antico e popolare concetto della reincarnazione per ipotizzare il passaggio dell'anima di uno spietato serial killer nel corpo di un neonato. Il che è tecnicamente diverso dalla possessione, come spiega nel film l'esperto di turno. Sta di fatto che il bambino si trova ad avere dentro di sé due anime che cercano di prendere il sopravvento: la sua originale e quella dell'altro, malvagio.

Qualche jump scare è piazzato al punto giusto, anche con un'azzeccata sequenza onirica, per tenere desta l'attenzione e focalizzarla sul dramma in essere all'interno del piccolo protagonista e della sua famiglia. La progressione della storia è di tipo molto classico, ma conserva una certa efficacia. Le sorprese non sono molte, ma l'effetto di spiazzamento - con il male che alberga in un bambino dall'aria innocente, in modo che nessuno possa credere che sia in grado di compiere cattive azioni - è sempre notevole. ?

Anche lo sconcerto dei genitori nel rapportarsi con un figlio che sentono sempre più alieno e tuttavia in pericolo è un elemento psicologico di sicuro interesse, giocato con buon profitto nella trama. La figura materna, ottimamente interpretata da una sensibile e intensa Taylor Schilling, è maggiormente approfondita nel suo conflitto psicologico, mentre quella paterna, come avviene spesso nei film, è più monolitica e superficiale, oltre che sostanzialmente inefficace. La suspense della seconda parte del film è ben sostenuta e il quadro che si delinea via via è sempre più inquietante sino a una soluzione che mette in risalto la forza dell'amore materno contro (quasi) ogni cosa.

Oltre a quella di Taylor Schilling è molto buona anche la prova del piccolo Jackson Robert Scott che, dopo il cruciale ruolo di Georgie in It, si conferma interprete efficace nell'horror, in una parte non facile. Il regista Nicholas McCarthy aveva mostrato buone qualità, tra alcune incertezze, nell'horror Oltre il male e denota buoni progressi nella gestione del racconto: nulla di particolarmente nuovo, ma lo sviluppo della storia è teso e avvincente, grazie anche all'apporto dello sceneggiatore Jeff Buhler, specialista nel genere. Da notare anche il montaggio serrato e la concisione narrativa: pregi, questi, che è raro trovare di questi tempi.