Un film di Francis Ford Coppola. Con Gary Oldman, Winona Ryder, Anthony Hopkins, Keanu Reeves, Cary Elwes, Billy Campbell, Sadie Frost, Richard E. Grant, Monica Bellucci, Tom Waits, Michaela Bercu, Florina Kendrick, Jay Robinson, I.M. Hobson, Laurie Franks. Genere Horror - USA, 1992. Durata 128 minuti circa.Francis Ford Coppola alle prese con la storia del Conte VladLa storia di un giovane archivista inglese che si reca in Transilvania su richiesta del conte Dracula.di Andrea Fornasiero
A fine Ottocento, in seguito alla follia di R.M. Renfield, Jonathan Harker deve rinviare il
matrimonio con l'amata Mina Murray per recarsi sui Carpazi, al castello di Dracula. Qui
Jonathan viene segretato e, dopo aver completato l'acquisto di proprietà londinesi per il
nobiluomo, viene lasciato in balia delle tre mogli vampire di Dracula, che lo soggiogano
per diverso tempo. Nel mentre Dracula arriva a Londra e incontra Mina, che aveva già
visto in una foto di Jonathan e aveva riconosciuto come reincarnazione della sua moglie
suicida di secoli addietro. Volendo farla innamorare di sé la separa prima di tutto
dall'amica Lucy, che trasforma in una vampira, ma questo fa sì che uno spasimante di
Lucy chiami in città il professor Van Helsing, che conosce il mito del vampiro e sa come
combatterlo. Intanto però la seduzione di Mina da parte di Dracula ha avuto successo e
ora la giovane donna, pur se promessa sposa, non riesce a dimenticare il magnetico
vampiro.
Dracula di Bram Stoker è un'opera gotica che vince la sfida del tempo,
realizzata con tecniche del cinema delle origini e, anche per questo, per nulla invecchiato.
Ovviamente già nel 1992 tornare a usare le miniature, il viraggio, la doppia esposizione,
l'iride, così come riprese a diverso passo per numero di fotogrammi, era una scelta
estetica precisa, che avvicinava il mito del vampiro all'era in cui era stato scritto il romanzo
e si distanziava radicalmente dai film di mostri di Hammer e Universal. Impiegando
tecniche ormai poco utilizzate, Francis Ford Coppola ne ribadiva l'immortalità tanto quanto
quella del mito del vampiro. Questo sguardo al passato si estende anche alla recitazione,
che spesso è poco naturalistica e non per limiti degli attori, bensì per la volontà del regista
di creare figure dal carattere accentuato, quasi da cinema muto. Allo stesso modo non
vogliono essere realistici i sontuosi costumi realizzati da Eiko Ishioka, con l'indimenticabile
armatura di Dracula che sembra già rappresentare un corpo a cui è stata strappata la
pelle, e sono memorabili anche il lunghissimo mantello del vampiro o l'abito da sposa in
stile elisabettiano di Lucy, tutti elementi visivi forti e originali.
Quello che era controverso nel 1992 e resta controverso ancora oggi è solo il titolo, perché
la sceneggiatura di James V. Hart, per quanto più vicina al romanzo originale degli altri
adattamenti cinematografici (per lo meno di quelli intitolati a Dracula), si distanzia
comunque dal testo di Stoker in più punti chiave. Prima di tutto nel prologo, dove viene
identificato il vampiro con Vlad l'impalatore, una cosa che nel romanzo restava vagamente
implicita. Questa scelta permette di dare al vampiro una origine tragica, perché
effettivamente la prima moglie di Vlad pare sì suicidò convinta non ci fosse scampo
dall'attacco dei turchi.
La morte di questa moglie, a cui il film dà il nome di Elisabeta, e il
rifiuto della Chiesa di salvare la sua anima di suicida, sono il motivo che scatena la furia di
Vlad contro Dio stesso, spingendolo ad abbracciare i poteri delle tenebre e a diventare un
nonmorto. Il vampiro - che qui non viene distrutto dal sole ma solo indebolito da esso -
ritrova poi Elisabeta in Mina, la promessa sposa di Jonathan Harker, e questo cambia
completamente le ragioni del personaggio per giungere a Londra. Anziché deciso a
moltiplicare la propria progenie sul territorio inglese, il Dracula di Coppola è invece un
innamorato osteggiato dal fato, il cui amore è tanto forte da aver resistito lungo "gli oceani
del tempo", ma tanto da dannato da essere ostacolato dalla barriera tra la vita e la morte.
Allo stesso modo Mina non disprezza il vampiro come il mostro che è, anzi cede alla sua
corte, vuoi per i poteri di lui, vuoi perché forse nella sua anima c'è davvero qualcosa di
Elisabeta che ancora ama Dracula. Quale che sia il motivo, il suo personaggio è molto
diverso e lo sarà anche il finale, dove non sono i cacciatori di vampiri a uccidere il mostro,
bensì è Mina a dargli il colpo di grazia, rimanendo chiaramente segnata dall'esperienza di
un amore quasi trascendentale. Infatti Coppola e Hart rinunciano seccamente all'epilogo
del romanzo, dove invece Mina si sposava con Jonathan e aveva anche un figlio, un
ritorno alla normalità fuori tempo massimo e chiaramente inaccettabile per un regista che
ha sempre abbracciato passioni estreme. In compenso ci sono elementi di Stoker ripresi
con fedeltà, come i tre spasimanti di Lucy, il viaggio della Demeter e soprattutto l'uso di
diverse voci narranti con letture di lettere e diari, che restituiscono la forma epistolare del
romanzo. Una trasposizione quindi al tempo stesso corretta eppure personale, sia per la
riscrittura del mito, sia per l'aspetto formale.