Un film di Ben Gregor. Con Andrew Garfield, Claire Foy, Rebecca Ferguson, Nonso Anozie, Nicola Coughlan, Jessica Gunning, Judi Dench, Phoenix Laroche, Billie Gadsdon, Delilah Bennett-Cardy, Simon Farnaby, Claire Keelan, Dustin Demri-Burns, Oliver Chris, Chi Chan, Andrew Joshi, Jennifer Saunders, Pippa Bennett-Warner, Julia Saubier, Tom Meeten, Mark Heap, Lenny Henry, Michael Palin, Simon Russell Beale, Ramon Tikaram, Gary Pillai, Christopher Matthews, Pierre Bergman, Tim Plester. Genere Family - Regno Unito, USA, Francia, 2026. Durata 110 minuti circa.Viaggio in un bosco incantatoLa vita tecnologica della famiglia Thompson cambia all'improvviso. La famiglia iper-connessa si trasferisce in un vecchio fienile nella campagna inglese, senza Wi-Fi né elettricità.di Roberto Manassero
Dopo che mamma Polly si è licenziata per motivi etici dal lavoro d'ingegnere, una famiglia di Londra rimane senza sostentamento, visto che papà Tim ha scelto di restare a casa con i figli, gli ancora piccoli Fran e Joe e l'adolescente Beth. Dipendenti da smartphone e giochi online, i tre ragazzi non prendono affatto bene la decisione di Tim e Polly di trasferirsi in campagna per cambiare vita e mantenersi coltivando pomodori. Dopo l'iniziale shock, sarà la silenziosa Fran a convincere il fratello e la sorella ad affezionarsi alla vita nei boschi, grazie alla scoperta di un mondo di buffe creature fatate che popola l'albero di molto lontano.
Lo sceneggiatore di Paddington 2 e Wonka, Simon Farnaby, adatta uno dei capisaldi della letteratura d'infanzia inglese, "L'albero di molto lontano", serie ideata e scritta tra gli anni '30 e '50 dalla popolarissima scrittrice Enid Blyton.
Il riferimento alle avventure dell'orsetto gentile Paddington e alle invenzioni dell'ultima trasposizione del capolavoro di Roald Dahl non è casuale, perché il film di Ben Gregor presenta aspetti decisamente simili: un'operazione pensata espressamente per l'infanzia, arricchita però da tocchi d'ironia glamour, estetica vintage e star anglo-americane che stanno simpaticamente al gioco (qui Claire Foy e Andrew Garfield nei ruoli di mamma e papà).
Con il suo universo magico nel cuore di una foresta incontaminata, L'albero di molto lontano presenta il consueto topos dell'ingresso in un mondo parallelo visibile solo alla fantasia dei bambini. Per lo spettatore di oggi il rimando è a film come Un ponte per Terabithia, o addirittura Il mio vicino Totoro (citato espressamente nel momento in cui Fran porta per la prima volta il fratello e la sorella nella foresta), ma in realtà è proprio l'opera della Blyton ad aver fatto da modello consapevole o meno di questi riferimenti: di conseguenza, L'albero di molto lontano, che prende spunto da vari libri della serie, è un omaggio a un modo ormai lontano di rappresentare e intendere l'infanzia, affrontato con l'inevitabile nostalgia e ironia di uno sguardo contemporaneo.
Gregor e Farnaby adattano infatti alla cultura dei giorni nostri il senso della meraviglia infantile celebrato dai libri della Blyton. Nel film il mondo digitale è il vero nemico; il ritorno alla campagna è un'utopia un po' ridicola (qualcuno ricorderà un analogo episodio dei Simpson, in cui, però, l'assurdo prendeva il posto che qui è della fiaba); la vita dentro l'albero, con personaggi buffi come la fata Stellina, il burbero Faccia di luna, l'esasperato Uomo pentola, l'isterico Folletto Marrabbio, l'estenuante Madama Lavotuttoetutti, il debosciato signor Comemichiamo, è segnata da comportamenti, tic e fobie molto contemporanei.
Dal lato degli umani, invece, l'invocazione è non solo al ritorno alla natura, ma soprattutto a un'innocenza che la stessa infanzia ha perduto, tra ossessione per la tecnologia, atteggiamenti altezzosi, pragmatismo cinico e povertà d'immaginazione. La morale è ovvia, il cammino periglioso per giungere al lieto fine, pure, ma in questo caso il percorso diventa più coinvolgente e divertente man a mano che il film procede.
Se rispetto alla serie Paddington (o almeno i primi due, straordinari episodi) o lo stesso Wonka, le cose funzionano un po' meno bene (e cioè sono meno sognanti, meno commoventi, più declamatorie e ricattatorie) è perché, semplicemente, Ben Gregor non è Paul King e il film fatica a farsi considerare fin da subito una fiaba sognante, sbagliando completamente tono nella prima parte, in cui il realismo fiacco della rappresentazione cozza con l'evidente assurdità del tutto. Le cose migliorano quando si entra finalmente nel mondo dell'albero di molto lontano, tra quadretti colorati, effetti di quadro nel quadro e alcune scenette (come quella del mondo dei compleanni) allestite con simpatico gusto vintage anni '80 (con tanto di split screen e costumi in stile astro-pop).
La nostalgia, insomma, salva L'albero di molto lontano dalla mediocrità di un prodotto per ragazzini infarcito di droni, leziosità e primi piani ammiccanti, facendo però rimpiangere un poco quello che il film avrebbe potuto essere, se solo fosse stato fatto con un po' più fantasia, stravaganza e immaginazione.