VERITY

Locandina Un film di Michael Showalter. Con Anne Hathaway, Dakota Johnson, Josh Hartnett, Ismael Cruz Cordova, Michael Abbott Jr., Tom Galantich, Irina Dvorovenko, Lou Martini Jr., Thursday Farrar. Genere Drammatico - USA, 2026. Durata 104 minuti circa.Un thriller psicologico Tratto dal romanzo bestseller di Colleen Hoover.di Paola Casella


Trama

Lowen Ashleigh è una scrittrice pubblicata ma non famosa, che vive in una città sovrappopolata come New York per rimanere invisibile. Viene convocata dalla Hachette per fare da ghost writer di Verity Crawford, una scrittrice invece famosissima per una serie di cupi romanzi noir dal titolo "Le nobili virtù" raccontati sempre dal punto di vista del cattivo, e i cui personaggi sono "davvero incasinati". Verity ha avuto un incidente d'auto ed è rimasta completamente paralizzata, e Lowen dovrà scrivere tre nuovi libri della serie nello stile dell'autrice, trasferendosi nella sua casa del Vermont e mettendo ordine fra i suoi appunti e le sue tracce. Appena prima della convocazione in casa editrice Lowen incontra Jeremy, il marito di Verity, assistendo all'incidente fatale di un rider: inizia così la sua amicizia con l'uomo, che proseguirà nella casa del Vermont, con il rischio (o l'opportunità?) di trasformarsi in qualcosa di più.
Verity è l'adattamento cinematografico dell'omonimo best seller della scrittrice Colleen Hoover, che sforna romanzi a catena muovendosi fra la chick lit e le storie di suspence (è lei l'autrice anche del libro su cui era basato il recente It Ends With Us - Siamo noi a dire basta). Hoover è anche coproduttrice, come Anne Hataway che interpreta il ruolo di Verity, mentre Dakota Johnson, che interpreta il ruolo di Lowen, figura come coproduttrice esecutiva. Il problema di Verity, come di molti testi della Hoover, è che sotto la patina neofemminista rivela tratti che potremmo definire misogini, mettendo due donne una contro l'altra a contendersi un uomo che è fondamentalmente una loro pedina. L'assunto è che le donne vogliano "prendersi tutto" quello che appartiene a un'altra, e dunque Lowen si adopera incessantemente per impossessarsi della vita di Verity.
La loro contrapposizione parte dai nomi: Verity sembra una superba dichiarazione di autenticità, Lowen punta invece alla volontà della donna di mantenere un basso profilo, come le tipiche acque chete (o gattemorte) che popolano certa chick lit. Entrambi i personaggi appaiono poco attraenti, il che sarebbe più interessante se la vicenda fosse ironica e graffiante, invece qui ci si muove su un registro serioso che poco si addice a questa storia infarcita di implausibilità, a volte macroscopiche. È immediato il paragone con il recente Una di famiglia - The Housemaid, che però era più astuto nel gestire con maggiore ambiguità e divertimento le sue svolte a sorpresa. Impietoso invece il paragone con alcune pietre miliari del cinema classico con ciniche protagoniste noir, da Femmina folle a La fiamma del peccato, che raccontavano la perversione e l'ambizione femminile in modo narrativamente innovativo e interessante, o Rebecca, la prima moglie, che descriveva la rivalità fra una donna e il fantasma della vedova del suo compagno.
Ma Hoover non è Patricia Highsmith (per citare una grande autrice di personaggi ambigui e inquietanti, anche femminili) e neppure Daphne Du Maurier, e il regista Michael Showalter non è Billy Wilder o Alfred Hitchcock. In Verity tutto è schematico e sottolineato, nonché imperniato senza ironia sul presunto impulso femminile di una (o ogni?) donna a sostituirsi ad un'altra: un impulso che narrativamente ha dato frutti interessanti in ottimi noir come La vedova nera di Bob Rafelson o Inserzione pericolosa di Barbet Schroeder. Ma in Verity i personaggi sono uniformemente sgradevoli ed è quasi impossibile parteggiare per loro, rendendo il film non tanto un guilty pleasure, come poteva essere, quanto un pasticcio incoerente.