Un film di Joel Crawford, Januel Mercado. Con Giulia Vecchio, Alessandro Tiberi, Dave Franco, Jenny Slate, Manny Jacinto, Lea Salonga, Liza Soberano, H.E.R.. Genere Animazione - USA, 2026. Durata 109 minuti circa.Sorprendente caleidoscopio di idee con un'animazione cangianteLa storia di due amiche da sempre che, prima di prendere strade diverse, dovranno ritrovarsi ne L'isola dimenticata.di Pedro Armocida
Jo e Raissa, inseparabili amiche d'infanzia, vengono magicamente catapultate attraverso un misterioso portale su Nakali. In quest'isola incantata, popolata dalle affascinanti creature della mitologia filippina, troveranno alleati stravaganti come il buffo licantropo Raww e oscuri nemici da sconfiggere.
Sorprendente caleidoscopio di idee con un'animazione cangiante, L'isola dei ricordi restituisce le usanze, i costumi e la cultura filippina poco esplorata dal cinema mainstream.
Scritto e diretto a quattro mani da Joel Crawford e Januel Mercado, L'isola dei ricordi restituisce, fin dalle sue primissime battute, l'essenza delle grandi amicizie, in questo caso quella tra Jo e Raissa, due personalità così diverse e agli antipodi da diventare insostituibili l'una per l'altra. Il film riesce a cogliere con grande profondità quel momento, quell'attimo, in cui le amicizie iniziano che è sempre tremendamente casuale se non banale, ma pronto ad accogliere l'altro, a rimanere stregati da una caratteristica insita nell'altro a cui ci affezioniamo a volte per tutta la vita. Così quando Jo e Raissa s'incrociano bambine davanti alla porta del preside della scuola che le ha convocate per diversi motivi, le due non ci pensano su tanto e scappano insieme. In quell'imprinting ci sarà tutta la loro vita, Jo più ribelle, meno ambiziosa, molto brava nel disegno e a raccontare storie sanguinarie tramandatele da sua nonna e Raissa più disciplinata, studiosa e accondiscendente verso i genitori che la vogliono prossima studentessa della Caltech, la prestigiosa università fuori Los Angeles che apre le porte alla Nasa. Sì perché da quel momento in cui si sono incontrate bambine, il film mette in scena un'accelerazione che le vede crescere in diretta grazie a un'animazione travolgente. E così arriviamo a quella notte prima dell'addio e della partenza di Raissa dalle Filippine. Una notte che, per magia, le trasporta sull'isola di Nakali che hanno sempre sognato, una specie di meraviglioso regno di Oz dove si risvegliano senza ricordare nulla di come ci sono arrivate e con il meraviglioso personaggio del cane licantropo Raww che dice di essersela spassata con loro tutta la notte. Sui loro corpi appaiono strani tatuaggi luminosi e a Raissa sono pure spuntate delle ali. Ma lei deve prendere l'areo per Los Angeles e dunque serve che ritrovino il portale magico da cui sono entrate. Inutile dire che fra loro e l'obiettivo s'inseriranno demoni e strani personaggi che metteranno a dura prova la loro amicizia. Al punto che saranno costrette a barattare dei loro ricordi, plasticamente simbolizzati dai ciondoli dei loro braccialetti, per sopravvivere.
È questo uno degli aspetti più forti della sceneggiatura perché il fatto di cancellare alcuni ricordi che, anche noi come spettatori, abbiamo visto crearsi e che pure appartengono alle nostre esperienze di vita, risulta addirittura un po' violento. Non è questo il motivo perché negli Stati Uniti il film è stato classificato con il Pg, ossia con la visione che richiede la guida dei genitori, dato che ci sono personaggi come il demone Manananggal che può dividersi staccandosi tra busto e gambe oppure, in generale, è la stessa animazione ipercinetica a creare un po' d'affanno nello spettatore. Però certo quando Raissa comincia a non ricordare dei momenti fondanti della loro amicizia, un po' di sgomento scende in sala.
Insomma qui il film si fa molto adulto portando alle estreme conseguenze il suo assunto. Poi certo l'incredibile spettro dei personaggi secondari creati da Joel Crawford e Januel Mercado distraggono subito da tutto questo e ti riportano nei binari dell'assurdo più divertente. In più l'animazione rocambolesca e iperfrenetica, con cambi di formato e di stile, non consente di staccare gli occhi dallo schermo (sarà un modo per evitare che i più giovani si mettano a scrollare sugli smartphone al cinema?) e la caratterizzazione di alcuni personaggi, come Bungi, un bambino blu gigante, rendono questo film una sana follia. E dimostrano come ancora ci sono delle idee a Hollywood al di là delle sfruttatissime proprietà intellettuali con sequel, reboot e prequel.