HEART OF THE BEAST - NEL PROFONDO SELVAGGIO

Locandina Un film di David Ayer. Con Brad Pitt, J.K. Simmons, Anna Lambe. Genere Azione - USA, 2026. Durata 101 minuti circa.Nelle terre più ostiliUn intenso thriller d'avventura che unisce azione, tensione e spettacolo, raccontando una straordinaria storia di coraggio, resistenza e amiciziadi Andrea Fornasiero


Trama

Ex ufficiale delle Forze Speciali, James ha un disturbo post-traumatico da stress e cerca la pace nella solitudine dei territori più remoti dell'Alaska. Non ha famiglia ma, dopo molti anni di servizio, ha preso con sé il cane ricognitore Odin, a sua volta affetto da PTSD. Durante un volo per sfuggire a una tempesta, quando tutto sembra ormai tranquillo, James viene colpito da un malore improvviso e l'aereo finisce per sbandare e poi precipitare. Da quel momento l'uomo e il cane sono contusi, feriti e lontani da qualsiasi forma di civiltà. Li aspetta una traversata di oltre novanta chilometri in un territorio impervio, dove le risorse che possono portarsi appresso si assottigliano un giorno dopo l'altro, mentre le bestie del luogo si fanno più aggressive.

David Ayer, con Heart of the Beast - Nel profondo selvaggio, si dedica a un racconto essenziale, di pochissime parole e, dopo tante fracassonate, ritrova il lato più umano del suo cinema.

Il regista era infatti caduto malamente in disgrazia con il flop di Suicide Squad, seguito da quella che doveva essere la nascita di un franchise fantasy per Netflix, Bright, però abortito sul nascere. Solo nel 2024, con The Beekeeper ha ritrovato successo al botteghino, grazie più che altro a una smaccata dose di ironia a rendere digeribile un ennesimo film machista e repubblicano con Jason Statham. Con lo stesso attore aveva provato un'operazione un po' più empatica nel successivo A Working Man, sceneggiato con Stallone, ma non era andata altrettanto bene. Ora finalmente Ayer rinnova il sodalizio con Brad Pitt, qui anche producer con la sua Plan B, insieme al quale aveva firmato Fury, uno dei suoi film migliori. Pur spogliatosi dalla banalità di giustizieri un tanto al chilo, il regista non sfugge del tutto al filone conservatore, che vuole parlare degli eroi di guerra, martiri americani, di nobili intenti e disposti al sacrificio in nome di non si sa bene cosa. Dicono di aver conosciuto l'inferno nella guerra e la crudeltà degli uomini, ma quegli uomini sono sempre i nemici, perché i fratelli in armi vengono immediatamente santificati.

Si tratta stavolta di una retorica che resta per lo più sottotraccia, destinata a riemergere come un fiume carsico solo in un paio di passaggi (tra cui inevitabilmente però anche il finale...), nel complesso sommersa dal viaggio di un uomo e del suo cane, o forse di un cane e del suo uomo. Pitt affronta infatti il ruolo con spirito di sacrificio, lasciando che la vera star del film sia Odin, un cane con una zampa sostituita da una protesi e con denti in titanio. Nonostante le ferite subite in battaglia, il reduce Odin è rimasto fedelissimo a James e viceversa. I due più volte rischiano tutto l'uno per l'altro e James, normalmente severo e imperturbabile come un buon marine, si dispera quando Odin è ferito o in pericolo. Il film è tutto per loro e per i bellissimi ma crudeli paesaggi naturali dell'Alaska, un territorio selvaggio di così grande estensione che l'uomo può tornare a essere una preda.

Solo un incontro con un vecchio che risale il fiume in barca, interpretato da J.K. Simmons, spezza la solitudine dei due e arriva nella primissima parte del film, come un prologo utile a far parlare un minimo James della sua vita precedente. Così introduttivo e funzionale da essere didascalico, l'incontro funziona solo grazie alla forza dei due attori e fortunatamente si risolve in fretta, lasciando spazio a Odin e alla tragedia che innesca il viaggio di Heart of the Beast. Il film non è un'avventura Disney ma resta comunque in un registro mainstream, senza spingersi mai fino agli estremi per esempio di Arctic con Mads Mikkelsen. Per quanto Odin non possa rispondere a James, se non con i suoi occhioni molto espressivi, James gli parla piuttosto spesso, evitando che il silenzio crei un'atmosfera rarefatta o opprimente. Questo perché non si tratta di una storia di solitudine, semmai del suo contrario: quella di James e Odin è un'avventura, dura e persino disperata, ma dove si può sempre contare sulla forza del legame tra uomo e animale.