LASCIAMI ANDARE

Locandina Un film di Stefano Mordini. Con Stefano Accorsi, Valeria Golino, Maya Sansa, Serena Rossi, Antonia Truppo, Lino Musella, Elio De Capitani, Ludovico Benedetti, Paolo Braghetto. Genere Drammatico - Italia, 2020. Durata 98 minuti circa.Un thriller intriganteUn uomo scopre che la nuova proprietaria della sua ex casa sente la voce di suo figlio mortodi a cura della redazione


Trama

Marco e Clara erano una coppia felice il giorno in cui si sono trasferiti con il loro figlioletto Leo in una bella casa veneziana con una caratteristica incantevole: una delle stanze si trasforma in una camera oscura che proietta sule pareti le immagini fluttuanti del Canal Grande. Purtroppo però quella casa si trasforma in un luogo davvero buio quando Leo muore a soli cinque anni. Passa il tempo e Marco, divorziato da Clara e trasferitosi in una nuova casa, ha ritrovato una misura di serenità con Anita, che aspetta un figlio da lui. Ma una misteriosa imprenditrice, Perla Gallo, avvicina l'uomo per dirgli che ha comprato la sua vecchia casa e che suo figlio avverte la presenza di Leo nella sua stanza. Da lì per Marco e Clara inizia la ricerca di una verità seppellita nella memoria.

Lasciami andare, complice la location veneziana e il tema centrale della perdita di un figlio con i suoi riflessi sulla vita di coppia, rimanda immediatamente a A Venezia.... un dicembre rosso shocking (e la morte di Leo avviene, guarda caso, proprio a dicembre). Ma il film di Stefano Mordini vive di vita propria riuscendo a raccontare, attraverso i canoni del genere, un lutto inaccettabile.

La narrazione è semplice e lineare, la regia pulita e quasi didascalica, ma sono stratagemmi utili ad ancorare una storia devastante, i cui toni extrasensoriali andavano compensati da una sceneggiatura (di Mordini con Francesca Marciano e Luca Infascelli) assai prosaica.


Il meccanismo noir è abbastanza farraginoso e contiene più di una forzatura, ma non è la trama gialla ad avere importanza, bensì la ricostruzione del puzzle identitario dei protagonisti dopo che un evento tragico ne ha mandato in frantumi l'esistenza. È il desiderio nostalgico di Marco e Clara a proiettare sul muro della loro quotidianità l'immagine di Leo, irreconciliabile con il loro presente da sopravvissuti. Tutto ciò che accade fuori di loro è solo una rifrazione di ciò che accade dentro e si manifesta come un'ombra, un pentimento pittorico. Marco, l'ingegnere che "cerca di tenere a galla una città che sta affondando", resta a galla a stento, ed è sua, come di Clara, la "distinzione fluttuante fra presente, passato e futuro".

In quest'ottica poco importa che i personaggi che Marco e Clara incontrano lungo il loro iter di ricerca siano poco più che cartonati, dei quali, da spettatori, notiamo la rigidità. Perché se il teatrino che ti ritrovi intorno è una tua costruzione mentale, ogni presenza ne è una marionetta (tranne chi si ribella a diventarlo, come Anita, la nuova compagna di Marco). E il tema del tempo come funzione della nostra coscienza più che come fattore oggettivo e tangibile, con buona pace di Christopher Nolan, può trovare anche una dimensione più modesta e quotidiana come quella di Lasciami andare, che sceglie l'accessibilità narrativa per rappresentare l'irrappresentabile.