RITORNO A BUENOS AIRES

Locandina Un film di Marco Bechis. Con Adriano Giannini, Ana Celentano, Veronica Gerez, Adrián Fondari, Olivia Nuss, Paula Cohen, Marcelo Chaparro, Maria Laila Fernandez, Marcela Serli. Genere Drammatico - Italia, Brasile, 2026. Durata 104 minuti circa.Una repressione clandestinaIl percorso di un uomo che porta dentro di sé la propria zona d'ombra: piegato dalla tortura, parlò denunciando i suoi compagni.di Pedro Armocida


Trama

Buenos Aires, 2008. Dopo trentatré anni, trascorsi in Italia, Mariano Guerra, medico italiano, torna in Argentina per testimoniare al processo contro gli ex militari che lo sequestrarono, torturarono e resero schiavo durante la dittatura militare. Mariano è uno dei pochi sopravvissuti a quella tragedia e porta con sé un peso che nessuna sentenza può alleggerire. Il ritorno a Buenos Aires lo costringe a confrontarsi con ciò che significa essere rimasto vivo.

Marco Bechis torna al suo Garage Olimpo per raccontare le conseguenze delle barbarie delle dittature sulle persone anche dopo decenni.

Il cuore del film è infatti il rapporto tra la vittima e il suo aguzzino che il regista, padre italiano e madre cilena, conosce bene essendo stato protagonista, nell'aprile del 1977 a Buenos Aires, durante la dittatura militare, di un sequestro da parte della polizia argentina che lo rilasciò quattro mesi dopo. Bechis sposta la sua vicenda personale, già raccontata nello sconvolgente Garage Olimpo, su quella del suo protagonista, Mariano Guerra, che, dopo 33 anni dai fatti passati in Italia, viene convinto a tornare in Argentina per testimoniare contro i suoi aguzzini.È proprio questa seconda parte del film a convincere di più anche se la prima è perfettamente propedeutica perché serve a raccontare che, per decidere di tornare dai tuoi aguzzini, ci vuole molto coraggio che - lo sappiamo - se uno non ce l'ha, non se lo può dare. Mentre invece, dopo molte riflessioni che intuiamo, perché fortunatamente il film lavora sui non detti, il personaggio, interpretato in maniera magistrale da Adriano Giannini nel ruolo della sua carriera, prende questa decisione che sarà per lui devastante. Perché arrivato a Buenos Aires, insieme ad altri sopravvissuti, sarà ospitato negli alloggi del Ministero della Giustizia che non sono poi così lontani dall'idea di prigione. Infatti lo vediamo 'scappare' spesso dall'edificio. Tra questi detour c'è proprio la visita al suo Garage Olimpo che rappresenta uno dei momenti più forti e drammatici, oltre a essere stilisticamente riusciti, di tutto il film.
Sono giorni in cui Mariano ritrova persone che hanno condiviso la prigionia mentre il giorno della sua deposizione sembra essere così lontano. C'è tutto il tempo per aprire un'altra voragine nella sua vita che riguarda il suo 'collaborazionismo' all'epoca in Garage Olimpo dove era rimasto ad aiutare la macchina della morte sedando le future vittime che salivano sui camion per finire sugli aerei che li avrebbero gettati nel Rio de la Plata (ma, viene detto, i corpi da quelle altezze si disintegrano prima). Capiamo così perché, all'arrivo al processo, Mariano non viene accolto con calore dai suoi ex compagni di disavventura. La sceneggiatura, scritta dal regista con Vijaya Bechis Boll, rende più complicato per lo spettatore capire bene se sia del tutto vittima o del tutto carnefice. Ma quando, in questi passaggi temporali, Mariano ha pure l'occasione di incontrare, in uno dei bagni comuni del tribunale, il medico a capo della sua struttura che lo aveva prima torturato e poi sottomesso al suo controllo, ha un episodio di incontinenza che racconta la drammaticità di questa dipendenza. La violenza perpetuata dal potere, in questo caso quello della dittatura militare argentina, nei confronti dei supposti oppositori, prende dunque in Ritorno a Buenos Aires una complessità che scuote lo spettatore anche perché la giudice del processo dice a Mariano di fare attenzione: «Si può entrare testimoni e uscire imputati».
Adriano Giannini costruisce il suo personaggio proprio intorno a questo rapporto di sottomissione che è così profondo da portare la vittima a provare una colpevole vergogna anche per le violenze dei suoi carnefici. L'episodio del medico di Garage Olimpo racconta anche come l'impunità dei carnefici nei Paesi in cui si è passati da una dittatura a una democrazia, fa sì che quelle stesse persone continuino a esercitare il proprio mestiere in una sorta di diabolica continuità. Una storia che conosciamo bene anche alle nostre latitudini.
Marco Bechis riesce a costruire un film di impegno civile, asciutto ed essenziale, come non eravamo più abituati a vedere nel nostro cinema. Ma Ritorno a Buenos Aires è anche un teorema sul trauma che resiste e vive nelle vittime per sempre (restando ai film in concorso insieme a questo alla 83a Mostra Internazionale d'Arte Cinematografico anche Mr. Nelson, Did You Kill People? di Shinya Tsukamoto lavora sul disturbo post traumatico di un ex soldato in Vietnam) e che neanche una sentenza del tribunale può cancellare. Anche se fare la scelta giusta può aiutare.