Un film di Jean-François Richet. Con Jason Statham, Chaneil Kular, Ramon Tikaram, Jason Wong, Annabelle Wallis, Adrian Lester, Arnas Fedaravicius, Roland Møller, Ben Cartwright, Lee Charles, Steven Blades, Caroline Glass, Andrei Nova, Donking Rongavilla, Maethi Thapthimthong, Marvin Campbell, Dacio Caballero, G Ryckewaert, Dom Dumaresq, Mark Archer (II). Genere Azione - Regno Unito, USA, 2026. Durata 95 minuti circa.Jason Statham è tornato!Dopo che il suo capo, un industriale miliardario, viene assassinato davanti ai suoi occhi, Cole Reed viene incastrato e costretto alla fuga mentre cerca di smascherare una cospirazione internazionale.di Marzia Gandolfi
Cole Reed, poliziotto e veterano delle forze speciali britanniche, riconvertito a Bangkok nella sicurezza privata, si ritrova accusato dell'omicidio di un magnate del trasporto marittimo chiamato a proteggere. Ricercato dalla polizia tailandese si imbarca sotto falsa identità su un cargo della compagnia del miliardario, comprendendo molto presto che tutti (o quasi) quelli che lo hanno incastrato sono a bordo. Un equipaggio corrotto che dovrà fare i conti con la sua collera.
Mentre i blockbuster estivi si contendono il botteghino a colpi di epica, supereroi, dinosauri piumati e scientificamente accurati, Jason Statham prosegue imperturbabile per la sua strada. Capace di affrontare tutti i pericoli con pragmatismo, l'attore britannico continua a collezionare film 'de menare' con la regolarità di un metronomo. La storia sta tutta in un biglietto di imbarco e va bene così. Un giorno forse Jason Statham, ultimo 'action man' old school, la smetterà di interpretare il tizio tranquillo che scatena l'inferno rivelando il suo passato da ex poliziotto, ex militare, ex agente segreto o sicario perché qualcuno gli ha fatto un torto o lo ha fatto a qualcuno che amava, ma fino ad allora ne godiamo e ne vogliamo ancora. Statham è Statham. Il problema e la soluzione insieme.
Tecnicamente non interpreta lo stesso personaggio, ma l'energia e la meccanica del corpo, la quieta autorevolezza e la precisione immobile (attende sempre che l'avversario finisca nel suo perimetro di gioco), sono simili da un film all'altro, al punto che potremmo raccordare The Transporter e Mutiny senza che lo spettatore batta ciglio. Se la storia è nota, a cambiare è il terreno d'azione, un cargo carico di villain che il nostro farà cadere come birilli il tempo di una traversata in alto mare. Come già ampiamente dimostrato, Statham adora trasformare gli spazi angusti in arene, dove regola i conti a pugni e senza bisogno di fare della filosofia. In Mutiny i corridoi stretti, i vani metallici, i ponti, le sale macchine e le stive immense si trasformano in trappole che possono celare un nemico o rivelarsi rifugi temporanei per leccarsi le ferite e apparecchiare il prossimo attacco. Il portacontainer non è insomma un puro dècor ma una struttura attiva di cui il film sfrutta la geografia con autentico entusiasmo. E poi ovviamente c'è lui, Jason Statham, che da più di vent'anni assesta pugni con collera fredda e una credibilità sorprendente. Ogni colpo ha il suo peso drammatico e l'attore non ha rivali nel rendere efficace una coreografia brutale. I corpo a corpo privilegiano l'efficacia all'esibizionismo, pochi trucchi digitali e tante botte da orbi, ben leggibili, come piacciano ai fan del genere. La sequenza sulla tromba delle scale dove Statham abbatte una decina di mercenari che spuntano a ondate, è un momento di vera goduria quanto il duello finale su una passerella scaltramente mal fissata, a beneficio dell'adrenalina e dello spettatore. Ma forse la sorpresa più spettacolare è vederlo spuntare dall'occhio di cubia, risalire la catena dell'ancora e scalare la murata di prua che serve la traiettoria del suo corpo. Il pericolo continua ad essere il suo migliore argomento. Se l'eroe incarnato da Statham possiede una certa consistenza, il resto dei personaggi - di cui la Marina americana ci fornisce vaghe informazioni che avremmo facilmente intuito - non sono altro che un espediente per rafforzare il coinvolgimento emotivo, come i migranti intrappolati nel ventre della nave o la bionda sottotenente del mercantile, madre di famiglia, pronta venire in aiuto al protagonista (Annabelle Wallis). In Mutiny è soprattutto la vendetta a guidare l'azione (come sottolinea il Cole Reed nella battuta finale) e una serie B che assume il suo programma senza complessi. Diretto da Jean-François Richet (Nemico Pubblico N. 1, Blood Father, The Plane), anomalia francese nel paesaggio d'azione americano, questo thriller marittimo non rivoluziona il genere e fa quello che gli si chiede: distribuire mazzate in alto mare, garantire una dose di gore e fissare un eroe indistruttibile e spavaldo che riprende servizio e rilancia la giacca in denim, evergreen della moda fatto per durare, come lui. Salite a bordo a occhi chiusi e godetevi il viaggio.