THE ECHO CHAMBER

Locandina Un film di Andrea Pallaoro. Con Luca Marinelli, Alicia Vikander, Susan Sarandon, Ann Akin, Peter Coonan, Antonia Fotaras, Aomi Muyock. Genere Drammatico - Italia, 2026. Durata 120 minuti circa.Ghost story e love story che prende la forma di un rituale doloroso di rara eleganzaL'ultima opera firmata da Bernardo Bertolucci, autore del soggetto e della sceneggiatura.di Tommaso Tocci


Trama

Leo fa il produttore musicale e vive a Londra. Il suo progetto più importante lo vede collaborare
con Ava, cantante e icona che si era ritirata dalle scene ma che lui ha saputo convincere a
tornare per un nuovo album, sul quale i due lavorano dall'appartamento dell'uomo. A fargli visita
c'è spesso anche Anne, infermiera a domicilio a cui si è rivolto per un mal di schiena debilitante.
La frequentazione con la ragazza diventa però sentimentale oltre che professionale, e tra i due
si fa strada un rapporto ambiguo che è ulteriormente complicato dal bisogno che Leo sviluppa
per i farmaci antidolorifici prescritti da Anne.


Tutto girato dentro un singolo appartamento, il nuovo film di Andrea Pallaoro è insieme ghost story e love story, prendendo la forma di un rituale doloroso ma di
rara eleganza. Quella tra Leo e Anne è la più recente di una serie di connessioni spezzate che
hanno segnato finora il cinema di Pallaoro, visto l'ultima volta in Monica e prima
ancora in Hannah, interamente costruito sul volto di Charlotte Rampling.


Stavolta l'avatar del regista è maschile, anche se la dimensione femminile è ben presente nelle
due forze opposte (Vikander e Sarandon, entrambe eccellenti in due prove libere da barriere e
schermature) che visitano la sua dimora e che si alternano nel dargli conforto e disperazione. Il
Leo di Luca Marinelli è uno spirito inquieto che infesta il suo stesso salotto, condannato a vivere
lo spazio di una storia d'amore ma non il suo tempo. E proprio quello spazio, che lo spettatore
imparerà a conoscere intimamente grazie ai morbidi movimenti di macchina che lo esplorano,
contribuisce a un peculiare e affascinante senso di straniamento essendo un appartamento
romano - dove sono avvenute le riprese - sotto (non)mentite spoglie londinesi.
Nella raffinata sceneggiatura di Bernardini e Rampoldi (che completano l'ultimo lavoro di
scrittura di Bernardo Bertolucci, con il quale lo avevano inizialmente sviluppato) c'è l'ambizione
di provare meccanismi inconsueti, trasformati poi da Pallaoro in momenti di grande cinema che
non si vedono spesso nel panorama nostrano. È un film che può alienare perché procede per
scarti metonimici, ma la sua architettura fatta di distanze e ripetizioni ha dei picchi notevoli, su
tutti una sequenza rivelatoria legata alla canzone interpretata da Susan Sarandon.


La sua Ava è l'unica capace di spingere Leo all'azione, e sarà incidente scatenante di un ultimo
atto che può apparire brusco ma che diventa sempre più inevitabile a posteriori. In esso, così
come più in generale nella figura di Ava (una grande artista la cui legacy il
protagonista si trova a influenzare, forse contaminare) si può scorgere l'ombra lunga di
Bertolucci, altra presenza che aleggia in un film tanto essenziale nelle componenti quanto pieno
di suggestioni e di echi.
Non c'è dubbio che si tratti del miglior film tra i quattro realizzati finora da Pallaoro, che si
supera e forse si mette più in gioco, oltre a regalare una splendida e originale meditazione sulla
fragilità e sulla dipendenza nel regno dei sentimenti. Dentro ci possiamo leggere una simbologia

di ciò di cui è fatta una relazione e - forse anche più sorprendentemente - di cosa è fatta la sua fine.