SERPENTI

Locandina Un film di Roberto De Paolis. Con Leonardo Lidi, Alessandro Borghi, Pietro Castellitto, Valeria Golino, Daniele Parisi, Francesca Solombrino, Martinus Tocchi. Genere Drammatico - Italia, 2026. Durata 88 minuti circa.Tragicomico e kafkianoPaolo confessa l'omicidio della moglie ma nessuno lo arresta: tra burocrazia e assurdo, resta intrappolato in un paradosso kafkiano senza redenzione.di Pedro Armocida


Trama

Paolo Marra ha ucciso sua moglie, senza un perché. Divorato dal senso di colpa, decide di costituirsi: vuole pagare, scontare la pena, ridare dignità alla donna che ha ucciso e a sé stesso. Tra poliziotti distratti, avvocati zelanti, cartomanti e complicati cavilli burocratici, nessuno lo prende sul serio. L'uomo si scopre vittima di un paradosso kafkiano: per quanto lo desideri, non riesce a farsi arrestare. Il perfetto capro espiatorio di una società grottesca che ignora chi vuole redimersi.

Nell'interessante percorso di Roberto De Paolis Maino di osservazione della realtà, dopo Cuori puri e Princess, ecco Serpenti solo apparentemente slegato dal mondo reale ma che, proprio nella cifra del grottesco, crea un ribaltamento profondo che va al cuore delle cose.

Merito sicuramente della sceneggiatura, scritta dai Fratelli D'Innocenzo insieme al regista, che costruisce sapientemente l'assurdità della vicenda di un uomo che si costituisce alla Polizia reo confesso dell'omicidio della moglie ma che entra all'interno di un iter burocratico kafkiano in cui non riesce ad affermare la sua colpevolezza. Naturalmente l'utilizzo del tono grottesco è paradossale per cercare di raccontare come la violenza sulle donne faccia magari più fatica a essere immediatamente percepita come tale. Ecco allora il primo essere umano con il quale si confronta il protagonista del film - uno straordinario Leonardo Lidi (ma è proprio la scelta e la direzione di tutti gli attori uno degli aspetti più apprezzabili) - ossia il piantone di Polizia interpretato da Daniele Parisi, a circoscrivere il perimetro di azione del reo confesso che, da quel momento in poi, non riuscirà più a esercitare la sua volontà di scontare la sua pena per il reato che ha commesso. Ci sono prima le carte da compilare e poi bisogna convincere il dirigente di Polizia «perché sa quante persone vengono qui ogni giorno a dire di aver fatto questo o quello?», dice il personaggio interpretato da Alessandro Borghi. A lui il compito di rallentare ancora di più il processo di verifica della situazione raccontata dall'omicida che, sempre in maniera paradossale, inizia a dubitare di essere stato veramente lui il colpevole.
In questo ribaltamento della realtà, il carico, diciamo così, da novanta lo butta giù il suo avvocato d'ufficio (Pietro Castellitto) che, per mestiere, è già convinto di poter dimostrare l'innocenza del suo assistito e quindi di poterlo scagionare dando tutte le colpe delle motivazioni e addirittura della azione omicida alla moglie stessa. Anche la misteriosa figura della cartomante (Valeria Golino) lavora per instillare nel protagonista l'idea di reiterare il suo delitto per liberarsene.
Siamo lontani da quello che era più un giallo dell'anima, il capolavoro di Giuseppe Tornatore Una pura formalità girato all'interno di un commissariato, ma, anche in Serpenti, il meccanismo paradossale inserito in testa al film e portato avanti per tutta la sua durata curiosamente non stanca perché la sceneggiatura e la regia hanno la capacità di lavorare su piccoli detour narrativi e su scelte formali (grazie anche al montaggio di Paola Freddi) che accompagnano con forza l'idea iniziale.
Molto efficace è anche la scenografia, per esempio quella del commissariato, che rende assolutamente realistico e riconoscibile il mondo in cui il protagonista si muove e che, ognuno di noi, anche solo per aver fatto il passaporto, ha in un certo qual modo lambito.
Ecco è proprio questa restituzione di una vicinanza dei meccanismi burocratici dello Stato a rendere il film molto più inquietante di quello che potrebbe sembrare perché il grottesco, alla fine, si trasforma in realismo.