Un film di Paul Dugdale. Con Katy Perry. Genere Concerto - USA, 2026. Durata 132 minuti circa.Katy Perry, una delle artiste pop più iconiche della sua generazioneUn'esperienza immersiva che mette in risalto la grandiosità, l'energia e l'ambizione visiva del tour mondiale dell'artista Katy Perry.di Emanuele Sacchi
C'è un momento in cui il concerto smette di essere soltanto un concerto e diventa una
macchina spettacolare progettata per non lasciare un centimetro di palco inutilizzato. Katy
Perry - The Lifetimes Tour Live from Paris appartiene precisamente a questa categoria:
un film-concerto pensato per l'IMAX, costruito per amplificare ogni dettaglio di uno show
già concepito come un gigantesco dispositivo di intrattenimento. A occuparsi della
trasposizione cinematografica è Paul Dugdale, veterano dei documentari musicali, autore
di numerosi concert movie dedicati ad alcune delle più grandi popstar contemporanee. La
sua esperienza si avverte soprattutto nella qualità della resa audiovisiva, nitida,
spettacolare e perfettamente calibrata per restituire allo spettatore la sensazione di
trovarsi dentro l'arena.
Il repertorio, naturalmente, è quello che i KatyCats si aspettano: le hit che hanno costruito
la carriera della cantante sono tutte al loro posto, incastonate in una scaletta che procede
per accumulo e non rinuncia praticamente a nessuna delle trovate associate al suo
immaginario. Ma il vero protagonista dello show è forse il corpo stesso di Katy Perry,
sottoposto a una prova di resistenza che sembra non avere fine.
La cantante cambia
continuamente costume, posizione, registro e coreografia, trasformandosi di volta in volta
in diva, performer, ballerina, acrobata o protagonista di un musical kitsch e coloratissimo.
Anche la struttura del film asseconda questa duplicità. Le tradizionali immagini in bianco e
nero dedicate al backstage fanno da contraltare al tripudio cromatico del concerto e
suggeriscono quanto lavoro ci sia dietro l'apparente spontaneità della macchina pop. Katy
Perry emerge come una perfezionista instancabile, impegnata a controllare ogni elemento
dello spettacolo e a trasformare ogni canzone in un numero autonomo. Se sul palco tutto
deve sembrare facile, naturale e inevitabile, il backstage ricorda invece che dietro quella
facilità c'è una quantità impressionante di preparazione.
Il rapporto con il pubblico è altrettanto centrale. Il fan service è totale e programmatico:
non ci si limita a mostrare la folla in adorazione, ma la si trasforma in parte dello show. Sul
palco finiscono spettatori scelti direttamente tra le migliaia presenti, da due tenerissime
gemelline ai personaggi più eccentrici e freak, che sembrano incarnare la dimensione più
giocosa e inclusiva della comunità dei fan. È un meccanismo antico quanto il pop, ma Katy
Perry lo porta a un livello quasi industriale: ogni spettatore può diventare protagonista per
qualche minuto, purché contribuisca alla grande festa collettiva.
Dugdale asseconda tutto questo senza cercare di imporre una particolare visione
autoriale. La macchina da presa segue, esalta, moltiplica i punti di vista e soprattutto
valorizza la dimensione fisica dello spettacolo. Il formato IMAX diventa così parte
integrante dell'operazione: scenografie gigantesche, effetti luminosi, costumi e coreografie
sono concepiti per occupare tutto il campo visivo e trasformare il cinema in un'estensione
dell'arena. Non è tanto la dimensione documentaria a interessare quanto la possibilità di
ricreare, per chi non c'era, un'esperienza sensoriale il più possibile prossima a quella dal
vivo.
Rimane, naturalmente, una certa ambivalenza. Come spesso accade con Katy Perry, il
sentore di plastica è in agguato. Tutto appare levigato, confezionato, colorato,
perfettamente commestibile: la trasgressione è addomesticata, l'eccesso è progettato e
persino l'imprevisto sembra avere il proprio spazio già previsto dal copione. È un pop che
non sembra avere alcuna intenzione di sporcarsi le mani con l'ambiguità o con
l'imperfezione.
The Lifetimes Tour Live from Paris è un monumento allo spettacolo e alla relazione tra una
popstar e il suo pubblico. E proprio per questo funziona soprattutto per chi è già disposto a
lasciarsi conquistare. Se si cercano complessità, rischio o una qualche forma di
reinvenzione dell'immaginario pop, difficilmente saranno queste le coordinate giuste. Se
invece si desidera vedere Katy Perry portare all'estremo la propria idea di intrattenimento,
l'operazione è pressoché inattaccabile. Perché forse, per una volta, non c'è nessun
secondo fine da cercare: la festa è il contenuto.