KETTICÈ

Locandina Un film di Giovanni Tortorici. Con Salvatore Gallina, Rachele Testagrossa, Monica Bellucci, Tommaso Cristiano Wirz, Stefania Raffadali, Ida Poerio. Genere Commedia - Italia, 2026. Durata 107 minuti circa.Un adolescente in cerca di senso all'interno di un mondo programmaticamente insensatoUn film che esplora la ricerca di sé, il distacco e il desiderio di libertà tipici dell'adolescenza.di Paola Casella


Trama

Palermo, 2012. Giulio Uberti ha 16 anni e nessun posto nel mondo. Figlio di una coppia
ricchissima e fortemente disfunzionale, di un padre distratto e una madre delegittimante, vive in un
palazzo principesco e frequenta un liceo privato dove l'insegnante di lettere insulta periodicamente
l'ignavia dei suo otto studenti, etichettandoli "braccia tolte all'agricoltura". La fidanzatina Elena
molla il ragazzo da un momento all'altro, una compagna lo corteggia, gli amici lo accompagnano
nei vagabondaggi notturni a base di erba e sambuca. Giulio trova l'anima gemella, o il suo doppio,
in Ketty Mendola, che "è bona e picchia forte", e che percorre con lui la città in minicar, alla
perpetua ricerca dello sballo giusto. Il ragazzo fa sega a scuola, nasconde alla madre il pagellino
pieno di insufficienze gravi, non si allena più a calcio (tanto la sua squadra perde sempre), flirta un
po' con la sua groupie, ma non con Ketty, che è vergine e di cui comunque ha un innato rispetto.
Intorno a lui l'Italia dei reality e di Berlusconi, le risse di strada (fra ragazze) e la troika autoritaria:
gli sbirri, la scuola, i genitori.

Ketticè è l'opera seconda del neotrentenne Giovanni Tortorici, componente della
factory di Luca Guadagnino da quando ha lavorato con lui alla serie We Are Who We Are, e se il suo film d'esordio, Diciannove, illustrava la quotidianità scomposta di
un, appunto, diciannovenne alle prese con l'ingresso nel mondo adulto, Ketticè
regredisce nel tempo verso la piena adolescenza, in una Palermo dove piccola e grande borghesia
si incontrano sulle strade della bamba (Ketty ha uno zio in galera per mafia, Giulio una nonna che
cita il Gattopardo e una ex che riabilita Mussolini, considerandosi un'intellettuale perché legge libri
e vede un sacco di documentari).


Tortorici ci catapulta in questo mondo distopico (ma realistico) e dentro l'angoscia esistenziale di
Giulio, che è il perfetto precipitato di una società allo sbando, in cui i programmi della De Filippi
hanno già fatto il loro danno e Berlusconi risulta simpatico agli italiani anche quando pulisce la
sedia di Travaglio a Servizio Pubblico (gennaio 2013, per datare l'evento). Il ragazzo è l'unico a
rendersi conto, in modo subliminale, di avere bisogno di quell'aiuto che non gli arriverà certo dalla
madre insultante o dal padre aristocraticamente scollegato, né dai suoi insegnanti frustrati che
denunciano la sua mancanza di interessi senza saperne suscitare alcuno.
Il regista e sceneggiatore si diverte con i ralenti e le inquadrature studiate, compone una colonna
sonora che comprende Fabri Fibra e Flo Rida + Keisha (che citano i Dead or Alive di metà anni
Ottanta, ovvero prima della nascita di Giulio & friends), il cantante neomelodico catanese Gianni
Vezzosi e Nino D'Angelo come il libanese Marcel Khalife, e che fa da canto coreutico alle azioni in
scena. Tortorici dà carta bianca anche alla musicalità jazz del dialetto dei suoi protagonisti
(consigliamo di moltiplicare i sottotitoli, per noi non palermitani) e spesso fa pipì fuori dal vaso, il
che è auspicabile per un nuovo autore, ma richiederebbe una maggiore presenza produttiva (la
cordata di produzione è impressionante), non per sminuirne l'ispirazione, ma per arginarne il facile
onanismo.

La scelta degli interpreti qui è fondamentale, e mentre i due protagonisti, Salvatore Gallina e la
strepitosa Rachele Testagrossa (Giulio e Ketty), sono eccezionali per naturalezza, con Testagrossa
davvero ipnotica e magistrale nel dare corpo ad un personaggio femminile originale e convincente
(e qui la lode va anche al Tortorici sceneggiatore che l'ha immaginata e costruita), alcuni degli
attori e non attori di contorno sono eccessivamente amatoriali, in primis Monica Bellucci che si cala
nei panni della madre di Giulio apparentemente come concessione promozionale al film.
Tortorici ha un grande orecchio per l'autenticità dei dialoghi e per l'esplicitazione dei rapporti
disadattivi, usa un montaggio sincopato che si libera dei tempi morti per raccontare la vita del
protagonista che è un tempo morto che cammina, si colloca come un funambolo sul crinale della
piccola storia ignobile italiana che ha devastato una generazione (la sua) e segnato una deriva
irreversibile attraverso la tragedia (per molti versi ridicola) di un anello debole della catena
esistenziale: un adolescente in cerca di senso all'interno di un mondo programmaticamente

insensato. E lo slang di questa gioventù bruciata la cui massima aspirazione è diventare campione
di Ruzzle è irresistibile (anche dal punto di vista comico) e infinitamente citabile.