TONY - DIARIO DI UN GIOVANE CUOCO

Locandina Un film di Matt Johnson. Con Dominic Sessa, Antonio Banderas, Leo Woodall, Emilia Jones, Stavros Halkias, Michael Jibrin, Monica Raymund, Rich Sommer, Dagmara Dominczyk, Allyn Burrows, Zele Avradopoulos, Michael Owen (III), Pete Dancy, Danny Beaton, Mark Burzenski, Max Derderian, Jane Howes, Marcela Jaramillo. Genere Biografico - USA, 2026. Durata 106 minuti circa.Il coming of age sul cuoco più famoso del mondoLa storia dell'influente chef, scrittore e giornalista statunitense di viaggi Anthony Bourdain.di Paola Casella


Trama

1975. Tony è uno studente diciannovenne iscritto al Vassar College che sogna di diventare uno scrittore e concorre per una borsa di studio che finanzi lo sviluppo di un suo primo, ipotetico romanzo. È convinto di avere in tasca quella borsa grazie alla sua parlantina, e ci tiene soprattutto a convincere sua madre di non essere il cialtrone che lei crede. È anche innamorato di una compagna di scuola, Nancy, e per farsi bello con lei le assicura di avere già vinto quel riconoscimento. Quando scopre che invece è andato a un'altra studentessa decide di partire per Provincetown, la cittadina balneare di Cape Cod dove Nancy si è trasferita per l'estate, convinto di poterla conquistare. A Provincetown Tony trova lavoro come lavapiatti presso un fast food di pesce capitanato da Ciro, un individuo latinoamericano bizzarro ma generoso, e popolato da uno staff sui generis fra cui spicca Sal, tanto carismatico quanto collerico e ingestibile. Sarà questa la sua improbabile introduzione al mondo dell'alta cucina che lo renderà celebre nel mondo.
Tony, diretto dal regista indipendente Matt Johnson e scritto da Todd Bartels e Lou Howe, narra gli inizi della vita professionale del celebre cuoco, scrittore e personalità televisiva Anthony Bourdain, attingendo liberamente ad alcuni episodi narrati nel memoir "Kitchen Confidential".
È il ritratto affettuoso di una personalità complessa e originale, ma anche di un ragazzo minato da una profonda insicurezza, confuso e scombinato, in cerca della propria identità e in balia dei propri desideri scomposti.
Johnson sceglie di uscire dai canoni standard del biopic agiografico e racconta il suo protagonista attraverso una costruzione altrettanto (deliberatamente) sconclusionata e caotica, come se il film stesso fosse in preda allo sturm und drang e alla confusone esistenziale di Tony. Gli altri personaggi del film, in particolare Sal, ma anche i suoi compagni di lavoro e il capo Ciro, sono personalità altrettanto anomale e imprevedibili, e questo rende il racconto divertente e la messa in scena originale e convincente proprio nella sua eccentricità. Tony è un bugiardo compulsivo non tanto perché voglia ingannare il prossimo, quanto perché cerca disperatamente di inventarsi un'identità più interessante della propria e di attribuirsi un talento che teme di non possedere.
A incarnare il giovane Bourdain è uno degli attori giovani più promettenti della scena cinematografica indipendente americana, Dominic Sessa, che abbiamo visto tenere testa a Paul Giamatti in The Holdovers - Lezioni di vita ed esibirsi come mago truffatore in Now You See Me Now You Don't. Ma il vero mattatore del film è Ciro, il cuoco interpretato da Antonio Banderas con un mix di bonomia e follia che è profondamente nelle corde dell'attore spagnolo. Completano il cast Leo Woodall nei panni del vulcanico Sal, Emilia Jones in quelli di Nancy e il comico e podcaster Stavros Halkias, visto recentemente in Bugonia, nel ruolo dell'aiuto cuoco Stavros.
Tony è più un coming of age che un biopic, nel senso che non è facile, e del resto non è così importante, riconoscere nel protagonista l'Anthony Bourdain curioso e socievole (ma anche supercool) che abbiamo apprezzato attraverso le sue trasmissioni televisive (e la sua storia con Asia Argento), perché la trama funziona lo stesso, anche se illuminare la follia e la fragilità, nonché il desiderio di accettazione, del protagonista da giovane gettano una luce particolare sul suicidio del celebre cuoco, avvenuto nel 2018 a 61 anni. Johnson fa di Bourdain una sorta di Martin Eden, e del suo film un'ode stravagante a tutte le persone fuori dal comune, nonché al bisogno di ognuno di noi di essere visto e riconosciuto nella propria irrinunciabile individualità.