ROBIN HOOD - IL PREZZO DEL SANGUE

Locandina Un film di Michael Sarnoski. Con Hugh Jackman, Jade Croot, Bill Skarsgård, Katie Breen, Jodie Comer, Noah Jupe, Murray Bartlett, Elijah Ungvary, Faith Delaney, Tabitha Smyth, Beau Thompson, Alfie Lawless, Fintan Shevlin, Asher De Silva. Genere Azione - USA, 2026. Durata 122 minuti circa.Hugh Jackman rivisita la Leggenda in chiave adulta e drammaticaAlle prese con il suo passato dopo una vita di crimini e omicidi, Robin Hood si ritrova gravemente ferito dopo una battaglia che pensava sarebbe stata l'ultima.di Emanuele Sacchi


Trama

Nel 1247, in una Britannia gelida, fangosa e ancora percorsa da superstizioni ancestrali, Robin Hood vive ormai ai margini del mondo. Invecchiato e segnato da una vita trascorsa a razziare e uccidere insieme a Little John, è diventato l'ombra del leggendario fuorilegge celebrato dalle ballate popolari. Braccato da chi desidera vendicare parenti e amici caduti sotto le sue frecce, tormentato dagli incubi e dal peso delle proprie azioni, Robin intraprende un ultimo viaggio che assume progressivamente i contorni di una dolorosa espiazione.

Il cinema ha raccontato Robin Hood in quasi tutte le forme possibili: eroe cavalleresco, ribelle politico, giustiziere popolare, icona disneyana, perfino figura postmoderna. Robin Hood - Il prezzo del sangue sceglie invece la strada più radicale: smontare il mito pezzo dopo pezzo, riportandolo a una dimensione brutale e profondamente umana. L'intento di Michael Sarnoski è quello di screditare la versione edulcorata della storia del bandito romantico, che ruba ai ricchi per donare ai poveri. In troppi l'hanno raccontata, senza rendere il mondo un posto migliore, sembra quasi dire la sceneggiatura. Rifacendosi alla tradizione più antica e crepuscolare della ballata Robin Hood's Death - già ispirazione del classico Robin e Marian - il nuovo adattamento insiste sul lato più oscuro del mito, in un mondo privo di eroi. Nell'epoca della post-verità, verrebbe da dire, la leggenda è sempre più lontana dalla realtà: che nella fattispecie è quella di un uomo che ha ucciso per sopravvivere e che, con il passare degli anni, sembra aver finito per uccidere anche per istinto, come una belva incapace di sottrarsi alla propria natura. Ogni sentiero percorso riporta Robin davanti ai fantasmi del passato: figli di uomini assassinati, antichi rivali, vittime che ritornano nei sogni come presenze accusatorie. È un viaggio circolare, quasi una maledizione, in cui ogni freccia scoccata genera una nuova richiesta di vendetta. La violenza non produce gloria, ma solo altra violenza, fino a rendere la morte l'unica possibile forma di redenzione.
Più che ai classici adattamenti dell'arciere di Sherwood, il film sembra guardare a un immaginario nordico e pagano. La natura domina costantemente l'inquadratura: foreste immerse nella nebbia, pietre megalitiche, brughiere battute dal vento, villaggi di fango e legno restituiscono un Medioevo remoto, quasi precristiano. I canti folk che accompagnano il racconto accentuano questa dimensione rituale e sospesa, facendo pensare più all'ipnosi mistica di Valhalla Rising di Nicolas Winding Refn che al tradizionale film d'avventura.
Il ritmo è volutamente rarefatto. Le sequenze d'azione sono poche, secche e feroci, prive di qualsiasi spettacolarizzazione eroica. Ogni combattimento pesa sui corpi, ogni ferita sembra definitiva. La regia insiste sui silenzi, sulle attese, sulla materia del paesaggio, trasformando il bosco in uno spazio mentale prima ancora che geografico. È un cinema che privilegia l'atmosfera rispetto al racconto lineare, accettando anche qualche momento di stasi pur di costruire una sensazione costante di ineluttabilità.
Hugh Jackman conferma quanto la figura del guerriero crepuscolare sia ormai diventata il suo habitat naturale. Dopo Logan, l'attore torna a interpretare un antieroe malandato e cicnico, carico di sensi di colpa. Un uomo consumato dalla violenza e incapace di immaginare un futuro diverso dal proprio tramonto. Il rischio di ripetersi è evidente, ma la sua presenza conferisce a Robin un'autorevolezza fisica e una malinconia che impediscono al personaggio di ridursi a semplice esercizio di stile. Molto efficace anche la figura del Lebbroso, presenza inquietante che sembra appartenere tanto alla realtà quanto a un mondo simbolico popolato di colpe, punizioni e presagi.
Pur prendendosi qualche libertà narrativa e rischiando talvolta l'eccesso di compiacimento estetico, Robin Hood - Il prezzo del sangue ha il merito di affrontare uno dei grandi miti occidentali senza alcuna deferenza. Non gli interessa raccontare la nascita di una leggenda, ma la sua decomposizione. Una lettura da film noir, cupa, quasi funebre, che sostituisce l'epica con il rimorso e il folklore con una meditazione sul peso irreversibile della violenza.