NIMRODS

Locandina Un film di Lee Kirk. Con Mckenna Grace, Mason Thames, Jenna Fischer, Jolene Blalock, Fred Armisen, Sean Gunn, Bobby Lee, Angela Kinsey, Josh Fadem, Keen Ruffalo, Billie Joe Armstrong, Jeffrey Nicholas Brown, Ignacio Diaz-Silverio, Ryan Foust, Chris Oz McIntosh, Stephanie Rose (II), Bryce Camp, Danny Frost, Laurie Frost, Thomas Preuss Harrison, Jobie James. Genere Commedia - USA, 2025. Durata 102 minuti circa.I Green Day si raccontano attraverso una commedia on the road che rielabora fatti della loro adolescenza, più che un biopic celebrativo un coming of ageUna scatenata commedia di formazione on the road ispirata ai primi anni dei Green Day che vede la partecipazione della stessa band.di Emanuele Sacchi


Trama

Tre adolescenti di Kansas City trascinano le loro esistenze marginali, accomunati dalla passione per il punk rock (insieme sono gli Analog Dogs) e dal sogno di sfondare nella musica per uscire dai guai quotidiani. Complice uno scherzo di Wayne al fratello minore Tommy, quest'ultimo parte insieme a Fred e Chad per Los Angeles, convinto di essere stato invitato ad aprire per il concerto di capodanno dei Green Day. Il viaggio, però, si trasforma presto in un percorso di formazione, tra incontri inattesi, amori destinati a lasciare il segno, riconciliazioni familiari e inevitabili delusioni. Mentre inseguono un mito, i tre scoprono che diventare adulti significa soprattutto imparare a fare i conti con la distanza tra le proprie aspirazioni e la realtà.

Negli ultimi anni il cinema musicale sembra oscillare tra due estremi: da una parte il biopic sempre più standardizzato, costruito secondo un identico percorso di ascesa, crisi e redenzione; dall'altra il documentario-concerto, spesso poco più che una lunga operazione promozionale destinata ai fan. Nimrods prova a sottrarsi a questa alternativa, scegliendo una terza via, quella della finzione, sotto cui si nasconde una biografia romanzata, rimaneggiata il giusto. I Green Day ci sono, ma restano sullo sfondo. Non interpretano se stessi nella fase turbolenta degli esordi né diventano oggetto di un'agiografia cronologica. Sono già un gruppo affermato, una meta lontana verso cui convergono le speranze dei protagonisti, quasi una proiezione dell'American Dream applicato alla musica.
Il titolo richiama Nimrod, uno degli album fondamentali della band di Billie Joe Armstrong, ma il film preferisce disseminare riferimenti autobiografici piuttosto che ricostruirli fedelmente. È la filosofia della way of life secondo i Green Day ad emergere, quella di ragazzi difficili e un po' matti (Basket Case si intitola il loro primo grande successo), ma in fondo di buon cuore, desiderosi di trovare spazio per la loro musica e per gridare il loro disagio a un popolo di consimili. Il mondo che circonda i tre protagonisti (e per la proprietà transitiva, i Green Day stessi) è strano e pericoloso: arrivisti, frustrati e killer psicopatici che gestiscono motel, ma Nimrods ha il merito di ritrarre i cliché di questa scalcagnata America con una leggerezza di tocco che ammorbidisce le possibili critiche.
Episodi realmente vissuti da Tré Cool e soci vengono rimescolati, spostati di contesto e attribuiti ad altri personaggi, fino a trasformarsi nel materiale di una classica commedia on the road. L'operazione è dichiaratamente libera e non pretende alcuna aderenza documentaria: ciò che interessa agli autori è utilizzare l'immaginario dei Green Day come detonatore di un racconto di formazione.
Da questo punto di vista Nimrods procede senza particolari sorprese. Tutti gli elementi del coming of age sono puntualmente al loro posto: l'amicizia destinata a essere messa alla prova, il primo amore, il rapporto difficile con la famiglia, il dolore che costringe a crescere e infine la presa di coscienza che diventare adulti significa spesso rinunciare a qualcosa, senza smettere di credere in ciò che si è. La sceneggiatura segue uno schema estremamente riconoscibile, alternando momenti di leggerezza a parentesi più sentimentali, sempre con il timore di allontanarsi troppo dai codici del cinema mainstream americano.
L'arrivo in scena dei veri Green Day sintetizza perfettamente lo spirito dell'operazione. Billie Joe Armstrong, Mike Dirnt e Tré Cool incarnano una versione quasi mitologica di se stessi: veterani che hanno attraversato le stesse difficoltà dei protagonisti e che oggi rappresentano la dimostrazione vivente di come il talento, unito alla perseveranza, possa ancora essere premiato. È la retorica più classica del sogno americano, secondo cui non bisogna arrendersi e il successo attende chi continua a credere nelle proprie capacità. Un messaggio prevedibile, ma coerente con l'identità della band e con il tono complessivamente ottimistico del film.
Naturalmente questo approccio finisce anche per limitarne le ambizioni. Nimrods evita accuratamente qualsiasi lato oscuro dell'industria musicale e preferisce smussare gli spigoli di una vicenda che avrebbe potuto interrogarsi sul rapporto tra ribellione punk e trasformazione di questo in fenomeno di massa. La componente sovversiva dei Green Day rimane confinata alla colonna sonora e all'energia dei concerti, mentre il racconto sceglie una rassicurante universalità che potrebbe adattarsi, con poche modifiche, a molte altre band.
Eppure, proprio questa scelta rappresenta anche il principale punto di forza del film. Rinunciando al biopic tradizionale, Nimrods riesce almeno a evitare la prevedibile scansione cronologica fatta di infanzia difficile, primi successi, eccessi e redenzione finale che ormai caratterizza gran parte dei biopic contemporanei. Allo stesso modo, non si riduce a un documentario mascherato, costruito esclusivamente per celebrare un tour o vendere un catalogo di canzoni. Rimane invece una commedia classica, che usa il mito dei Green Day come sfondo emotivo per raccontare il momento in cui ci si accorge che crescere non significa abbandonare i propri sogni, ma imparare a convivere con essi.
In un panorama sempre più affollato di operazioni nostalgiche, ci si può accontentare.