L'HANGAR ROSSO

Locandina Un film di Juan Pablo Sallato. Con Nicolás Zárate, Boris Quercia, Marcial Tagle, Catalina Stuardo, Aron Hernández, Renzo Fioretti. Genere Drammatico - Italia, Cile, 2026. Durata 83 minuti circa.Gli Anni Settanta in CileFilm d'esordio nella fiction del regista cileno Juan Pablo Sallato.di Tommaso Tocci


Trama

Subito prima del colpo di stato che avrebbe posto fine al governo cileno di Salvador Allende e instaurato la dittatura di Pinochet, Jorge Silva è un capitano dell'aeronautica di cui si ricorda in gioventù il valore come paracadutista, e che ora dirige un centro di addestramento per cadetti alle porte di Santiago. La mattina dell'11 settembre 1973 riceve ordini dai suoi superiori di aprire le porte della base militare e favorire la detenzione dei tanti prigionieri catturati durante il golpe. Stretto tra le pressioni dall'alto, in particolare del colonnello Jahn con il quale ha dei trascorsi, e il senso di responsabilità per le reclute che lo guardano con ammirazione come il giovane sergente Hernández, Silva dovrà fare i conti rapidamente con i propri imperativi morali.

Con eleganza concisa, il regista all'esordio Juan Pablo Sallato firma un ottimo thriller su un periodo storico ancora non ampiamente esplorato come i terribili anni settanta in Cile, epoca di brutali violenze e sopraffazioni la cui memoria è ancora viva e dolorosa. Nel cinema contemporaneo è stato il Larraín degli esordi a sfiorare il periodo della dittatura in modo tangenziale con Post mortem e No, mentre il testo di riferimento nevralgico rimane tuttora il seminale documentario La batalla de Chile di Patricio Guzmán.

L'hangar rosso arriva invece sugli schermi intriso delle preoccupazioni del presente, che viste le circostanze storiche e politiche in cui viviamo hanno riportato in auge il tema della responsabilità personale di fronte all'ingiustizia. Nello stesso anno ad esempio il cinema francese propone La troisième nuit e Notre salut, che interrogano la chiave "burocratica" che resistenza o collaborazione possono assumere in un paese appena occupato dal nemico.

Come loro, il film di Sallato mette distanza tra la sua storia e gli eventi principali, seppur minima; siamo infatti ben dentro alla stessa macchina militare, non soltanto ai funzionari di stato, e per giunta a pochi chilometri dal centro città e dalla Moneda dove si barricò Allende. È però sufficiente ad attenuare il clamore esterno per un istante, quel tanto che basta da farci entrare nella testa di Jorge Silva, personaggio realmente esistito la cui storia viene qui rielaborata in finzione. Anche il Capitano ha tempo - poco, perché la serrata sceneggiatura di Luis Emilio Guzmán abbraccia soltanto un paio di giorni a cavallo del golpe - di coltivare il dubbio su ciò che accade e di chiedersi come sia giusto procedere.

È lodevole che gli autori non ne facciano un paladino senza macchia, né un assolutista. Il volto splendidamente angolare del protagonista Nicolás Zárate riflette il denso bianco e nero della fotografia in un caleidoscopio di luci e ombre che dice tanto sul dilemma morale del personaggio. Il suo è un dissenso condizionato, fatto di preoccupazione per la moglie a casa, per ognuno dei suoi uomini, ma anche di rispetto per l'istituzione militare che non lo fa ribellare apertamente agli ordini; senza contare poi un passato personale complesso che preme per riemergere. C'è insomma uno sfaccettato spettro di negoziazione con una minaccia che pure si fa tanto più evidente ogni minuto che passa, e che tra torture e uccisioni prende rapidamente la forma degli anni che seguiranno.

In quelle fatidiche ore è racchiuso quindi non soltanto un processo di determinazione individuale, ma un trattato sul consenso politico e sulla forzatura autoritaria. Sallato si muove tra gli ambienti claustrofobici della base militare investigando la contraddizione di fondo che c'è tra la fulminea inevitabilità degli eventi (un fait accompli che sembra affrettare l'accettazione) e il naturale responso umano, con tutti i momenti di imbarazzo, confusione, remore e fragilità che ciascuno dei soldati deve affrontare internamente, e che il regista lascia accumulare dentro l'inquadratura fino a creare una tensione insopportabile.