Un film di Francesco Zippel. Genere Documentario - Italia, 2026. Durata 100 minuti circa.Un intimo ritratto dell'autore che ha trasformato l'osservazione della realtà in emozione universaleIl documentario ripercorre la vita, l'opera e l'eredità di uno dei più grandi maestri del cinema mondiale.di Raffaella Giancristofaro
Di chi parliamo, quando parliamo di Vittorio De Sica? Dell'attore elegante che esordì nel cinema dei telefoni bianchi, il cantante languido di Lodovico e Parlami d'amore Mariù, di uno dei fondatori del Neorealismo, dello straordinario direttore di interpreti, del regista che portò l'Italia a fare conoscere le sue star e a vincere per la prima volta l'Oscar (Sciuscià, 1948), di un narratore e metteur en scène modello per i registi di ogni tempo? Di tutte queste anime, compresenti in una persona di indiscusso fascino e maestria, si occupa il lavoro di Francesco Zippel. Una produzione Quoiat Films, Luce Cinecittà, Movimenti Production, SKY, in sala con Fandango e poi su Sky. Nell'anno in cui Cannes Classics offre il restauro di La ciociara (1961), Zippel rappresenta l'Italia al Festival e fa risplendere con Vittorio De Sica - La vita in scena l'eredità di una delle colonne portanti della nostra storia cinematografica, onorato dalle cineteche di tutto il mondo.
Con l'obiettivo di "andare al cuore stesso della sua visione", il documentarista specializzato in monografie (da Friedkin Uncut a Oscar Micheaux: il supereroe del cinema americano, fino a Sergio Leone - L'italiano che inventò l'America e Volonté - L'uomo dai mille volti) costruisce il suo tributo principalmente sulla disponibilità dei discendenti, per la prima volta riuniti a creare un coro non tanto di accattivanti ricordi quanto piuttosto di affettuose risonanze tra la biografia e l'arte: la vita in scena, appunto. A facilitare questa fusione della dimensione privata con quella creativa, alcune sequenze a cura dello studio di animazione Movimenti Production, sullo stile dei film di Sylvain Chomet: in questo spazio libero filtrano così con leggerezza alcuni leitmotiv biografici, come la passione per il gioco al casinò o il ménage equilibrista tra le sue due famiglie, fino a un certo punto ignare l'una dell'altra. Nell'operazione, simile a The Rossellinis, sull'altra eccentrica famiglia del nostro cinema, Isabella Rossellini inaugura e chiude il discorso, in un duetto a distanza con il figlio Christian, generoso dispensatore di informazioni sul padre, che per lui continua a vivere nella recitazione di chi ha diretto. Ma alla festa sono presenti anche Maria Teresa De Sica (figlia di Elmo, fratello di Vittorio) ed Eleonora Baldwin, figlia di Emi, sorella maggiore di Christian e Manuel) e sebbene nati entrambi dopo la sua morte, si sono ugualmente nutriti di immagini e principi stilistici del nonno anche il figlio di Manuel e Tilde Corsi, Andrea De Sica - l'autore di I figli della notte, Baby, Gli occhi degli altri, qui anche in veste di produttore - e il cugino attore e regista Brando (Mimì, il principe delle tenebre), figlio di Christian e Silvia Verdone.
Nell'impossibilità di sintetizzare la varietà dell'opera di un artigiano, che avendo praticato entrambi, sapeva con chiarezza distinguere il film d'arte da quello industriale, la struttura a mosaico non dimentica gli esiti a cui il regista era più affezionato e tiene fuori sia i film più popolari che l'ultima fase, più problematica, della sua produzione. È grazie ai ricordi di famiglia che aspetti di La porta del cielo o Umberto D assumono una profondità maggiore, facendo emergere quella capacità di cogliere l'individuo riconosciuta da tutti i registi ammiratori intervistati: da Francis Ford Coppola a Wes Anderson, anche produttore, che ricorda la spietatezza di Sciuscià, ai fratelli Dardenne, toccati dai dettagli del rapporto padre figlio in Ladri di biciclette, forse il film che più ha influenzato Ashgar Fahradi e molti altri registi iraniani, tra i tanti. Sorprendente, tra tutti, Ruben Östlund, nel tracciare, parlando del periodo neorealista in bianco e nero, la differenza tra il cinema americano, più netto nelle divisioni morali, e quello europeo, attento a fornire un "contesto che giustifichi i comportamenti". E Zippel unisce diversi punti salienti per ricordare che De Sica ha condiviso questa umanità con geni del calibro di Charlie Chaplin, Cesare Zavattini, Roberto Rossellini: una famiglia illustre che ancora ci parla.