Un film di Andrew Stanton, McKenna Harris. Con Angelo Maggi, Massimo Dapporto, Ilaria Stagni, Katia Follesa, Federico Basso, Sal Da Vinci, Gianluca Gazzoli, Jacqueline Luna Di Giacomo, Simone Mori, Blake Clark, Tim Allen, Tom Hanks, Greta Lee, Joan Cusack, Ernie Hudson, Tony Hale, Conan O'Brien. Genere Animazione - USA, Giappone, 2026. Durata 102 minuti circa.Woody e Buzz Tornano in Una Nuova AvventuraWoody, Buzz e gli altri affrontano nuove sfide tra giocattoli tradizionali e tecnologia moderna, in un'avventura Pixar piena di emozioni.di Paola Casella
Jessie è terrorizzata che la sua bambina, Bonnie, la abbandoni come avevano fatto a suo tempo l'amata Jennifer e poi Andy, perché quando i bambini crescono accantonano i giocattoli che avevano "da piccoli". Ma adesso è arrivata una nuova, inattesa rivale: la tecnologia, che attraverso mille dispositivi ruba il tempo ai giovanissimi e impedisce loro di continuare a giocare nella realtà. L'era dei giocattoli sembra dunque proprio tramontata, e gli amici di Jessie - da Rex a Dollie, da Slinky Dog a Mr e Mrs Potato - temono un imminente destino di estinzione. Quando i genitori di Bonnie le regalano un tablet, Jessie si vede perduta e chiede l'auto di Woody e Buzz, nonché di tutti gli altri amici di sempre, a partire dal fido destriero Bullseye. Nel frattempo da un container escono decine di Buzz Lightyear che individuano in Jessie e la sua stella da sceriffa il comando stellare che sono destinati a incontrare. E il Buzz originario cerca il momento giusto per chiedere a Jessie di unirsi a lei per sempre.
Toy Story 5 affronta l'elefante in salotto, ovvero il modo in cui la tecnologia e i device hanno soppiantato non solo il gioco attivo e in presenza, ma la possibilità stessa di farsi degli amici che vogliano condividere lo spazio del gioco reale invece di quello virtuale. Come da tradizione, il quinto capitolo della saga ideata da John Lasseter, che ne ha diretto i primi due episodi, affronta le più grandi paure dei bambini (e non solo): l'abbandono, la solitudine, la mancanza di amici, il sentimento di estraneità rispetto a ciò che li circonda. E lo fa andando a pescare nella memoria collettiva, in giocattoli che molti (e certamente tutti gli americani) ricordano, e in quelle promesse mancate come "vado via e ritorno" e "ti amerò sempre e comunque" che rendono l'infanzia un campo minato, anche se come al solito lo sguardo non è quello dei bambini e nemmeno quello dei loro genitori, ma quello dei giocattoli ad alto rischio di abbandono.
"Non stavolta", asserisce Jesse davanti allo spettro dell'ennesimo distacco forzato dalla persona cui è maggiormente legata. E lotterà con tutte le sue forze per avvicinare Bonnie a un'altra bambina che abbia la sua stessa immaginazione e voglia condividere con lei la voglia di divertirsi con i giocattoli di sempre, quelli concreti che richiedono uno sforzo di immaginazione per creare mondi fantastici (e aiutare i bambini a decodificare il mondo, preparandosi ad entrarci da grandi). Il rischio qui era quello di demonizzare i dispositivi e rendere i giochi e le interazioni online il cattivo di turno, ma la Pixar non avrebbe mai potuto correrlo (anche in termini economici) e dunque trova il modo di mediare, innanzitutto attraverso uno stratagemma geniale: dare un ruolo importante in questa storia agli antesignani di quei device, presto superati e per questo accantonati nei cassetti di casa. La velocità di rinnovamento delle nuove tecnologie, per non parlare dell'obsolescenza programmata, fanno sì che il destino di Jessie e i suoi amici incomba anche su quei dispositivi che rappresentano la novità per i bambini che li usano, ma che verranno rottamati in tempi sempre più brevi: e questo fa di loro degli alleati naturali di Jessie e compagni molto più che i loro nemici.
I veri cattivi restano le mean girls da scuola elementare che escludono Bonnie dai giochi e trasferiscono in chat i loro gossip al veleno, dunque il problema non sono tanto gli strumenti, ma il modo in cui vengono usati. E per quanto riguarda le tecnologie Toy Story 5 mette l'accento su uno degli aspetti deleteri meno immediatamente evidenti: che "non può essere tutto così facile", e che i device vanno a sostituire una serie di skill e di interazioni umane che fanno parte della conoscenza e della crescita (a qualunque età). Essere connessi non è un verbo legato solo al collegamento virtuale, ma la risultante di un contatto umano che rende tutto più immediato e reale.
Andrew Stanton (già autore di due capolavori come Wall-E e Alla ricerca di Nemo, nonché sceneggiatore e autore dei soggetti dei Toy Story precedenti) e Kenna Harris co-dirigono e firmano il quinto capitolo della saga rispettandone in pieno i topos e la natura profonda dei personaggi, la qualità delle interazioni - compresi i battibecchi fra Woody e Buzz - e i temi essenziali - appartenenza, solidarietà, amicizia, crescita, fantasia, nostalgia. Le musiche sono sempre di Randy Newman ma questa volta si aggiunge il pezzo da novanta Taylor Swift, che scrive (con Jack Antonoff) e interpreta la canzone principale del film. Pete Docter, che con Inside Out aveva già affrontate le emozioni più scomode lungo il percorso della crescita, è qui produttore esecutivo, in una sorta di controllo qualità. I nuovi personaggi - come il tablet Lilypad, la cui caratterizzazione è eccezionale nel suo mix di servilismo, inconsapevolezza e buone intenzioni, o la bambina Blaze, supercool nella sua capacità di fare ciò che le piace davvero - sono gradite aggiunte al mix Pixar che ribadisce, ancora una volta, quanto Toy Story sia stato un colpo di genio narrativo, e continui a reinventarsi aggiornandosi ai tempi che viviamo.