Un film di Carla Simón. Con Llúcia Garcia, Mitch Martín, Tristán Ulloa, Alberto Gracia, Miryam Gallego, Janet Novás, José Ángel Egido, Sara Casasnovas, Celine Tyll, Mitch Robles, Sergio Quintana, David Saraiva. Genere Drammatico - Spagna, Germania, 2025. Durata 115 minuti circa.Ritrovi famigliariMarina, 18 anni, cerca una firma dai nonni mai conosciuti e scopre segreti di famiglia che la aiutano a ricostruire il ricordo dei suoi genitori.di Marzia Gandolfi
(Video)camera a mano e diario della madre in tasca, Marina parte alla volta della Galizia e della famiglia di suo padre, morto di AIDS molti anni prima. Adottata 'altrove', ha bisogno di un certificato anagrafico per ottenere una borsa di studio. Ma dietro alla ragione ufficiale, si nasconde il desiderio ardente di ricostruire la vita dei suoi genitori, su cui la famiglia mantiene un rigoroso riserbo. Tutti vogliono dimenticare, tutti vogliono seppellire il passato che ha sciolto i sogni dell'avvenire con eroina e zucchero. Negli stessi luoghi in cui sua madre e suo padre sono stati innamorati e felici, disperati e sconfitti, Marina troverà il suo posto e lo slancio per il futuro.
Il terzo film di Carla Simón è un poema di sole e iodio. Ambientato sulle coste galiziane, Romería esplora le ferite biografiche dell'autrice, che reclama costantemente le immagini mancanti.
Dopo Estate 1993 - film ad altezza di bambina su un dolore sospeso che tarda ad affermarsi - Carla Simón si ancora di nuovo alla sua storia personale e compone con l'assenza. Per incarnare il suo doppio sceglie una giovane attrice debuttante, Llúcia Garcia, una rivelazione lanciata sulle acque infinite dell'Oceano Atlantico. Il film non lascia mai la sua eroina, adottata molto piccola e dopo aver perduto entrambi i genitori. Marina si reca a Vigo, in Galizia, per ritrovare la sua famiglia e la verità di cui finora è stata privata.
Un'impresa che somiglia a un'indagine, in mare e sulla terraferma, che gioca con le distanze, lo spazio e la profondità di campo. Sospesa tra due epoche, Marina è la solida promessa di vita nata da una generazione sacrificata, falciata dall'AIDS e dal silenzio. Di quei figli lasciati indietro a morire restano oggi i padri e le madri, i fratelli e le sorelle, che accolgono la nipote con un calore velato da imbarazzo e pudore. Il lutto impossibile ha depositato nei loro cuori emozioni contraddittorie: colpe, rimorsi, tarli, nostalgia.
Con grande dolcezza e bagnato dalla luce calda della Galizia, Romería è un film riparatore che si allontana progressivamente dai toni realistici, perché la verità della memoria non si trova mai nella ricerca erudita, documentaristica, ma nella fuga romanzesca dell'inconscio, per mediazione della fiction. Una rottura narrativa, guidata da un gatto randagio, lascia emergere i ricordi sepolti e le immagini oniriche di genitori fantasmi. Un ragazzo e una ragazza che hanno scelto una vita bohémienne e sballata, accecati dai neon degli anni Ottanta. Marina, studentessa di cinema, osserva la realtà e poi la ricrea partendo dalle parole della madre. La riconciliazione non passa per un percorso pianificato ma per un vagare onirico, che allaccia passato e presente, annulla il tempo e lo spazio, dove l'attrice, che interpreta Marina, incarna anche sua madre, senza paura di avvicinarsi troppo alla vita (e alla morte). Intorno fanno corona una miriade di personaggi, una cacofonia di parenti che ripercorrono la loro storia, messa a tacere per la vergogna, e offrono al film la sua mobilità narrativa. Romería, che significa ricerca spirituale, ma anche festa popolare, naviga un mare interiore, tra realismo vivo e sogno contemplativo. Un film da scalare come la sua scala di corda per inventarsi il domani, capovolgere la narrazione e chiudere coi traumi e il peso dei retaggi.