THE AMAZING DIGITAL CIRCUS - THE LAST ACT

Locandina Un film di Gooseworx. Con Amanda Hufford, Ashley Nichols, Lizzie Freeman, Marissa Lenti, Michael Kovach, Sean Chiplock. Genere Animazione - , 2026. Durata 93 minuti circa.L'animazione di Gooseworx arriva al cinemaIl fenomeno virale del web "The Amazing Digital Circus" giunge al suo attesissimo finale.di Davide Zazzini


Trama

Pomni, Jax, Ragatha, Gangle, Kinger e Zooble, avatar di persone reali, sono intrappolati in un circo digitale surreale e inquietante, dove continuano a sottostare alle angherie del suo direttore: una tirannica intelligenza artificiale di nome Caine. Mentre li tortura senza pietà e facendogli temere di perdere la sanità mentale, un giorno, grazie alla pedina Kinger, i sei scoprono un vecchio computer con un programma in grado di sabotare il piano di Caine. Eliminato il loro sfruttatore e chiuso il circo, però, la compagnia rimane comunque intrappolata in uno spazio-tempo digitale, senza via di fuga. Saranno tutti chiamati allora a unirsi tra loro per fare i conti con il proprio passato, tra rivelazioni dolorose, familiari e nuovi sentimenti d'amicizia e affetto.
È un epilogo intimista, a tratti cerebrale, sempre ammantato di malinconia che flirta con la morte ma che non si arrende allo sprofondo esistenziale, quello della web-serie australiana creata e diretta dallo youtuber trentunenne Gooseworx.
Dopo l'exploit tra Netflix e YouTube (ad oggi si contano circa un miliardo di visualizzazioni solo su questo sito), l'animazione approda sul grande schermo per un epilogo che reclama il potere redentore dell'empatia come unico antidoto ai traumi, alla solitudine, allo spettro della fine e al presente di prevaricazione.
Tutto inizia a fine 2023, quando l'australiana Glitch Productions lancia sulla piattaforma video più popolare del pianeta l'episodio pilota. Il successo travolgente consente di sviluppare l'intera stagione di nove episodi. Dopo l'approdo su Netflix, dal marzo scorso, su YouTube si può vedere già l'episodio 8 che è la prima parte di questo film. L'uscita evento in sala la unisce al nono e ultimo episodio, che sarà anche su Netflix dal 19 giugno. Le numerosissime prenotazioni e l'exploit al botteghino mondiale (6,8 milioni in un solo giorno in America, ma anche in Italia sta radunando pubblico), però, hanno convinto la distribuzione a puntare su una programmazione strutturata che probabilmente sopravviverà al passaggio su piattaforma.
Un'operazione che, dunque, aggiorna le convergenze parallele tra internet, serialità e cinema, sempre più feconde come dimostrano i casi Iron Lung, Obsession e Backrooms per limitarci a titoli recentissimi. La sala non è più l'approdo finale per certificare la residenza di una storia nell'immaginario contemporaneo, ma una vetrina momentanea per lanciare un prodotto che conserva fruizione domestica e struttura narrativa autonoma. Così, il ricambio generazionale in sala di pubblico "prenotato" altrove - sarà difficile incontrare uno spettatore di questo film con più di trent'anni - "fa la distribuzione": riscrive i destini cinematografici di un racconto già conosciuto ed espanso altrove.
The Last Act così sgargiante nei colori, inquietante nei toni, briosa nei ritmi e nei salti temporali, dietro il monolite tematico dell'Intelligenza Artificiale - un sistema dispotico di sorveglianza estrema che spegne il libero arbitrio delle persone - si tuffa senza remore nello scavo psicologico delle sue creature. Prima delle implicazioni politiche che questiona il suo immaginario, per Gooseworx conta la pacificazione di sé, l'accettazione del passato, la cura per la salute mentale con lo spettro della depressione da scacciare.
Dal secondo atto - episodio, se volete - del film, infatti, spesseggiano traumi familiari (dopo Pomni, anche Jax compie un autentico scavo al passato); l'universale bisogno di essere riconosciuti, accettati e amati; il supremo valore dell'amicizia; l'appello - anche retorico ma sentito- all'empatia; la necessità di liberarsi di qualsiasi entità soverchiante (in questo caso digitale, ma è lo spirito del tempo); la paura della morte; il senso di colpa, il ravvedimento e la necessità del perdono.
Il mondo là fuori può aspettare, ci sussurra il Circo Digitale: prima viene quello interiore, di cui quello virtuale non è una maschera, ma uno specchio.