Un film di Travis Knight. Con Nicholas Galitzine, Jared Leto, Camila Mendes, Alison Brie, Idris Elba, Morena Baccarin, Jóhannes Haukur Jóhannesson, Charlotte Riley, James Purefoy, Hafþór Júlíus Björnsson, Sasheer Zamata, Jon Xue Zhang, Stephen Adentan, Sam C. Wilson, Eire Farrell, James Wilkinson (II), Max Kraus, Kojo Attah, Artie Wilkinson-Hunt, Christian Vunipola, Arun Bassi, Kristen Wiig. Genere Azione - USA, 2026. Durata 140 minuti circa.La battaglia tra He-Man e SkeletorUn nuovo live action ispirato alla famosa linea di giocattoli della Mattel di He-Man e I dominatori dell'Universo.di Emanuele Sacchi
Il fiorente regno di Eternia custodisce nel castello di Greyskull un potere illimitato: una spada in grado di trasformare il suo possessore in un dio. Quando il malvagio Skeletor invade il regno per impossessarsene, dalla distruzione riesce a salvarsi soltanto il giovane principe Adam, catapultato sulla Terra insieme all'arma. Anni dopo Adam vive come un ragazzo qualunque, confuso, incapace di trovare il proprio posto nel mondo e quasi inconsapevole della sua origine. Ritrovare la spada significherà allora recuperare non solo il legame con Eternia, ma anche un'identità perduta.
Dopo il successo di Barbie, il nuovo grande tentativo di Mattel di trasformare il proprio catalogo di giocattoli in un dispositivo metacinematografico passa attraverso Masters of the Universe, operazione infinitamente più complessa di quanto possa sembrare. Se Barbie possedeva già nella cultura pop un'ambiguità intrinseca, sospesa tra empowerment, ironia e consumismo, He-Man nasce invece come fantasia muscolare elementare: un uomo gigantesco con una spada, un teschio malvagio come antagonista e un immaginario che negli anni Ottanta funzionava proprio grazie alla sua semplicità.
Il problema diventa allora evidente: come rendere credibile nel 2026 un eroe seminudo che brandisce una spada magica gridando slogan motivazionali? La risposta di Travis Knight consiste nel non provarci nemmeno. Fin dalle prime sequenze il film sceglie la via dell'autoironia e della consapevolezza camp, trasformando il materiale originario in un gigantesco commento nostalgico sulla difficoltà di crescere.
L'elemento più interessante di Masters of the Universe è infatti proprio il modo in cui affronta la propria ragion d'essere: non un film per bambini contemporanei, ma un film rivolto a coloro che erano bambini quarant'anni fa. Quei ragazzini che giocavano con pupazzi di plastica, ascoltavano audiocassette con riassunti delle avventure di Eternia e che oggi costituiscono una generazione adulta cresciuta dentro un consumo nostalgico permanente. Il film lo sa benissimo e costruisce gran parte del proprio umorismo proprio su questa consapevolezza.
Adam, prima ancora di diventare He-Man, è uno di loro: un adulto incompleto, incapace di corrispondere alle aspettative della propria genealogia, schiacciato da un ideale di virilità impossibile da incarnare. La trasformazione nel guerriero muscoloso assume allora un significato differente rispetto agli anni Ottanta: non più fantasia di potere lineare, ma parodia di quella fantasia. Ogni battuta sui muscoli, sulla spada, sulla fisicità ipertrofica o sull'inadeguatezza del protagonista contribuisce a costruire un discorso sorprendentemente esplicito sulla crisi della mascolinità contemporanea.
Finché rimane sulla Terra il film funziona meglio. La lunga parentesi da buddy movie fuori tempo massimo, con Adam spaesato, una comicità insistita e un contesto quotidiano dominato persino dagli uffici delle risorse umane e da manager ossessivamente zelanti, permette a Knight di sfruttare il suo talento per il ritmo comico già mostrato in Bumblebee. In questa fase Masters of the Universe sembra quasi vergognarsi del fantasy che porta nel titolo e utilizza continuamente l'assurdità del materiale originale come carburante narrativo.
Il problema emerge inevitabilmente quando il film deve tornare a fare ciò che promette: fantasy epico, guerre cosmiche, profezie, eserciti e battaglie per il destino dell'universo. L'universo di Eternia rimane visivamente accattivante ma spesso prolisso, come se il film stesso fosse combattuto tra il desiderio di scherzare continuamente e l'obbligo industriale di costruire un franchise.
Eppure, anche in questa seconda parte, emergono intuizioni non banali. Knight comprende che tentare un fantasy realistico sarebbe stato suicida e sceglie allora la strada del kitsch consapevole: le influenze di Flash Gordon e Highlander vengono esibite senza pudore, mentre la colonna sonora amplifica tutto attraverso un revival rock sfacciato, fino a coinvolgere persino Brian May per nuovi assoli registrati appositamente. È un'estetica che rifiuta qualsiasi idea di sobrietà e proprio per questo riesce spesso a risultare contagiosa.
Anche Skeletor beneficia di questa impostazione. Più che villain minaccioso è una figura quasi operistica, perfettamente coerente con un universo che rifiuta il realismo e abbraccia apertamente la dimensione del giocattolo animato. In fondo Masters of the Universe funziona soprattutto quando ricorda di essere nato come questo: plastica colorata trasformata in immaginario.
Il risultato finale rimane inevitabilmente discontinuo, sospeso tra ironia, nostalgia e necessità industriali, ma possiede almeno una qualità rara: comprende perfettamente l'assurdità della propria esistenza. E invece di nasconderla la utilizza come principale risorsa narrativa. Forse non basta per trasformare He-Man in un grande fantasy contemporaneo. Ma basta per renderlo qualcosa di più interessante di quanto ci si potesse aspettare: un film su adulti che continuano a cercare, dentro vecchi giocattoli, una versione più semplice di sé stessi.