Un film di Endre Skandfer. Con Gisken Armand, Kåre Conradi, Janne Formoe, Stig Henrik Hoff, Anne Marit Jacobsen, Karl Vidar Lende, Scott Maurstad, Dennis Storhøi, Lisa Tønne. Genere Animazione - Norvegia, Belgio, Germania, 2026. Durata 80 minuti circa.Una favola ecologistaUn'avventura emozionante tra oceani sconfinati, isole segrete e creature straordinarie.di Davide Zazzini
Su un'isola nell'oceano abita il piccolo Rufus con altri serpenti marini. Vivono tutti in armonia con la Natura, ma temono costantemente di essere catturati dagli umani. A differenza dei suoi simili, però, il protagonista non sa nuotare. Per fortuna lo zio Ludvik, sangue di drago cinese e corpo da serpente marino, soffiando di continuo un fumo magico, nasconde il luogo a marinai e pescatori. Un giorno, però, perde la sua sciarpa e si ammala. Così Rufus si lancia in mare per raggiungere la zia fino al lago di Loch Ness, l'unica in grado di ricamarla di nuovo. Arrivato in Scozia, due persone lo catturano per trasformarlo nell'attrazione di punta di uno zoo marino. Con le altre creature recluse, allora, appronta un piano per ritornare a casa e salvare l'isola dalla distruzione.
Endre Skandfer fa incontrare il mito del mostro di Loch Ness con la serie di libri per bambini di Tor Åge Bringsværd illustrati da Thore Hansen, pubblicata dal 1972 al 2019 in Norvegia. Ne esce un romanzo di formazione tradizionale nell'impianto narrativo, ecologista e animalista nella morale.
Infatti la sceneggiatura firmata da Johan Bogaeus con Karsten Fullu, Reidar Gjesdal, Lotte Scheutz e Justin Skinner è manichea nel condannare senza appello persone senza scrupoli, interessate solo a inquinare e trarre profitto dalle bestie recluse. Di contro celebra il senso di comunità, empatia, resistenza e altruismo che nasce tra animali sfruttati.
Su questo crinale si definisce il più classico coming of age dei film d'avventura: l'eroe, in questo caso un giovane e inesperto draghetto marino, è chiamato a uscire dal guscio familiare, superare le sue paure (su tutte quella di nuotare) e salvare la sua comunità dalla distruttiva avidità dell'uomo.
Se il mito del mostro di Loch Ness è riaggiornato per denunciare lo sfruttamento animale e il devastante impatto antropico sulla Natura, Skandfer pesca a piene mani anche dalla Hollywood animata. A livello tematico e narrativo, i suoi animali parlanti occhieggiano classici come Il re leone (il percorso trasformativo del "prescelto" per il bene comune) e La Sirenetta, passando per La carica dei cento e uno e Alla ricerca di Nemo (l'ambientazione marina, la solidarietà tra pesci e la denuncia ecologista). Anche per quanto riguarda lo stile i padri nobili non mancano: la combinazione di computer grafica 3D e animazione tradizionale disegnata a mano riporta dritti alle tavole de Il Robot Selvaggio e Il gatto con gli stivali.
Cosa manca, però, a Rufus per stare accanto a questi classici? Non l'ambizione (è stato il titolo di punta per le famiglie nei cinema norvegesi a Natale 2025), ma radicalità espressiva. Ovvero dialoghi più robusti, ficcanti, ricchi di sottotesti (il doppiaggio italiano avrà sgonfiato l'umorismo originale che le immagini suggeriscono) e con meno ridondanze (la missione dell'eroe è ribadita a ogni piè sospinto). Inoltre, per un film dalla scorza umoristica, sarebbero servite musiche memorabili: non mero commento sonoro, ma un personaggio 'altro' che renda iconici certi passaggi drammaturgici (si veda, ancora La Sirenetta). Il pentagramma di Peder Kjellsby in questo caso marca visita.
Si potrebbero appuntare anche snodi narrativi qua e là cedevoli, conflitti che rimangono di superficie, tensioni narrative approssimate, ma l'impianto picaresco della trama è solido e persino esilarante: la fuga degli animali protetti da Rufus, messosi a ciambella tra le strade della città, vale il prezzo del biglietto. Non mancano spregiudicatezza narrativa e buona resa dei caratteri (soprattutto dei vari animali reclusi nello zoo).
Infine si fa apprezzare, ma senza entusiasmare, la denuncia ambientalista della trama: il draghetto marino invita gli spettatori più giovani a capovolgere lo sguardo per contemplare quella vecchia idea che la bestia più pericolosa sia sempre l'essere umano. Ora come ai tempi del mostro di Loch Ness.