TORNARE

Locandina Un film di Cristina Comencini. Con Giovanna Mezzogiorno, Vincenzo Amato, Beatrice Grannò, Clelia Rossi Marcelli, Marco Valerio Montesano, Alessandro Acampora, Trevor White (I), Astrid Meloni, Tim Ahern, Barbara Ronchi, Carla Carfagna, Lynn Swanson. Genere Thriller - Italia, 2019. Durata 107 minuti circa.Un viaggio-thriller nella psiche di una donna che eccede in citazioni e didascalismo La storia ambientata a Napoli tra gli anni '60 e '90 di una italo-americana, nata da un padre militare statunitense e una madre partenopea.di Paola Casella


Trama

Dopo una lunghissima assenza, Alice torna dagli Stati Uniti, dove è diventata una giornalista affermata, alla casa sul mare dove ha trascorso l'infanzia e l'adolescenza per assistere al funerale del padre, un ufficiale americano in forza alla base Nato di Napoli. Dopo la cerimonia la donna decide di restare in quella dimora così familiare e allo stesso tempo sepolta nella sua memoria: la stessa che il padre aveva perso a poco a poco, conservando solo i ricordi più lontani. A poco a poco, a contatto con la casa paterna, anche i ricordi di Alice riaffiorano, e hanno la concretezza del presente: la donna comincia infatti a dialogare con una diciottenne che altri non è che se stessa da ragazza. Sarà l'inizio di un percorso a ritroso che la porterà a fare scoperte sconvolgenti su chi è stata e perché ha finito per andare a vivere tanto lontano.

Per definizione della stessa regista Cristina Comencini (anche sceneggiatrice con Giulia Calenda e Ilaria Macchia), Tornare è un "thriller dell'anima", ed è utile sapere che ciò che è raccontato è una sorta di percorso psicanalitico della protagonista all'interno della propria memoria, perché consente di accettare, da spettatore, parecchie svolte che in un thriller convenzionale apparirebbero prevedibili, se non insensate.

La casa di Alice è un non luogo che può essere credibile solo come prodotto della mente, e i dialoghi fra la donna quarantenne e la se stessa più giovane (oltre all'adolescente entrerà in scena anche una Alice bambina) si spiegano solo nell'ottica di quel rimosso psicanalitico caro alla regista fin dai tempi dell'altro suo thriller dell'anima, La bestia nel cuore.

In sé l'idea di raccontare la mente femminile, in particolare quella che ha subìto un evento traumatico, attraverso un incontro graduale con il proprio passato visibile allo spettatore, è poetica e coinvolgente, così come è estremamente evocativa (e commovente) l'idea, per una donna adulta, di poter tornare indietro a confortare e rassicurare la propria se stessa più giovane di fronte ad un mondo maschilista votato a censurare ogni istinto muliebre, in particolare la sessualità.

Ma proprio perché i temi in gioco sono così importanti e attuali il modo in cui vanno affrontati deve fare tutta la differenza, ed è qui che la mano di sceneggiatura e di regia di Comencini si rivela invece pesante, piena di sottolineature e simbolismi caricati e reiterati che zavorrano inutilmente la narrazione e la rendono legnosa e forzata.

La regista attinge, forse senza completa consapevolezza, a molto cinema - da Volver, citato fin dal titolo, a A letto con il nemico (vedi la somiglianza fra Vincenzo Amato e Patrick Bergin), da Il sesto senso a Mal di pietre - senza trovare una cifra originale; rappresenta corridoi ombelicali e grotte del subconscio; dà alla sua protagonista un nome da favola (e sottolinea verbalmente anche quella connessione, nel caso ce la fossimo persa); distribuisce oggetti dal significato così palese da diventare didascalico (il cane nero, la matrioska....) e sovraccarica un tono che avrebbe potuto giocare con il realismo magico, anche con l'horror, mantenendo però quella levità di tono che rafforza, invece di sabotare, il potere illusorio del cinema.

Alice non scivola nei labirinti della sua mente: li attraversa a passo marziale seguendo una segnaletica cartellonistica, sorprendendosi in modo plateale per accadimenti che lo spettatore ha già abbondantemente anticipato, accorgendosi di dettagli che già sono stati notati dal pubblico come incongruenti. E gli attori protagonisti non possono che adeguarsi a questa narrazione greve, reiterando sguardi che anticipano le svolte a venire, e comportandosi in modo innaturale e artefatto.