Un film di David Lowery. Con Anne Hathaway, Michaela Coel, Hunter Schafer, Sian Clifford, Atheena Frizzell, FKA Twigs, Jessica Brown Findlay, Alba Baptista, Isaura Barbé-Brown, Kaia Gerber, Jeanne Nicole Ní Áinle. Genere Drammatico - Gran Bretagna, USA, Germania, Finlandia, 2025. Durata 112 minuti circa.Un melodramma pop al femminile. Con Anne Hathaway, star camaleontica, inquieta e fragilissimaUn viaggio emotivo e di grande impatto visivo al cuore dell'intreccio tra creatività e relazioni.di Giancarlo Zappoli
Mother Mary è una cantante pop che, dopo una lunga assenza conseguente a un avvenimento tragico, sta per tornare sulle scene. Nell'imminenza dello show avverte che nessuno degli abiti che le sono stati proposti aderisce alla sua più intima essenza. Quindi si precipita dalla fashion designer Sam Anselm che un tempo fu la persona che le era più vicina, contribuendo con le sue creazioni al suo successo e alla definizione della sua immagine artistica. Il legame tra le due ha subìto una lunga interruzione ed ora l'una ha bisogno dell'altra. Ma l'altra, non sa quanto possa essere disposta ad aiutarla.
David Lowery, con un budget decisamente più consistente rispetto al passato, non rinuncia alla propria indipendenza.
È un film disturbante quello che Lowery propone in questa occasione. Lo è in modo produttivo, costringendo lo spettatore a confrontarsi con quanto gli viene proposto. Molto probabilmente chi non vuole compiere la fatica di 'svelare' (togliere il velo in un film che ha al centro ciò che copre e crea un'immagine di una persona) a se stesso la molteplicità dei significati sottesi alla sceneggiatura, troverà il modo di liquidarlo con supponenza. Perché Lowery si diverte a mescolare le carte affrontando contemporaneamente temi legati alla religione, all'esoterismo, allo show business, alla moda, al tempo e alla morte.
Lo fa, va detto a titolo di premessa, mettendo a confronto, soprattutto nella prima metà del film con un impianto teatrale interrotto da flashback affollati, due attrici che, per chi potrà scegliere l'opzione della visione in lingua originale con i sottotitoli, offrono un livello interpretativo decisamente alto. Più che la Hathaway, di cui conosciamo le doti ma che qui viene un po' costretta ad una espressività necessariamente dolente, è Michaela Coel a mostrare una pressoché inesauribile varietà di sfumature, sia nei frequenti primi e primissimi piani che le vengono dedicati, sia nella modulazione della voce. La sua esperienza giovanile di appartenente alla chiesa pentecostale, da cui si è distaccata nel momento in cui è entrata alla Guidhall School of Music and Drama, gli è molto probabilmente stata di aiuto in un film in cui Lowery legge la presenza iconica delle star nei concerti come un rito collettivo che si muta in una forma di religione. Mother Mary appariva un tempo ai propri fan coronata di spine. Ora quelle spine hanno mutato aspetto e le sono entrate dentro nel profondo dell'anima e del corpo.
Lowery non si sottrae ai riferimenti diretti alla cristianità. Quando Sam la introduce nel suo studio/antro/rifugio in cui crea, le dice che lì avverrà la transustanziazione delle emozioni che, come accade nell'eucarestia, si trasformeranno in materia (nel caso specifico nell'abito desiderato). La sua canzone, che un tempo Sam amava, si intitola, non a caso, "Holy Spirit" e prima di dare avvio ad un evento risolutivo la stilista parla appunto di Pentecoste. Il regista e sceneggiatore poi non riesce a stare lontano dall'esoterismo (anche se, come avverte il trailer, questo non è un film di fantasmi) innestandovi un simbolismo che trasforma i sentimenti in un velo scarlatto che entra a far parte fisicamente (si potrebbe dire cronemberghianamente se ciò non creasse scandalo tra i cultori del regista canadese) dei corpi delle due donne.
Sono questi scarti narrativi tra intimità semi-claustrofobica, megashow musicale, sedute spiritiche e ferite profonde che aprono porte nei corpi che possono appunto disturbare ma se si osserva a fondo questo mix di modalità narrative si può scoprire che Lowery scruta il lato oscuro dell'animo umano che si riveste di tessuti per coprire quella nudità interiore atavica la cui percezione la Bibbia attribuisce ad Adamo ed Eva. La scansione dello scorrere del tempo (che qui emerge nelle immagini sgranate del passato di Mother Mary e in una sorta di catalogo dei suoi precedenti costumi di scena) si traduce nelle salite e discese dai palchi della vita che hanno davanti a sé, in prospettiva, una fine che l'ultimissima immagine, dopo lo scorrimento dei lunghi titoli di coda, ci offre come sintesi produttiva di significazione.