Un film di Tony Scott. Con Tom Cruise, Kelly McGillis, Val Kilmer, Meg Ryan, Anthony Edwards, John Stockwell, Michael Ironside, Tom Skerritt, Barry Tubb, Rick Rossovich, Tim Robbins, Clarence Gilyard Jr., Whip Hubley, James Tolkan, Adrian Pasdar. Genere Avventura - USA, 1986. Durata 110 minuti circa.Film campione d'incassi, sponsorizzato dalla marina militare, e girato come un videoclipSpericolate evoluzioni aeree, tramonti sul mare, ferrea disciplina e russi cattivissimi in un film d'azione campione d'incassi.di Giancarlo Zappoli
Pilota di aerei da combattimento ma noto per la sua spericolatezza Pete 'Maverick' Mitchell viene ammesso al Top Gun, l'istituzione di massimo livello per la specializzazione di piloti della Marina aeronavale. La sua mancanza di rispetto delle regole gli attira da subito la sorveglianza da parte dei superiori e l'ostilità di alcuni colleghi. Il legame con Goose, suo copilota, costituisce un punto di forza ma diverrà anche elemento di svolta professionale e umana. A ciò si aggiunge una storia d'amore con una persona che fa parte della struttura militare.
Tony Scott firma il film che lo farà ricordare da un'intera generazione.
Per valutare Top Gun è necessario collocarlo nel momento della sua uscita sugli schermi. Cruise non è ancora per nulla il 'Tom' per eccellenza del cinema. I due film in cui si è fatto notare sono l'adolescenziale Risky Business-Fuori i vecchi... i figli ballano e per un ruolo in Legend diretto da Ridley, fratello di Tony. È proprio da Top Gun che inizia la sua ascesa nell'Olimpo hollywoodiano. Lo stesso dicasi per Kelly McGillis che è stata Rachel in Witness-Il testimone. Quindi Scott offre i ruoli principali non proprio a due esordienti e neppure a due star. Come accade talvolta nel cinema la miscela però è quella giusta e il bersaglio (visto che si parla di aerei da caccia) è perfettamente centrato.
Soltanto negli Stati Uniti in 108 giorni l'incasso è di 130.440.927 dollari. La critica dell'epoca, non senza ragioni, vi vede l'esaltazione da un lato dell'individualismo made in Usa e della politica reaganiana che individua nell'URSS "l'impero del Male" (non a caso i problemi provengono da aerei Mig che sconfinano). Sono sicuramente critiche fondate. Il soprannome di Pete, Maverick, è già di per sé un forte segnale di connotazione. In inglese il termine definisce una persona anticonformista che non rispetta le regole. Il protagonista ha queste caratteristiche sino a quando si verifica la svolta determinante. La presenza muscolare dei top men dell'aviazione viene esibita come marchio distintivo di una superiorità indiscussa e indiscutibile.
Una domanda allora si impone: com'è potuto accadere che, nonostante ciò, il film abbia ottenuto lo straordinario successo che i box office di tutto il mondo hanno registrato? Non è pensabile che gli acquirenti dei biglietti fossero tutti fan di Reagan e di quell'immagine degli Stati Uniti. Si è trattato di altro è cioè del giusto mix di elementi che hanno suscitato l'interesse di un pubblico che andava al di là degli appassionati del genere bellico o parabellico.
Non si tratta solo dell'aver saputo sfruttare il sorriso contagioso di Cruise o il brand dei suoi Ray-Ban (che anche se in modo inconscio ha fatto presa ed è rimasto nei decenni) quanto piuttosto di aver saputo costruire un personaggio scapestrato ma competente e pronto, seppur inconsapevolmente, ad assumersi responsabilità sul piano morale quando sul piano professionale ne viene scagionato. Dall'altro lato non abbiamo solo la serafica fanciulla pronta a cadere tra le braccia dello sciupa femmine per definizione. Kelly McGillis ha un ruolo che la vede come unica donna in un contesto ad alto contenuto testosteronico con un ruolo che la pone al di sopra dei piloti selezionati in quanto esperta in materia aeronautica da combattimento. La sceneggiatura finisce poi con il porre quasi in equilibrio il rapporto tra il valore di un'amicizia virile e quello di una storia d'amore, senza abusare dei toni macho ma finendo con il dare il giusto rilievo ad entrambe. Se poi ci si aggiungono i Berlin con "Take my breath away", cioè 'Toglimi il fiato', il gioco è fatto. C'erano il titolo e la melodia. Anche i non anglofoni apprezzarono.